«Ai banchieri stipendi d'oroe a noi disdettano il contratto»
Economia

«Ai banchieri stipendi d'oro
e a noi disdettano il contratto»

«Nel 2011, in piena crisi economica, ai banchieri sono stati elargiti stipendi d'oro, anche 85 volte più alti di un bancario medio, nonostante un utile netto in calo di 26,3 miliardi. E poi

«Nel 2011, in piena crisi economica, ai banchieri sono stati elargiti stipendi d'oro, anche 85 volte più alti di un bancario medio, nonostante un utile netto in calo di 26,3 miliardi. E poi l'Abi, l'Associazione delle banche italiane, ci viene a raccontare che ha disdettato il contratto nazionale in vigore perché noi bancari costiamo troppo. E' giunta l'ora che la gente conosca la realtà». E' l'amaro sfogo di Osvaldo Crivelli, segretario organizzativo provinciale di Fabi, sindacato autonomo dei bancari (il più grande a livello nazionale tra le sigle della categoria) che nell'Astigiano conta 400 iscritti. Uno sfogo che accompagna la presentazione della recente ricerca condotta dal sindacato a livello nazionale, che ha analizzato riguardo al 2011 («ultimo anno per il quale sono disponibili informazioni») le retribuzioni dei top manager dei seguenti gruppi bancari: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banca Mps, Banco Popolare, Ubi, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Banco di Desio e della Brianza, Banca Carige, Banca Popolare di Spoleto.

«Non è bello sapere – afferma Crivelli – che mentre i cittadini comuni, pensionati e lavoratori, arrivano con difficoltà a fine mese, il mondo della finanza, ed in particolare i top manager delle banche, hanno stipendi d'oro, spesso non legati alla redditività delle loro aziende. Amministratori delegati e direttori generali hanno visto crescere i loro compensi del 36,23%, anche a causa delle dimissioni di 4 top manager che hanno comportato l'esborso per indennità di fine carica o per cessazione del rapporto di lavoro per complessivi 9,7 milioni di euro». La remunerazione totale per l'anno 2011 dei Ceo, per il campione analizzato, è di 26 milioni di euro, in aumento rispetto ai 19,1 milioni di euro del 2010. Dai dati emerge quindi che «lo stipendio medio di un dirigente bancario è appunto di 85 volte più alto di quello di un bancario. Emerge anche che le spese maggiori, in relazione alla dimensione della banca, si sono registrate in Monte dei Paschi di Siena (3,6 milioni, di cui 1,1 per cessazione di carica), Popolare di Milano (4,6 milioni di cui 3,1 per cessazione), IntesaSanpaolo (3,6 milioni, di cui 1,1 per cessazione), Unicredit (2,1 milioni)».

Nel 2011, infine, quasi cento dirigenti di banca hanno portato a casa uno stipendio totale superiore al milione di euro con una media di 1,64 milioni a testa, tanto che la Banca d'Italia ha invitato a intervenire sul contenimento dei costi anche agendo sui compensi dei dirigenti. «Se crisi c'è, e nessuno lo nega – continua – deve essere pagata da tutti, soprattutto da chi ha più responsabilità». Riguardo alla disdetta del contratto nazionale, poi, le posizioni di Abi e sindacati sono molto distanti. «Se non ci sarà un'apertura da parte dell'Associazione delle banche – conclude Crivelli – torneremo a fare sciopero, come lo scorso novembre, quando avevamo raggiunto un'adesione molto alta. La disdetta del contratto, che porterebbe ad un peggioramento delle condizioni economiche e normative dei bancari, è inaccettabile e ingiusta. Sicuramente faremo sentire la nostra voce».

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