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Serra: “Abbiamo fissato le emozioni quando stavano nascendo”

Il commento della presidente dell'Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano al termine degli eventi di teatro, musica e memoria sul 2020, l'anno della pandemia

Terminato il ciclo di eventi promosso dall’Ecomuseo BMA

«Per decenni parleremo dell’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, la commemoreremo, la malediremo. Ci scriveremo film, canzoni e romanzi. Noi abbiamo fatto il nostro dovere di fissare le emozioni quando stavano nascendo. Ne siamo stati onorati».
Sono le parole di Elisabetta Serra, presidente dell’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano, a conclusione del ciclo di eventi di teatro, musica e memoria, svoltosi in tre fine settimana di ottobre e terminato domenica.
Un ciclo a conclusione del percorso di raccolta di testimonianze sul 2020, un anno che si è fatto storia. Il progetto ha coinvolto diversi comuni: Aramengo, Albugnano, Berzano San Pietro, Camerano Casasco, Castagnole Lanze, Castagnole Monferrato, Cocconato, Cortazzone, Ferrere, Grana, Monale, Montegrosso, Passerano Marmorito, San Damiano, San Martino Alfieri, Scurzolengo, Tonco, Valfenera, Villanova. Realizzato con il patrocinio della Provincia di Asti, ha ottenuto il contributo della Regione Piemonte, della Fondazione CrAsti e della Fondazione CRT.
E’ stato attuato con la Rete Ecomusei Piemonte e il Laboratorio Ecomusei, in partnership con il nuovo Ente Turismo Langhe Monferrato Roero. Per la sua realizzazione è stato inoltre coinvolto lo staff artistico e scientifico dell’Archivio Teatralità Popolare, sezione di lavoro della Casa degli alfieri.
Il progetto è stato pensato durante il lockdown e attuato da giugno, raccogliendo – per poi rielaborare artisticamente e in forma video – le testimonianze di chi vive nel territorio dell’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano.
Negli scorsi fine settimana, quindi, è stata attuata la “fase due”, ovvero la messa in scena di spettacoli, con artisti professionisti, incentrati sulle testimonianze raccolte inerenti l’emergenza sanitaria, che hanno catalizzato l’attenzione del pubblico.
Positivo il commento di Paolo Lanfranco, presidente della Provincia, che ha sottolineato quanto «in questo tempo e con questo progetto l’essere comunità, il ritrovarsi e il raccontarsi sia stato prezioso».

Gli spettacoli

Circa quattrocento gli spettatori che hanno partecipato, nel rispetto delle normative anti Covid, agli spettacoli, ogni volta in un paese diverso. «Luoghi – commenta Massimo Barbero (Archivio Teatralità Popolare) – in cui il pubblico si è sentito non solo accolto, ma partecipe di un’esperienza culturale e umana condivisa, tra le fragilità del periodo». Evento principale è stata la camminata teatrale dal titolo “Guarda che silenzio che c’è”, svoltasi a Cortazzone, Castagnole Monferrato e Valfenera, cui hanno preso parte oltre 200 spettatori. La parte teatrale, in tre tappe all’aperto, è stata ideata da Archivio Teatralità Popolare e Faber Teater, coinvolgendo otto attori e musicisti in scena. Quella musicale, a cura di Joint Music, ha ospitato il Bruskers Guitar Duo e il Trio Quodlibet.
E’ stato un viaggio attraverso l’ascolto delle parole raccolte dai testimoni sul territorio astigiano, così come di pagine di letteratura immortale. Di questo materiale si sono “nutriti” gli artisti in scena, che hanno offerto la loro prospettiva poetica in cambio di quanto hanno ricevuto.
«L’obiettivo – spiegano i promotori – era creare bellezza, in musica e parole, creare segni significativi per immortalare questo momento storico, al di là di ogni giudizio, celebrare gioie e fatiche quotidiane, dolori e paure, vicinanze e lontananze. Ricordare che tutti noi, anche se ammaccati, ci siamo ancora».
Apprezzati anche gli appuntamenti “Fiabe e leggende in viaggio con l’asina” a Ferrere e “Pinin e le masche” del Teatro degli Acerbi a Berzano San Pietro. Il ciclo è terminato domenica a Passerano Marmorito con il nuovo spettacolo “Il testamento dell’ortolano” che ha visto in scena Massimo Barbero.
«Tutti gli eventi – conclude Barbero – sono stati ambientati in luoghi di particolare interesse paesaggistico e architettonico, fuori dai teatri, per un turismo culturale che si fonde con la comunità che si è ritrovata per raccontarsi, tra i colori dell’autunno».

Elisa Ferrando

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