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Cultura e Spettacoli

Le ferrovie, parte del paesaggio
In mostra i treni che non corrono più

La chiusura delle tratte ferroviarie nell'Astigiano è stato oggetto di dibattito soprattutto per via dei disagi ai pendolari. Ben poche riflessioni sono state invece dedicate alla memoria storica

La chiusura delle tratte ferroviarie nell'Astigiano è stato oggetto di dibattito soprattutto per via dei disagi ai pendolari. Ben poche riflessioni sono state invece dedicate alla memoria storica che se ne va insieme a quei binari tra campi e colline, a quelle stazioni ai piedi dei vigneti. Ma a colmare la lacuna, dal 28 settembre al 12 ottobre, sarà la mostra documentaria "La ferrovia che non c'è più", occasione per guardare al passato, al presente e al futuro delle ferrovie che si dipanano da Asti.

L'iniziativa sarà ospitata allo Spazio Leonardo da Vinci ed è a cura del Dlf, della Biblioteca Luigi Viola e dello Spi Cgil: circa 90 pannelli, 500 foto, e poi cimeli, divise, oggetti superstiti dal quotidiano utilizzo sulle tratte che portavano dal capoluogo a Chivasso e Mortara, da Alessandria a Cavallermaggiore. Al centro della mostra anche la Asti-Acqui-Genova, linea tuttora attiva ma ridimensionata negli ultimi anni. «Questa mostra – spiega Rosalba Gentile dello Spi – è il secondo appuntamento che lo Spi propone dopo "La fabbrica che non c'è più" del 2012. Anche in questo caso è il racconto di un modello di sviluppo entrato in crisi: ferrovie, fabbriche e ospedali che prima di diventare archeologia industriale hanno ridefinito rapporti tra territori e persone.»

Curatore della sezione dedicata alla nascita delle ferrovie nell'astigiano è il docente in pensione Edoardo Angelino, che sottolinea come i dibattiti sulla costruzione delle infrastrutture fossero già accese nella seconda metà dell'800. «La classe dirigente dell'epoca pensava in grande – aggiunge – e immaginava Asti come polo ferroviario di un Piemonte non torinocentrico, collegata addirittura con un ipotetico traforo del Monte Bianco.» «Da 150 anni le ferrovie fanno parte del paesaggio astigiano – la riflessione dell'architetto Giovanni Currado, che ha curato la sezione dedicata al futuro delle tratte – e hanno contribuito a far fiorire la viticoltura, elemento sui cui è basato il riconoscimento Unesco.»

e.in.

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