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“Due lockdown in un anno sono veramente pesanti”

I commenti degli operatori del commercio sull'ultimo DPCM che prevede l'obbligo di chiusura per negozi e locali delle "zone rosse"

Le preoccupazioni dei commercianti

C’è tanta preoccupazione tra i commercianti e titolari di locali (dai bar ai ristoranti) che, da oggi e fino al 3 dicembre, saranno costretti a chiudere le attività 7 giorni su 7, a differenza di negozianti e artigiani che vendono (o offrono servizi) nell’ambito del settore alimentare e dei beni considerati di necessità, come prevede l’ultimo DPCM per le “zone rosse” come il Piemonte.
«La situazione è molto preoccupante – afferma Claudio Bruno, direttore provinciale Ascom Confcommercio – in quanto, nonostante gli sforzi fatti per mettersi in regola con la normativa anti Covid nei mesi scorsi, i commercianti sono di nuovo costretti a chiudere, con l’unica ancora di salvezza dell’asporto per i titolari di locali. Ancora una volta le piccole e medie imprese devono pagare pesantemente la situazione. Tanto più che non riteniamo siano i piccoli negozi a favorire la diffusione dei contagi, visto che non rappresentano luoghi di assembramento e nei mesi scorsi sono stati dotati delle misure anti contagio, dal liquido igienizzante alla regolare sanificazione dei locali».
Bruno sottolinea anche un’altra difficoltà. «Il Governo parla di aiuti economici direttamente sui conti correnti delle categorie colpite dal lockdown – conclude – ma, considerando l’esperienza della scorsa primavera, temo che il meccanismo non sarà così semplice. Inoltre va ricordato che, nonostante le chiusure, la prossima settimana i commercianti dovranno pagare le imposte, in quanto le scadenze fiscali rimangono».

Le difficoltà di chi chiude e di chi tiene aperto

Demoralizzato dall’obbligo di chiusura Luca Pucciariello, amministratore del negozio di abbigliamento “Mister & Co” di via dei Cappellai. «Due lockdown nello stesso anno sono veramente difficili da sopportare economicamente», afferma. «Tra novembre e gennaio un negozio di abbigliamento realizza il 40% del fatturato, in quanto comincia la stagione fredda, per cui sono necessari più capi di vestiario, ed è il periodo delle feste di Natale e Capodanno, cui seguono i saldi di fine stagione. Ora abbiamo i negozi e i magazzini pieni di merce che, se non ci verrà consentito di riaprire, rimarrà invenduta, in quanto legata alla stagionalità e alla moda di quest’anno. E questa situazione arriva in un anno in cui anche la collezione primavera/estate è stata penalizzata a causa del lockdown, perché anche quando a maggio ci è stato consentito di riaprire non abbiamo ricominciato di colpo l’attività a pieno regime, perché all’inizio la gente era ancora titubante ad uscire e fare acquisti».
Pucciariello quindi sottolinea come, vista la necessità di tutelare la salute con restrizioni anti contagio, sarebbe stato meglio optare per una riduzione di orario dei negozi. «A noi sarebbe andato bene anche solo lavorare poche ore al giorno, fino al primo pomeriggio – conclude – per poter vendere qualche capo e rimanere “in pari” con le spese, dato che le scadenze fiscali rimangono».
Di “conti” parla anche Fabio Forneris, titolare di “Effetti ottici” in corso Alfieri. «Avendo un negozio di occhiali – afferma – potrò tenere aperto. Ma sono preoccupato comunque, perché la limitazione degli spostamenti dei cittadini penalizzerà anche la mia attività. E due situazioni dello stesso tipo in un anno sono proprio pesanti da sostenere a livello di bilanci, anche perché le spese e gli affitti non calano. Cala sono il fatturato».

Elisa Ferrando

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