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“Il Coronavirus secondo me”: le riflessioni degli studenti astigiani

Continua la nostra iniziativa per dare spazio agli alunni delle scuole. Questa volta sono protagonisti i ragazzi dell'istituto Penna di San Damiano

Il Coronavirus secondo me

Continua l’iniziativa “Il Coronavirus secondo me”, con cui diamo spazio di espressione agli studenti astigiani. Una pagina in cui pubblichiamo i temi e le riflessioni che tanti ragazzi sono chiamati a scrivere, su invito degli insegnanti, relativi alla diffusione del Coronavirus e alle conseguenze sulla vita quotidiana.

I temi degli studenti dell’istituto Penna

Sul numero in edicola di ospitiamo – grazie alla collaborazione degli insegnanti di Italiano Valentina Giovara, Margherita Leone, Valentina Viola e Manlio Cipullo – i temi (pubblicati integralmente o in parte) di alcuni studenti dell’istituto enogastronomico Penna di San Damiano.
Sara Maggiora (III A), Veronica Sabia (IV A), Adi Indricut e Chaimé Ghobrani (I B) hanno scritto riguardo a “Diario di una crisi: emozioni, giornate, cambiamenti, riflessioni di un adolescente in quarantena”. Invece Noemi Festa (IV B) e Arianna Torchio (V A) hanno svolto la traccia “La gioventù con la corona…e senza virus (forse)”.
Su proposta degli stessi insegnanti, poi, sul prossimo numero, in edicola il 21 aprile, daremo spazio ad altri studenti che frequentano l’istituto Penna di San Damiano: Denis Minutello, Martina Sattin, Filippo Franco, Sofia De Felice, Tommaso Penna.

L’iniziativa

Ricordiamo che questa iniziativa è aperta a tutte le scuole. Gli insegnanti interessati ad aderire possono scrivere una mail agli indirizzi: e.ferrando@lanuovaprovincia.it e f.duretto@lauovaprovincia.it. Saremo felici di pubblicare i lavori che ci invieranno!

Sara Maggiora (III A)

L’allarmismo non è stato esagerato vista la situazione attuale. Purtroppo, a mio parere, lo stato non avrebbe dovuto considerare prioritarie le sole ripercussioni economiche e il rischio di recessione. Infatti, si sarebbero dovute mettere al primo posto le persone, cercare di prevenire il contagio, trovare una cura per la guarigione, in seguito mettere a punto il vaccino e come ultimo il problema dei mercati finanziari.
È vero che l’Italia poggia la sua ricchezza soprattutto sul turismo, essendo uno dei Paesi artisticamente più belli del mondo, per cui le cancellazioni alberghiere e il conseguente crollo del fatturato nel settore è senza dubbio un dato negativo, ma più importante è la salute della popolazione.
Le notizie tragiche che ogni giorno sentiamo in televisione o leggiamo sui quotidiani hanno stravolto le nostre abitudini: non ci sono più incontri con gli amici, non si va più in palestra o in piscina. La socializzazione è del tutto cambiata. Ma cosa più mi manca è la mia classe, i miei professori e i miei compagni con i quali ho instaurato un bellissimo rapporto. Però, fortunatamente, le lezioni di canto e pianoforte che posso seguire online mi danno carica, vitalità e speranza.
Speriamo che i nostri medici-ricercatori trovino al più presto un antidoto a questa pandemia, come dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per ritornare alla normalità della nostra vita.

Arianna Torchio (V A)

