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“Sulla cassa integrazione degli artigiani ritardi intollerabili”

Lunedì il presidio in piazza Alfieri che vedrà protestare insieme i sindacati e le associazioni di categoria del settore

Il presidio di sindacati e associazioni di categoria

Domani (lunedì), dalle 10 alle 12, sindacati e associazioni di categoria scenderanno in piazza Alfieri ad Asti per protestare contro “i ritardi intollerabili” nella liquidazione del trattamento di cassa integrazione agli addetti del settore artigiano. Sotto la Prefettura si terrà infatti un presidio – cui prenderanno parte sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil insieme a vertici e dirigenti di  CNA e Confartigianato – che rimarcheranno come il ritardo sia dovuto al mancato trasferimento, da parte dello Stato, delle risorse al Fondo di Solidarieta Bilaterale per I’Artigianato, l’unico strumento di sostegno al reddito ai dipendenti delle imprese artigiane che hanno ridotto o sospeso la loro attività lavorativa a causa dell’emergenza sanitaria (2.500 sono gli addetti in questa situazione in provincia di Asti).
“In questi mesi il Fondo ha ottenuto un parziale stanziamento economico dal Governo per far fronte alle numerose domande pervenute e, malgrado l’efficienza gestionale e organizzativa, le risorse non sono state nemmeno sufficienti a coprire il mese di aprile”, dichiarano le rappresentanze sindacali. “Migliaia i lavoratori che attendono il sostegno al reddito relativo ai mesi di aprile, maggio e giugno, nei confronti dei quali il Fondo non ha più alcuno spazio di azione, avendo già anticipato tutte le risorse accumulate negli anni per far fronte alle oltre 750 mila domande pervenute”.
“E’ necessario quindi – proseguono – un intervento immediato delle Istituzioni volto a disporne l’integrale trasferimento di almeno
500 milioni di euro per dare piena risposta alle domande già presentate, nonché per finanziare ulteriori settimane di sostegno al reddito a favore delle imprese che hanno già esaurito le settimane disponibili e che non sono in condizione di ripartire a pieno regime. Senza questa proroga e queste nuove risorse, i lavoratori e le imprese artigiane rischiano di subire danni irreversibili, che avranno gravissime ripercussioni su tutto tessuto economico del Paese, vanificando quindi gli sforzi finora fatti”.

Il commento di Bossi (Confartigianato)

Sconfortato dalla situazione Giansecondo Bossi, direttore provinciale di Confartigianato. «Per quanto riguarda febbraio e marzo – spiega – il Fondo ha fatto fronte alle richieste di cassa integrazione con risorse proprie. Ma, essendo “tarato” su situazioni ordinarie, era logico che non sarebbe stato in grado di reggere l’impennata di richieste a causa del Coronavirus. Per questo il Governo, con il Decreto Legge Rilancio e ripetuti annunci, ha promesso fondi a questo scopo che però, a causa di un antipatico “balletto”, non sono arrivati (se non in minima parte a luglio). Per questo ci siamo trovati in una situazione di estrema difficoltà dato che, pur non essendo noi i colpevoli, gli impiegati dei nostri uffici sono stati presi di mira da lavoratori adirati, con comportamenti ai limiti dell’ordine pubblico, senza contare la campagna di lapidazione mediatica che abbiamo subìto sui social network. Devo ammettere che in questo periodo ho provato una profonda amarezza, dato che solitamente riusciamo a lavorare senza difficoltà in questo ambito».
“Ai primi di luglio, come accennato – continua – sembrava che fosse arrivata la svolta, dato che era stata assegnata una prima tranche di risorse. Peccato che sia rimasta l’unica, sufficiente per pagare solo i primi dieci giorni di aprile. Per saldare tutto l’arretrato (20 giorni di aprile, maggio) solo il Piemonte attende circa 40 milioni di euro, cui si devono aggiungere le risorse relative a giugno. L’unica soluzione rimane, quindi, quindi quella di scendere in piazza per far sentire la nostra voce e chiedere al Prefetto che presenti le nostre istanze al Governo”.

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