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Ecco i plastici dei dipinti di Monet che aiutano i non vedenti a visitare la mostra

Realizzati dagli studenti del liceo artistico Benedetto Alfieri nell'ambito del progetto "Immaginare con le dita"

Il progetto “Immaginare con le dita”

Ancora un’apprezzabile collaborazione tra la Fondazione Asti Musei e il liceo artistico Benedetto Alfieri grazie al progetto “Immaginare con le dita”.
È questa l’iniziativa presentata martedì a Palazzo Mazzetti insieme a due installazioni che permetteranno, ai musei astigiani, di diventare luoghi veramente fruibili da tutti. Era già successo anni fa con l’ubicazione di postazioni per non vedenti, succede oggi con la creazione di percorsi sensoriali, aperti a tutti, così da permettere alle persone ipovedenti di assaporare ogni emozione che l’arte trasmette.
E proprio a questo scopo, per poter realizzare le didascalie delle opere esposte, anche i dipendenti della Fondazione lo scorso anno avevano seguito corsi di scrittura e lettura in Braille tenuti da Apri di Asti.
È toccato invece ad allievi della III e V A del liceo artistico Benedetto Alfieri, realizzare, con la guida delle docenti Marinella di Franco e Lorenza Lanzetta, le installazioni tridimensionali con audioguida e didascalie in Braille.
Presenti all’inaugurazione, tra gli altri, il presidente Mario Sacco, il direttore di Palazzo Mazzetti Andrea Rocco, la presidente della sezione di Asti dell’Apri (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti) Renata Sorba, l’insegnante Lorenza Lanzetta che ha redatto il progetto, il regista e docente Beppe Varlotta, sotto la cui guida i ragazzi dell’indirizzo multimediale hanno realizzato foto e video, e il prof. Andrea Passarino che ha curato l’audio.

I commenti

«Sono felice di questa iniziativa – ha esordito Mario Sacco – in quanto il risultato è stato eccellente».
Grazie agli studenti e agli insegnanti sono stati riprodotti due plastici tridimensionali, esplorabili tattilmente, di due dipinti esposti alla mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia”, tra cui “Barche sulla spiaggia di Etrat” di Claude Monet.
«Questo è un progetto a favore degli ipovedenti – ha continuato Sacco – e va nella direzione di rendere accessibile a tutti, in modo indistinto, la visita a musei e mostre».
«E’ un progetto nato in modo informale dopo alcuni incontri», ha informato Lorenza Lanzetta. «Una tappa fondamentale è stata l’appuntamento in cui Renata Sorba ha spiegato ai ragazzi le difficoltà di una persona con disabilità».
I due plastici riproducono fedelmente i dipinti, solo con colori più vivi per permettere a chi ha problemi visivi di cogliere sfumature dimenticate. «Quando io e altri ipovedenti abbiamo visitato la mostra – ha spiegato Renata Sorba nel video proiettato in occasione dell’inaugurazione – c’era Andrea Rocco a raccontarci i dipinti. Ed è stato commovente sentir dire, da chi un tempo li aveva visti, “me lo ricordo, questo quadro me lo ricordo”».
Ed è questo lo scopo dei plastici: permettere, toccandoli, di “vedere” con le dita le opere esposte. Un progetto pilota «realizzato con materiali riciclati – ha sottolineato – Lanzetta – e piacevoli al tatto».
Sensazione confermata anche da Mario Sacco che, bendato, si è sottoposto all’esplorazione di uno dei due plastici.

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