La libertà, quella sensazione immateriale che fino ad allora ci sembrava così scontata ora è il nostro spiraglio per ricominciare a vivere.
Io sono una diciottenne come tante, che trascorreva una vita normale, fino a quando il corona virus è arrivato e da lì è cambiato tutto. Scuole chiuse! E nella nostra testa c’era solo il pensiero: “oh un po’ di vacanza ! così posso uscire e avere orari più flessibili, per poi ricominciare con più grinta”, ma in realtà questo fu solo l’inizio della nostra lunga quarantena.
Ormai al posto di andare in aula vado in camera, al posto di dare il buongiorno al professore accedo con il link alla video-lezione, tutto ciò mi sembra così assurdo e vorrei solo finisse presto.
Partite di calcio sospese! E per me che convivo con un fratello e un papà sfegatati di calcio, rappresentava solo la felicità di avere la tv per me, ma pensando che questo è lo sport nazionale, forse lo stop alla serie A indicava che la situazione stava davvero degenerando.
Le prime zone rosse e i decessi! Be’ figurati se arriva anche da noi, qua ad Asti e provincia! Faremo come a Codogno? Senza poter uscire per fare la spesa, per una bella passeggiata o per vedere le mie amiche? Lo credevo impossibile.
Giorno 24 di quarantena: questo virus di cui tanto si parlava e si pensava lontano ora è vicino a noi. Non esco di casa dalla pubblicazione del decreto, anche noi, senza che segnali concreti lo preannunciassero, ci troviamo in zona rossa: anche noi non possiamo uscire.
La paura! E sì, proviamo la paura per noi stessi e per i nostri cari; i nostri genitori lavorano e se siinfettano? I nostri nonni devono fare spesso esami ospedalieri e se vengono contagiati? Sono tante le domande che riecheggiano nella nostra testa, senza trovare risposte convincenti.
Mi ritenevo fortunata a essere nata nel XXI secolo, senza guerre o epidemie: invece, le limitazioni dovute alla “pandemia da covid 19”, le sto vivendo e le racconterò ai miei figli e nipoti. Il sindaco del mio piccolo paese esce in auto e con un megafono ricorda a tutti di restare a casa, nel piccolo negozio di alimentari fanno entrare una persona per volta, la posta e la banca sono operative pochi giorni alla settimana: sembra di abitare un mondo surreale, quasi vivessimo in un film e tutto questo fosse deciso da un regista.
Ormai per paura, e per questioni di pubblica sicurezza, non possiamo neanche dimostrare affettoalle persone a cui vogliamo bene; i gesti scontati quali: abbracciare, baciare, incontrarsi per fare due chiacchiere sono vietati. Quel caffè oppure, specialmente per noi giovani, quell’aperitivo che ci concedevamo nel weekend ci manca e sappiamo che il primo che riprenderemo sarà accompagnato da una gioia immensa, soprattutto correlata al pensiero che quando potremo farlo sarà davvero tutto finito.
Alla fine il nostro sacrificio di stare a casa è minimo, in confronto al sacrificio fatto da parte di medici, infermieri e operatori sanitari, i quali, in prima linea, con orari difficili si sono trovati a combattere e sarà solo grazie a loro se riusciremo a uscirne. Quindi mi auguro che questo incubo finisca presto e soprattutto di ricominciare a vivere. Con la leggerezza della serenità. Senza il peso della paura.

Veronica Sabia (IV A)

Nessuno ha detto che il nostro percorso di vita sarebbe stato semplice, sono ormai passati giorni da quando tutti noi siamo chiusi nelle nostre abitazioni.
Forse questa è una prova?
Siamo abituati ad avere tutto subito, a dare tutto per scontato e a non accontentarci mai di ciò che abbiamo. In questi giorni ho pensato molto, sì a tutto quello che ho dato per scontato. Siamo prigionieri delle nostre abitazioni, senza poter essere liberi di uscire anche solo a fare una passeggiata.
Nelle settimane e giorni passati ho dedicato più tempo possibile a mio fratello, che per colpa della scuola, ho trascurato un po’, ci siamo divertiti a giocare e cucinare insieme a mia mamma, abbiamo sistemato gli armadi che, per la fretta di andare a scuola e fare i compiti, avevamo un po’ messo sottosopra.
Un anno fa, esattamente in questo periodo ero al mare in Liguria a lavorare, l’aria del mare che mi scompigliava i capelli e il sole che mi colpiva la pelle… ad oggi l’unico calore che sento è quello dei termosifoni.
Quando la quarantena da “COVID 19” sarà finita, darò più importanza, anche alle cose più piccole. Uscirò con i miei amici, abbraccerò di nuovo i miei nonni, rivedrò tutti i miei parenti e andrò a mangiare sushi insieme alle mie amiche, correrò a piedi nudi in un prato, mangerò un panino sulla spiaggia, farò la spesa tranquillamente, cosa che ad oggi è IMPOSSIBILE.
E se questo virus avesse come obiettivo quello di farci amare le cose più semplici? E se fosse tutto un sogno?… No, non credo, tante, troppe persone sono morte, questo virus ha rubato figli, ha distrutto famiglie e nulla lo potrà fermare, tranne il rigoroso rispetto dell’unico nostro dovere, dell’unica arma che ci appartiene in questo scontro senza esclusione di colpi: STATE A CASA! Ognuno di noi ha il compito di proteggerci l’un l’altro.
Caro COVID19, vinceremo noi, siamo stati scelti per essere forti e combattere e ce la faremo, TUTTI INSIEME, canteremo e resteremo al sicuro, ti allontaneremo; siamo più forti noi.

