Scassa: i miei arazzi per tutta la città
Cultura e Spettacoli

Scassa: i miei arazzi per tutta la città

Con oltre cinquant'anni di lavoro Ugo Scassa ha costruito un vero "impero" fondato sugli arazzi. Questo impero si trova chiuso nei locali della Certosa, trasformati da un intervento

Con oltre cinquant'anni di lavoro Ugo Scassa ha costruito un vero "impero" fondato sugli arazzi. Questo impero si trova chiuso nei locali della Certosa, trasformati da un intervento voluto alcuni anni fa dall'allora presidente della Provincia Roberto Marmo, in Museo dell'Arazzeria. Lì sono custodite 38 opere che riproducono i lavori dei più importanti pittori del Novecento. La riproduzione è fedele, impressionante. In qualche caso l'arazzo e addirittura più luminoso del quadro originale. Dei capolavori grandi quasi quanto una parete che hanno portato il nome di Asti in giro per il mondo. Anche sui transatlantici Leonardo, Michelangelo e Raffaello per i quali Ugo Scassa ha preparato ben sedici arazzi che sono andati ad abbellire i rispettivi saloni delle feste. Un vero patrimonio che in qualche modo deve essere conservato.

Deve essere tramandato ai posteri. In Italia non ci sono altre aziende come questa; in Europa ce ne sono altre due, di cui una a Parigi, ma gli intenditori dicono che quella astigiana sia la migliore. Il protocollo d'intesa con la Provincia venne firmato nel 2002. Poi partirono i lavori per la realizzazione del museo. L'inaugurazione, per via di problemi economici, ebbe luogo solo nel 2010 e per avere il catalogo del museo e la relativa mostra Ugo Scassa dovette realizzare il Drappo del Palio.
Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi. Ma la sorpresa arrivò poco prima del Natale dello scorso anno quando il commissario provinciale inviò una lettera all'arazziere per avvertirlo della difficile situazione economica dell'ente e che quindi sarebbero stati costretti a disdettare tutto. Praticamente non c'erano più soldi ed entro giugno 2013 l'arazzeria avrebbe dovuto lasciare la Certosa. Ora continua ad essere ancora lì, ma le spese vengono coperte dalla Fondazione CrAsti e dallo stesso Ugo Scassa in attesa del trasferimento a Palazzo Alfieri, che dovrebbe avvenire entro il giugno del prossimo anno. Ed eccoci giunti ad oggi.

Ugo Scassa è pronto al trasloco ed attende il semaforo verde dal Comune che deve ancora ultimare qualche lavoro. Ma alla notizia del trasferimento nel palazzo comunale è subito scoppiata la polemica: perché dare uno spazio così ampio a un privato? Non è possibile destinare questi locali ad interventi di tipo sociale, visto i tempi che corrono? Pronta la replica di Ugo Scassa. "Se non fossi un arazziere forse direi le stesse cosa -? ha affermato il titolare dell'arazzeria -? ma siccome lo sono dico che metto la mia collezione personale a disposizione della città. Se gli amministratori vorranno cogliere questa occasione ben venga, altrimenti pazienza, io non ho chiesto niente a nessuno".
La collezione privata che attualmente si trova nel museo della Certosa è composta da trentotto opere di altissima qualità, che Ugo Scassa è intenzionato a donare alla città. Un grande valore non solo economico ma soprattutto artistico messo a disposizione di Asti a futura memoria. Attualmente nel laboratorio stanno ultimando l'arazzo che riproduce un quadro di Botero che sarà il trentanovesimo pezzo della sua collezione privata.

Flavio Duretto

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