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Artigianato, nell’Astigiano oltre 100 richieste di contributi per l’avvio della cassa integrazione

Il sostegno economico è previsto nell'accordo regionale siglato tra Confartigianato e le altre parti sociali che compongono l'Ebap

Oltre 100 richieste di contributi

Sono già oltre 100, in provincia di Asti, le domande di contributo da parte delle aziende artigiane a fronte della richiesta di cassa integrazione per l’emergenza Covid-19.
Il contributo è previsto nell’accordo siglato il 10 marzo, a livello regionale, tra Confartigianato Imprese Piemonte, associazione di categoria guidata dal presidente Giorgio Felici, e le altre parti sociali che costituiscono l’Ebap (Ente bilaterale artigianato Piemonte). L’accordo prevede un concreto sostegno economico a favore delle 18mila imprese e dei 75mila lavoratori che compongono il sistema artigiano regionale. Un comparto che sta soffrendo le conseguenze dell’emergenza sanitaria Coronavirus.

L’accordo

A disposizione sono stati messi 2 milioni di euro. L’accordo prevede che le imprese aderenti all’Ebap che chiedano la cassa integrazione propria del settore artigiano (FSBA) causa Coronavirus possano ricevere un contributo economico a fondo perduto da 500 a 1.000 euro per ogni settimana di cassa integrazione ammessa (per un massimo di 6 settimane).
I lavoratori dipendenti dell’artigianato che, non essendo in FSBA per Coronavirus, fruiscano del congedo parentale per accudire figli sino a 12 anni di età nelle forme previste dalle misure governative, potranno invece chiedere l’integrazione salariale per il periodo di congedo fruito, sino al raggiungimento dell’importo previsto dal FSBA (Fondo di Sostegno Bilaterale Artigianato).

Il commento del sindacato

Il fatto che in in pochi giorni siano già state avanzate oltre 100 richieste in provincia di Asti (dati aggiornati a ieri, ndr) – commenta Silvano Uppo, segretario generale provinciale Uilm Uil – testimonia come l’intero settore dell’artigianato sia in difficoltà nei suoi vari ambiti, dal metalmecanico a quello delle pasticcerie/gelaterie. Infatti le richieste non arrivano soltanto da chi è stato obbligato a chiudere causa decreto, ma anche da chi ha visto notevolmente ridotta l’attività in questo periodo di emergenza sanitaria”.

 

 

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