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Vittorio Sgarbi: “Propongo per Asti una mostra su Giovanni Boldini”

Il noto critico d'arte è intervenuto stamattina alla conferenza stampa di bilancio dell'esposizione "Monet e gli impressionisti in Normandia"

Successo per la mostra su Monet

Bilancio e rilancio. E’ stata l’occasione per parlare del successo registrato dalla mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia”, in programma fino al 16 febbraio a Palazzo Mazzetti, ma anche di ragionare sulle futura grande esposizione in programma, la conferenza stampa svoltasi stamattina ad Asti.

Raggiunta quota 53.497 visitatori

Alla presenza del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, definito “patrono” della mostra per averla progettata su richiesta della Fondazione Asti Musei, l’incontro ha riunito il presidente della citata fondazione, Mario Sacco, il sindaco Maurizio Rasero e numerose autorità, anche in rappresentanza di chi ha contributo all’evento (la mostra è stata realizzata dalla Fondazione Asti Musei con la Fondazione CrAsti, la Regione Piemonte e il Comune di Asti in collaborazione con Ponte – Organisation fur kulturelles management GMBH, organizzata da Arthemisia con la partecipazione del Gruppo Cassa di Risparmio di Asti e il contributo della Fondazione CRT).
«La mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia” – ha esordito Sacco – ha superato ogni aspettativa. Infatti con la prima grande mostra allestita a Palazzo Mazzetti nel 2018/2019, ovvero “Chagall. Colore e Magia”, ci eravamo proposti di arrivare a 28mila ingressi, che abbiamo abbondantemente superato raggiungendo quota 46.867 biglietti staccati. Quest’anno, invece, ci eravamo proposti di superare il risultato raggiunto con Chagall, mentre siamo arrivati, in base ai dati rilevati alla chiusura della giornata di domenica 9 febbraio, a 53.497 biglietti staccati, di cui 5.563 studenti in visita con la scuola (tanto che Sgarbi è stato omaggiato di un maxi biglietto numero 53.498, ndr)».
«Non solo», ha continuato. «Un altro dato interessante è rappresentato dal fatto che sono stati venduti, sempre alla data di domenica 9 febbraio, 9.848 biglietti smarticket che consentono anche l’ingresso negli altri musei cittadini che rientrano nella gestione della Fondazione Asti Musei. In base alle prenotazioni, poi, stimiamo che i biglietti venduti dopo la chiusura arriveranno a 57.497, quindi con un incremento del 23% rispetto alla mostra di Chagall, con un numero di ingressi smarticket pari a 10.248».
«L’obiettivo di far diventare Asti città internazionale della cultura è quindi stato raggiunto, portando ricadute importanti anche dal punto di vista economico».

Il futuro della Fondazione Asti Musei

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco Maurizio Rasero, che ha ricordato, a margine, l’importanza del riconoscimento Unesco e della decisione di fondere l’Atl di Asti con quella di Alba. E, soprattutto, la scelta strategica di aver creato la Fondazione Asti Musei che garantisce una gestione unica dei musi cittadini.
«Questo risultato è stato ottenuto – ha aggiunto Sacco – in quanto il sindaco ha creduto in questo passaggio così importante che ha portato ad una realtà unica in Italia».
Sacco ha quindi accennato ai progetti futuri della Fondazione. «Stiamo dialogando – ha ricordato – con la Diocesi e il Parco Paleontologico affinché anche il Museo paleontologico e quello diocesano di San Giovanni entrino a far parte della nostra Fondazione. Nello stesso tempo, stamattina firmeremo la convenzione con la Fondazione Guglielminetti per arricchire la nostra realtà».

