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“Questo disco è un’espressione di libertà nella difficoltà”

Intervista a Davide “Boosta” Dileo, tastierista dei Subsonica, che lunedì 14 dicembre presenterà in streaming dal Teatro Alfieri il disco "Facile"

Lunedì 14 dicembre, alle 21.30 dal Teatro Alfieri, Davide “Boosta” Dileo, tastierista e co-fondatore dei Subsonica, presenterà con un concerto in streaming il suo disco solista “Facile”, pubblicato da Warner Music Italy.
Il concerto, realizzato da Comune di Asti e Ponderosa Music & Art per AstiMusica25, con la collaborazione del Teatro Menotti di Milano, sarà disponibile sulla piattaforma Xarena all’indirizzo www.teatroalfieri.xarena.it (biglietti su www.vivaticket.com).
Per avere qualche anticipazione abbiamo raggiunto ieri il noto musicista durante le prove all’Alfieri.
“Facile”. Si direbbe un album di libertà che nasce in un momento di cattività. Com’è stato è stato scrivere durante un periodo così delicato?
«Un disco come questo è stato per me un’espressione di libertà nella difficoltà. Il dramma di questa pandemia, alla fine, ha sorprendentemente aperto una finestra per me. È stato un cambiamento così radicale, così difficile da affrontare emotivamente, che ha rubato risorse alla creatività. Però il fatto che i Subsonica si siano fermati ai box ha aperto la possibilità a questo disco, perché mi sono concesso un po’ di tempo. Il risultato è l’esplorazione di un percorso che in questo momento è la mia calligrafia musicale. E’ un disco senza ansia da classifica. L’idea di poter fare musica senza questo tipo di ansia ti permette anche di riappropriarti un pochino della libertà di questo lavoro».
Chiamare “Facile” un disco strumentale è una provocazione o è perché lo senti arrivare facilmente alle persone?
«Io credo che “Facile” sia riferito alla musica, perché al di là del fatto che un disco possa essere tecnicamente difficile da suonare, la relazione tra chi ascolta la musica è sempre binaria: mi piace o non mi piace, mi dice qualcosa o non mi dice niente, mi respinge o mi attrae. Quindi è davvero molto semplice».
«Quello che noi abbiamo è questo grandissimo dono di poter utilizzare la musica come strumento di vita che ci permette di vivere meglio».
Traspare da quello che dici che ti sia sentito veramente bene facendo questo lavoro…
«Ho voglia di esplorare. Questo è un passo, è una tappa. E sono felice per l’opportunità di averla avuta».
«Ora siamo qui, in questo posto meraviglioso e fare, qui, questo bellissimo mestiere, fa scomparire completamente la quotidianità. Durante queste giornate non guardo il telefono e non mi occupo di mille altre cose. Ecco, questa è la mia mindfulness completa. Sono esattamente dove dovrei essere, non voglio essere un pelo avanti. Non voglio essere a domani, non importa dove sono stato ieri, voglio essere qui. Questo è il regalo più grande che la musica mi fa».
Più di una volta hai dichiarato che la musica può fare tutto e tu sei l’autore delle musiche su cui si è esibito Roberto Bolle al Teatro Alla Scala. Cosa pensi di quello che hai visto?
«Ho pensato solo due aggettivi. Mi sono sentito fiero e grato. Credo siano i più completi. Ti rendi conto che la musica è davvero uno strumento meraviglioso e, meno steccati ci sono, meglio stiamo. E l’abbiamo dimostrato con questo lavoro Alla Scala. Il sentimento di gratitudine è perché ti rendi conto di avere successo, che non è essere popolari. Io ho sempre pensato che il successo sia esattamente quello che ho adesso, cioè la possibilità di continuare a fare quello che amo. Io vivo da ormai tanti anni, ho 46 anni, e ho iniziato a fare questo mestiere nel millennio scorso e ho festeggiato i miei 30 anni sul palco. E dopo 30 anni io vivo facendo quello che amo: questo vuol dire avere successo».
Siamo in un teatro completamente vuoto. Come sarà suonare lunedì senza pubblico?
«Il concetto dello streaming è un palliativo, può essere un complemento molto bello al live se sviluppiamo delle buone tecniche di ripresa, ma non può sostituire l’energia del pubblico. Quando suoni davanti a un pubblico puoi sbagliare con più libertà perché sei nel mezzo di un’onda di energia. Se io guardo qualcosa alla televisione deve essere perfetta, perché siamo abituati a quel tipo di grammatica. Nel live ti puoi permettere l’errore, il sorriso, la risata, il blocco… qualunque cosa perché è un momento unico».
«Il paradosso è che adesso faccio questo streaming, ma per tutta l’estate ai concerti ho chiesto di lasciare i telefoni nelle tasche. L’anno scorso li ho fatti bollinare tutti: visto che abbiamo la possibilità di stare insieme e goderci un concerto dal vivo, è inutile guardarlo attraverso lo schermo».

Alessia Conti