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I lavoratori Mercatone Uno: “Chiediamo il diritto al lavoro”

Ieri il presidio davanti al punto vendita di Villafranca, chiuso da sabato scorso

Presidio dei lavoratori

Presidio dei lavoratori davanti al Mercatone Uno di Villafranca ieri mattina, giovedì. Ventitrè in tutto, ai quali si sono affiancati i colleghi di Beinasco, Serravalle Scrivia e Villanova d’Albenga.
Per loro, come per tutti i 1870 dipendenti in Italia (250 solo in Piemonte), il fallimento e la chiusura dei 55 punti vendita della catena di arredamento acquisita lo scorso agosto dalla maltese Shernon Holding è arrivata come una doccia fredda, senza preavviso. Ora chiedono risposte e tutele a partire dagli ammortizzatori sociali e da una cassa integrazione conteggiata sui contratti dello scorso agosto. «Ho saputo che l’indomani mattina avrei trovato i sigilli all’ingresso del negozio nella notte, con un messaggio in chat ricevuto dai colleghi che avevano letto la notizia del fallimento su Facebook: nessuna comunicazione ufficiale, nessuna e-mail», fa sapere una dipendente del punto vendita di Villafranca, l’unico in provincia di Asti. «Lunedì – prosegue – in concomitanza con l’incontro al Ministero dello Sviluppo economico, abbiamo preso parte al presidio davanti alla Prefettura di Novara e martedì c’è stato un incontro a Beinasco, ma continuiamo a non avere risposte. Abbiamo accettato una forte riduzione di orario, abbiamo creduto nella ristrutturazione dell’azienda e ci abbiamo messo la faccia con i clienti. Proprio sabato scorso avevo appuntamento con alcuni di loro per proporre delle alternative a causa dei ritardi di consegna della merce, ma ci siamo ritrovati chiusi fuori dal negozio. E, con noi anche i gestori del bar che ora non possono nemmeno entrare per ritirare merce, macchinari e oggetti personali».
La voce dei lavoratori è unanime, la richiesta è il diritto al lavoro. «Abbiamo colleghi che si sono conosciuti e sposati lavorando qui e ora si ritrovano in due senza stipendio con una famiglia da mantenere. Non ci servono gli ammortizzatori sociali, ci serve un lavoro, una nuova proprietà con basi solide che sia garanzia per il futuro».

La crisi

La prima ondata di crisi arrivata nel 2015 ha messo a dura prova i dipendenti che hanno accettato tagli di orario e trasferimenti pur di mantenere il posto di lavoro. «I dipendenti passati a Shernon Holding hanno visto ridurre il monte ore da 38 a una media di 24 ore settimanali (chi a 20 chi a 28). Per questo chiediamo che il conteggio della cassa integrazione sia calcolato sui vecchi contratti. Ci auguriamo inoltre di non essere venduti “a spezzatino”. Ma, se non dovessero esserci alternative, anche questa potrebbe essere una soluzione. Di certo ci impegneremo per tenere alta l’attenzione. Inoltre non dimentichiamo gli oltre mille colleghi rimasti a casa nel passaggio di proprietà, per altro non ancora conclusa, e la difficoltà di ricollocamento per i lavoratori considerata un’età media di 45 anni», ha sottolineato Stefania Savino, RSA UILTuCS di Villafranca.
Una crisi, dunque, che investe migliaia di lavoratori con le loro famiglie. Ai dipendenti Mercatone Uno si aggiungono alla lista dei creditori i lavoratori dell’indotto, tra aziende fornitrici, addetti alle pulizie, padroncini, e i clienti, molti dei quali avevano già pagato la merce acquistata e hanno preso parte al presidio di ieri accanto a tutti i sindaci del territorio, insieme a Paolo Lanfranco (vice presidente della Provincia) che non hanno mancato di dimostrare la loro vicinanza e la piena collaborazione ai dipendenti.

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