2014 nero per le imprese artigianesoffocate dalla pressione fiscale
Economia

2014 nero per le imprese artigiane
soffocate dalla pressione fiscale

«C'è poco da dire, per gli artigiani il 2014 è andato male e le previsioni per l'anno nuovo non sono incoraggianti». A dirlo è Biagio Riccio, Presidente di Confartigianato Asti che con biasimo commenta i dati pubblicati a livello regionale dalla sua confederazione. Una cartina di tornasole che fa venire i brividi agli addetti ai lavori perché spulciando dati, tabelle e grafici ciò che emerge è l'immagine di un comparto in grossa difficoltà…

«C'è poco da dire, per gli artigiani il 2014 è andato male e le previsioni per l'anno nuovo non sono incoraggianti». A dirlo è Biagio Riccio, Presidente di Confartigianato Asti che con biasimo commenta i dati pubblicati a livello regionale dalla sua confederazione. Una cartina di tornasole che fa venire i brividi agli addetti ai lavori perché spulciando dati, tabelle e grafici ciò che emerge è l'immagine di un comparto in grossa difficoltà a livello di produzione, occupazione e accesso al credito. Secondo gli ultimi dati Movimprese-Infocamere, al 31 luglio 2014 le imprese artigiane piemontesi contavano 129.503 unità produttive ma le previsioni per il primo semestre 2015 parlano di una riduzione di imprese pari a -181 unità produttive.

Se ad Asti le imprese artigiane iscritte alla Camera di Commercio nel 2014 erano 6.548, ben 19 di queste non arriveranno a festeggiare il prossimo Natale con inevitabili ripercussioni anche a livello occupazionale. «Purtroppo questi dati non ci sorprendono ? commenta Riccio ? nella nostra provincia la moria di imprese artigiane è quotidiana. Siamo stanchi di continue riforme che non portano a nulla se non ad un aumento della pressione fiscale. L'anno scorso chi apriva una partita IVA contraeva con lo Stato un debito di 7 mila euro. Da quest'anno parliamo di 8.600 euro. Non si può andare avanti così» osserva Riccio, che aggiunge come nell'Astigiano molti inoccupati in cerca di lavoro si reinventino piccoli imprenditori aprendo attività artigianali ma costretti però poi a chiudere schiacciati dal peso delle tasse.

Anche i dati sulla cassa integrazione in deroga parlano ancora di crisi economica. In tutto il Piemonte le domande di Cig in deroga richieste da gennaio a dicembre 2014 dal comparto artigiano si attestano a 9.886.746 sul totale di 25.602.686. Ad Asti il 44% delle domande di CIG in deroga arriva per l'appunto da imprese artigiane per un totale di 1.582 lavoratori coinvolti. Una delle percentuali più alte della regione, superata solo dalla provincia di Verbano Cusio-Ossola (56%) e Cuneo (48,3%). I dati purtroppo riflettono la criticità dei settori coinvolti. La maggior parte delle aziende artigiane proviene infatti dal settore edile, che sconta gli effetti più pesanti della pessima congiuntura economica. Tanto per fare un esempio, nella provincia di Asti le imprese impegnate nel settore "costruzioni" sono 3.112 su un totale di 6.548, poco meno della metà dunque. Seguono poi il settore Metalmeccanico (811), Manifatture leggere (665), Servizi alla Persona (610), Riparazioni (440), Servizi alle imprese (334), Trasporti (325), Manifattura varia (251).

Anche l'ingresso al lavoro dei giovani apprendisti è tutt'altro che roseo. Dal 2005 ad oggi le assunzioni con formula di apprendistato si sono sensibilmente ridotte. Se nel 2005 nella nostra regione gli apprendisti ammontavano a 31.917 unità, con un picco nel 2007 di 39.870 ragazzi impiegati, nel 2014 gli apprendisti in forza sono 18.883. La contrazione viene spiegata dallo stesso Riccio: «colpa di questa normativa convulsa, che impedisce di istruire realmente un giovane ad una professione. I ragazzi escono dalle scuole professionali senza saper fare concretamente un lavoro e allo stesso tempo il titolare che li assume deve osservare una serie di limitazioni ridicole. Non è possibile portarli in cantiere o fargli fare gli straordinari nè fargli guidare un mezzo. Alla fine perché un titolare dovrebbe assumerli? Gli insegniamo a saldare i tubi in ufficio?».

Positivi i dati sui finanziamenti erogati dall'EBAP (l'Ente Bilaterale Artigianato Piemontese), fondato nel 1993 da Confartigianato, CNA, Casartigiani e da CGIL, CISL e UIL. In questo caso lo scopo è quello di sostenere il reddito delle imprese e dei dipendenti iscritti. In provincia di Asti nel 2014 15 imprese hanno beneficiato di un importo complessivo di 15.793, 75 euro per l'acquisto di macchinari ed attrezzature ad alta tecnologia e di 6.140 euro per l'acquisto di automezzi per il trasporto di merci e autocarri. Anche i dipendenti delle aziende artigiane hanno usufruito dei fondi EBAP. Rispetto all'anno precedente il numero di imprese ai cui lavoratori sono state erogate le prestazioni sono aumentate come conseguenza dell'utilizzo da parte del periodo massimo richiedibile di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga. Per l'Astigiano si parla di 17.103 euro erogati nei confronti di 17 imprese e a favore di 51 lavoratori, su un totale di 626.692 euro erogati a livello regionale.

Nota dolente poi l'accesso al credito. Secondo il compendio di Confartigianato, le imprese artigiane continuano a faticare nell'ottenere un prestito. Nelle province piemontesi la maglia nera passa sulle spalle di Novara per le imprese artigiane con un calo dei prestiti del -5,1%. Complessivamente la sola provincia di Asti accompagna Novara sopra la media nazionale (-3,1%) mentre tutte le altre stanno abbondantemente sotto, con Torino e Vercelli che segnano un incremento, rispettivamente +0,7% e +3,3%. «Per superare questo difficile momento non servono molte chiacchiere -? conclude Riccio -? ma politiche e idee concrete. Accordi e leggi che abbiano una durata di almeno cinque anni e che permettano agli imprenditori di fare una sana pianificazione aziendale».

Lucia Pignari

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