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“Racconto l’odissea di mio padre perché la sofferenza non va dimenticata”

La vicenda nell'ultimo libro della scrittrice canellese Gianna Menabreaz, particolarmente sensibile al tema della memoria

“L’abbandono – storia di mio padre”, edito da Impressioni grafiche, è l’ultimo dei volumi pubblicati da Gianna Menabreaz, scrittrice canellese particolarmente sensibile al tema della memoria, sia essa familiare sia delle persone che hanno attraversato il Novecento vivendone le vicende più tragiche. E’ così che dalle vicende familiari, rievocate per non dimenticare le sue radici ed i sacrifici che il padre e la famiglia dovettero affrontare, Gianna Menabreaz ha rivolto la sua attenzione a chi durante la seconda guerra mondiale visse l’internamento nei campi di prigionia, la lotta partigiana e le leggi razziali. I personaggi si intrecciano e le storie tornano alla memoria, riportando il vissuto personale e di una società contadina e povera, dove la miseria troppo spesso non consentiva neppure di essere buoni, al massimo di provare compassione, ma senza poter fare molto.
E’ questo lo sfondo in cui si inquadra tutta l’infanzia di Agostino Luigi “Gino” Menabreaz, padre di Gianna, riconosciuto alla nascita ma subito abbandonato all’Ospizio degli Esposti di via Orbassano dalla madre Marie Filomene, di anni 33 e residente a Valtournanche, ma venuta a Torino per partorire. Si era in tempo di guerra ed il piccolo Gino fu affidato ad una donna della Valle Susa che lo prese a balia per guadagnare qualche soldo, lo tenne con sé e gli regalò un’infanzia felice sino a quattro anni, quando dovette riconsegnarlo all’Ospizio.
Da allora e per lunghi anni Gino visse momenti molto tristi, stavolta a Loazzolo, dove le colline aspre regalavano ai loro abitanti più miseria che serenità. Finalmente la sorte mutò ed anche per Gino venne il momento di essere accolto in una famiglia che per la prima volta lo fece sentire felice.

Il commento dell’autrice

«Ho voluto dedicare questo libro a mio padre – dice Gianna – perché è stato un uomo che ha sofferto molto e queste pagine vogliono essere un tributo a lui ed a mia madre, due persone che mi hanno lasciato un vuoto spaventoso nell’anima. La sofferenza, di chiunque sia, non dev’essere dimenticata, perché è impastata nel dolore di chi l’ha vissuta. Per questa ragione mi sono interessata anche delle vicende di altre persone, travolte dalla tragedia della seconda guerra mondiale».
Gianna Menabreaz ha scritto, oltre al già citato “L’abbandono”, i seguenti volumi: “il sentiero che porta in collina”, “Gli ultimi testimoni”, “Così è stato il mio tempo”, “A pugni chiusi” e “Fiori nel deserto”, dedicato a tre famiglie che aiutarono la famiglia Luzzatti a nascondersi dalla caccia nazifascista. I nomi di queste persone semplici e generose sono oggi scolpite nel marmo dello Yad Vashem, ricordate per sempre fra “i giusti tra le Nazioni”.

Renato Romagnoli