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Camusso: “La crisi economica ha cambiato i rapporti di forza tra uomini e donne”

L'ex segretario generale Cgil ieri ad Asti per parlare di politiche di genere

Susanna Camusso ad Asti

«La crisi economica ha cambiato i comportamenti, perché ha cambiato i rapporti di forza tra uomini e donne, ha favorito la crescita di un mondo del lavoro precario in cui è collocata la stragrande maggioranza femminile».
Così Susanna Camusso è intervenuta ieri (lunedì) nella Sala Pastrone del Teatro Alfieri alla Conferenza sulle politiche di genere organizzata dalla Cgil, insieme ai delegati astigiani, per un confronto tra sindacato, Istituzioni e società civile sui temi del lavoro, dei salari, delle molestie sessuali, dei femminicidi e dell’autodeterminazione.
La discussione, avviata lo scorso 5 luglio a livello nazionale, ha come obiettivo il miglioramento della condizione femminile attraverso la contrattazione, nuove leggi e un costante impegno sindacale. Inoltre il 5 ottobre, durante l’Assemblea nazionale, sarà fatta la sintesi di tutte le proposte raccolte durante le conferenze territoriali «perché – come aveva dichiarato Luca Quagliotti, segretario generale provinciale Cgil – è importante aprirsi a un confronto con coloro che affrontano tutti i giorni problemi relativi alle questioni di genere. E questo allargando la partecipazione agli uomini, in quanto riteniamo che l’applicazione degli articoli 3, 4 e 37 della Costituzione della Repubblica Italiana sia un problema non solo delle donne, ma di tutta la nostra società».

Le sue parole

Numerosi gli interventi delle autorità, dal sindaco Maurizio Rasero all’assessore comunale Elisa Pietragalla, fino a quello di chiusura di Susanna Camusso, responsabile nazionale delle politiche di genere Cgil, già segretario generale del sindacato.
«Si potrebbero dire ancora molte cose – ha affermato – dopo tutti i temi affrontati. A questo proposito una domanda che mi pongo è: “Ma noi donne siamo una minoranza o una parzialità?”. Eppure siamo una maggioranza, numericamente parlando, e non siamo una parzialità. Siamo, piuttosto, l’altro punto di vista, e la nostra condizione determina anche quella degli altri».
Affrontare i temi dal punto di vista femminile, secondo Susanna Camusso, non è quindi affrontare una parzialità, ma vuol dire costruire un punto più avanzato di mediazione sociale tra i soggetti. Perché la donna è forte anche se «i settori femminili, come l’assistenza e la cura delle persone, sono svalorizzati – ha continuato – non hanno futuro, nonostante le aspettative di vita siano aumentate e ci sia più necessità di figure di questo tipo. La crisi, in nome della paura, ha insinuato la convinzione che anche un posto di lavoro con poche ore settimanali andava difeso a tutti i costi e ha cambiato i comportamenti, perché ha cambiato i rapporti di forza tra uomini e donne, ha favorito la crescita di un mondo del lavoro precario, mondo in cui è collocata la stragrande maggioranza femminile».
Sessismo e razzismo sono parenti molto stretti, la crisi ha agito sulla paura, motore terribile che toglie la prospettiva e l’immaginazione. E «noi donne – ha sottolineato – facciamo paura agli uomini perché temono che possiamo occupare loro degli spazi. Ma noi non occupiamo i loro spazi, noi siamo l’altra metà del mondo, quello che ci manca è la complicità scontata che gli uomini usano per difendere il loro territorio».

La lotta per i diritti

Bisogna quindi lottare contro poteri millenari che attribuiscono, ad esempio, solo alla donna l’onere della cura dei figli, della casa, degli anziani senza riconoscerlo come un lavoro. «Oggi – ha ancora detto Susanna Camusso – una donna, una compagna, una lavoratrice, non ha gli stessi diritti dell’uomo ed è su questi pregiudizi che il sindacato deve contrattare, tenendo presente che ciò che va bene a un uomo, può non andare bene a una donna».
Dal suo lungo intervento è stato evidenziato che è questo il momento di costruire, adesso che si è aperta un’opportunità, usando però un linguaggio corretto e non discriminatorio.

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