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“Per contrastare il bullismo è fondamentale la formazione”

Presentati i risultati del questionario promosso dall'associazione "Mani colorate", cui hanno risposto 466 genitori di studenti frequentanti principalmente le scuole medie e superiori

Il questionario promosso da “Mani colorate”

Sono stati 466 i genitori che hanno risposto al questionario su bullismo e cyberbullismo promosso dall’associazione di volontariato Mani colorate, da anni impegnata a promuovere l’uso consapevole di internet. Una iniziativa, affiancata al progetto “Informi@moci” portato avanti da tempo, attuata nel periodo pre lockdown in collaborazione con Save the children Italia, Dipartimento Patologie delle Dipendenze dell’Asl, Asai (Associazione di animazione interculturale).
A presentare i risultati, nei giorni scorsi, il presidente dell’associazione Mani colorate, Piero Baldovino, insieme, tra gli altri, a Stella Perrone, dirigente dell’istituto superiore Vittorio Alfieri; Daniela Ciriotti, psicologa psicoterapeuta del Dipartimento patologie delle dipendenze dell’Asl; Elisa Lupano, pedagogista (associazione Asai); Paola Scalco, insegnante e psicologa psicoterapeuta.
«Inizialmente – ha esordito Baldovino – ci siamo occupati, come associazione, di fornire consigli ai ragazzi su come evitare rischi nell’utilizzo della rete internet. Da circa due anni a questa parte, invece, i nostri interventi sono anche finalizzati ad avvicinare gli studenti dal punto di vista psicologico e pedagogico, cercando per esempio di risolvere i disagi delle vittime di bullismo e cyberbullismo».
In tale contesto si inserisce il questionario citato, pubblicato sul portale del progetto “Informi@moci” e su quello della scuola polo contro il cyberbullismo.

I dati emersi

Ad illustrare i dati Elisa Lupano. «La maggior parte dei genitori che hanno aderito – ha spiegato – ha figli che frequentano le scuole superiori (89%), medie (10%) ed elementari (1%), per cui le fasce di età maggiormente rappresentate sono quelle tra i 15 e i 17 anni (55%) e tra i 12 e i 14 anni (28%)».
In base alle risposte l’89% dei genitori afferma che il figlio non è mai stato oggetto di bullismo, mentre nel 5% dei casi è stato vittima una o due volte («quindi vittima di atti di prevaricazione, più che di vero e proprio bullismo»), il 2% ciascuno per le altre fasce (da 3 a 6 volte, 1 o 2 volte a settimana, da 3 a 6 volte a settimana). Nella maggior parte dei casi le prepotenze hanno riguardato azioni di esclusione sociale; dicerie e diffamazioni; o si sono tradotte in prepotenze fisiche. In ogni caso, soprattutto in classe o nei corridoi della scuola.
«Per quanto riguarda la reazione – ha continuato – la vittima ne ha parlato in famiglia (67%), mentre il 21% ha preferito ignorare il problema e il 12% si è confidato con i compagni. Per quanto riguarda, poi, il modo in cui la scuola ha affrontato il problema, il 48% degli intervistati ha affermato che non ha fatto nulla perché non è stata informata, mentre nel 25% dei casi ha tentato qualche intervento ma con scarso risultato, mentre nel 27% dei casi l’azione degli insegnanti ha avuto successo».
Ai genitori è stato poi chiesto se il proprio figlio abbia mai fatto prepotenze a qualche compagno. Il 99% ha risposto di no, «anche perché la percezione in questo senso non è sempre chiara», ha sottolineato la pedagogista. Infine è stato domandato se il proprio figlio sia stato spettatore di atti di bullismo. In 81 hanno risposto di sì, per una o due volte in totale. «Abbiamo anche domandato come si sono comportati i ragazzi in questi casi», ha specificato. «La maggior parte ha cercato di non farsi coinvolgere, per evitare ritorsioni personali, mentre altri sono intervenuti in difesa dalla vittima. Ma attenzione, spesso in privato, per paura».
Secondo i genitori intervistati, quindi, per dare una risposta concreta al problema bisognerebbe principalmente parlarne in classe (38%) e coinvolgere i genitori (30%). «Esiste, però, ancora un’alta percentuale di genitori che ritiene non si possa fare nulla. Un nodo su cui lavorare», ha concluso Lupano.
La formazione degli insegnanti, sono convenuti i relatori presenti, diventa allora fondamentale per dare una risposta al fenomeno, «con corsi di formazione appositi», ha indicato Paola Scalco.

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