L’esposizione sul Giro d’Italia

Poi, dopo la firma della convenzione che ha coinvolto la presidente della Fondazione Guglielminetti Marida Faussone, Sacco ha parlato della prossima esposizione a Palazzo Mazzetti. «Come avevamo annunciato – ha ricordato – il nostro programma prevede l’organizzazione di una grande mostra in autunno/inverno e di una più popolare in primavera. L’anno scorso, dopo Chagall, abbiamo ospitato l’esposizione su Ayrton Senna, che ha raggiunto 20mila visitatori. Quest’anno, dal 16 aprile al 16 giugno, daremo invece spazio ad una esposizione sul Giro d’Italia, dato che il 29 maggio ad Asti ci sarà l’arrivo della tappa della corsa. Conterrà reperti che parlano di campioni come il nostro Giovanni Gerbi, Gino Bartali, Fausto Coppi, fino ai giorni nostri con una carrellata sulle varie edizioni della manifestazione. Il tutto con un occhio ai ciclisti che hanno vinto la tappa astigiana, tra cui Vito Taccone e Alessandro Petacchi».
Nessuna indiscrezione, invece, sulla prossima grande mostra che aprirà in autunno, sulla quale è invece intervenuto Vittorio Sgarbi.

La proposta di Sgarbi: una mostra su Giovanni Boldini

A compiacersi del risultato raggiunto dalla mostra su Monet è stato Vittorio Sgarbi. «Considerando anche gli smarticket – ha evidenziato – alla chiusura di domenica è stata raggiunta quota 63.345 biglietti e, dopo il termine del 16 febbraio, si stima che i biglietti così considerati arriveranno a 67.745 circa. Un fatto sicuramente importante per la città di Asti che pone alcune considerazioni sul piano psicologico e sociologico. Emerge, infatti, che i cittadini italiani hanno desiderio di teatro, mostre, cultura, concerti, dimostrando un’evoluzione della coscienza popolare in modo positivo. In tale contesto le mostre crescono a livello di visitatori. La tendenza di Asti, che non ha propriamente avuto finora la vocazione a grandi mostre, è il segnale che bisogna dare ai cittadini ciò che si aspettano».
Dopodiché ha parlato di progetti futuri.
«L’anno scorso – ha ricordato – Sacco mi chiese se potevo portare ad Asti una esposizione sugli Impressionisti. Anche se era contro la mia natura, dato che la mia inclinazione è verso la grande arte italiana, in pochi giorni chiamai alcuni amici e pensammo ad una mostra antologica sul movimento. Poi, da quel nucleo iniziale si passò alla costruzione di una mostra molto intelligente fatta dal mio amico Alain Tapié. Non più su Monet, esposizione che sarebbe costata una cifra enorme, ma su Monet e la Normandia, legata quindi ad un museo in cui Tapié ha lavorato. In quell’occasione feci quindi l’accompagnatore di un curatore che aveva competenza e pertinenza specifica. E il risultato è stato molto positivo. Stamattina, poi, sono arrivato ad Asti e ho sentito parlare di progetti per il futuro. Allora, giocando di contropiede, ho pensato che la mia condizione di oggi, essendo presidente di tre importanti istituzioni – Fondazione Canova di Possagno, Fondazione Ferrara Arte e Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) – mi mette nelle condizioni di avere opere d’arte che possono essere prestate. In particolare mi riferisco ad un nucleo di opere di Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) che non è più esposto per la chiusura, causa restauri, di Palazzo Massari a Ferrara. Così facendo si rimarrebbe nell’ambito degli impressionisti o nell’area affine (come è Boldini rispetto ai suoi amici parigini), si farebbe una mostra su un artista italiano e si aprirebbe un dialogo con la città di Ferrara. Penso, quindi, che la proposta sia ghiotta. Non so, perché ha tenuto le carte coperte, cosa abbia in mente il presidente Sacco. Però mi sembra che questa possa essere, oltre che una proposta in linea con i “numeri” positivi registrati finora, anche una proposta che lega due istituzioni museali e facile da realizzare perché le opere sono un nucleo chiuso già catalogato. In questo modo si potrebbe tentare, con un artista italiano, un risultato che vada oltre i 70 mila visitatori, puntando anche a 100mila».
Sgarbi ha poi contestualizzato la proposta in un’ottica di lungo periodo. «Quando queste iniziative saranno consolidate – ha concluso – bisognerà tentare un percorso che identifichi la specificità delle mostre astigiane. Attendo quindi le prossime mosse del mio amico Sacco».
Raggiunto dai cronisti, il presidente di Asti Musei ha preso tempo. «Sgarbi – ha affermato Sacco – ha anticipato i tempi. Posso solo dire che dobbiamo ragionare con il sindaco Rasero per gli anni 2020 e 2021».

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