Noemi Festa (IV B)

Anno 2020.
Sembrava fosse iniziato un altro anno di routine.
Metà della gioventù mondiale ogni venerdì sera andava a ballare, ogni sabato sera era a ubriacarsi in un bar con gli amici e al lunedì tornava a lavoro o sui banchi di scuola. L’altra metà passava il suo weekend con gli amici senza andare a ballare o fare cose stravaganti. Il mio gruppo per esempio trascorreva il weekend in una piazzetta tra chiacchiere, sigarette, qualche birra e risate. Era il nostro modo di stare bene. La domenica mattina poi ci si ritrovava tutti insieme al bar a Viatosto a fare colazione. E quando arrivavamo noi davanti al bar, avevamo tutti gli occhi addosso: completamente intutati, casco e guanti. Tutti a far sentire che la piazzetta crew era arrivata. E poi al pomeriggio giro in moto tutti insieme. Questo ci teneva uniti. Quanto mi manca tutto ciò. Avevamo creato una routine che ci piaceva e non l’avremmo tradita mai.
Poi è arrivato lui: il coronavirus. Si presenta, colpisce qualche innocente preso a caso, lo costringe a stare in isolamento altrimenti avrebbe colpito anche i parenti e amici e via così. Ecco. Prima ha messo in quarantena quelle persone, poi, nel giro di niente, anche tutta Italia.
E così ha spezzato la nostra routine. Ha spezzato le routine di tutti i giovani e di tutta Italia in generale. Ognuno a casa sua, non si può uscire per fare una passeggiata, per portare il cane, per trovare un amico. No, in casa! Puoi uscire per fare la spesa e per andare a lavorare. “Vabbè dai almeno posso andare a lavoro” ho pensato. “Bar e ristoranti devono chiudere” questa la notizia che mi ha impedito di trovare la mia buona via d’uscita, in tutti i sensi… E allora okay, il coronavirus ci ha obbligati a stare segregati in casa.
Alcuni hanno pensato che questa situazione avrebbe potuto essere un buon motivo per recuperare il tempo che di solito manca per via del lavoro
E poi ci sono i giovani che lo percepiscono o hanno percepito e come essere stati messi in galera.
Ci sono quelli che vorrebbero uscire e sballarsi con gli amici; ci sono quelli che vorrebbero uscire e fare un giro in moto; ci sono quelli che si concentrano sui compiti, sulle loro passioni, sulla loro vita; ci sono quelli che vorrebbero essere con il proprio fidanzato o con la propria fidanzata ma sono lontani e al massimo si vedono in videochiamata; ci sono quelli che decidono di sperimentare nuove ricette e si concentrano sulla cucina; ci sono quelli che passano le loro giornate con le cuffie nelle orecchie; e poi ci sono quelli che tutta questa situazione non la sopportano, tutto ciò li schiaccia, li fa andar fuori di testa.
Non so voi in quale categoria vi ritroviate, ma so cosa stanno provando la maggior parte dei giovani, perché io sono tra loro.
Mi manca andare in moto, sentire sulla pelle, sulla faccia, il vento, il sapore di libertà che questo coronavirus ci ha tolto. Dobbiamo essere forti e al prossimo “adulto” che dice che siamo una generazione di falliti, ricordiamogli che in casa ci siamo rimasti noi a salvare i più deboli da questa epidemia. Non siamo falliti, ma ogni giovane d’Italia e del mondo in questo momento porta una corona. Ne usciremo più forti, perché ce lo meritiamo.

Adi Indricut (I B)

Caro diario, in questo periodo, con ‘sto virus, siamo tutti in crisi noi ragazzi, e anche tutta Italia.
Non ce la faccio più a stare al chiuso, tra l’ansia e il nervoso sto impazzendo. All’inizio ero felice di stare a casa da scuola; ma adesso sto iniziando a sentirne la mancanza, e anche dei professori e dei compagni. Spero cambi tutto, e che sparisca ‘sto Covid19; basta che le persone ascoltino e restino a casa, come sto facendo io: secondo me le cose cambierebbero, e passerebbe tutto.

Chaimé Ghobrani (I B)

In questi due mesi a casa ho capito molto, e mi sono resa conto delle cose care che ho perso per questo momento difficile.
Mi manca svegliarmi al mattino e andare a scuola, passare un bel tempo con i miei compagni e i miei cari professori. È molto difficile questo periodo, dato che non riesco a vivere la mia vita normalmente perché rimango chiusa, con la mia famiglia, a casa. Passo il mio tempo a fare i compiti per non sentirmi annoiata, poi guardo i film, così passa il tempo più in fretta, ascolto musica e leggo i libri.
Secondo me, questo periodo ci è stato utile per farci capire che tutto quello che facciamo, come andare a scuola, fare i compiti, uscire con gli amici, è caro; e dobbiamo sempre essere felici perché siamo liberi, e non bloccati a casa. Ma la cosa che mi fa stare bene ugualmente è che i professori ci contattano, anche ora, e passiamo delle ore in videochiamata: ci spiegano le lezioni, scherziamo, e mi fa molto piacere che, anche in questo brutto periodo, non ci hanno lasciato da soli, ma cercano in ogni modo di farci stare insieme. Io non vedo l’ora di ritornare alla mia vita, ai miei amici e dai miei professori. Manca poco e ci riuniremo di nuovo.

 

 

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