Al via i saldi della speranzaNel 2013 consumi giù del 2,4%
Economia

Al via i saldi della speranza
Nel 2013 consumi giù del 2,4%

Potrebbero essere definiti i "saldi della speranza", dove la speranza è quella di riuscire a dare una boccata d'ossigeno ad un settore che ha appena concluso un anno molto difficile.

Potrebbero essere definiti i "saldi della speranza", dove la speranza è quella di riuscire a dare una boccata d'ossigeno ad un settore che ha appena concluso un anno molto difficile. Sabato in Piemonte e nella maggior parte delle regioni italiane, partirà infatti la stagione degli sconti, che si prolungherà fino a sabato 1° marzo. Da questo fine settimana si potranno quindi trovare prezzi ribassati in numerosi negozi, dato che i saldi riguardano vari settori merceologici, anche se sono attesi soprattutto nell'ambito dell'abbigliamento, delle calzature e degli accessori. Come da alcuni anni a questa parte, però, dovranno far fronte alla crisi economica e al collegato calo dei consumi delle famiglie, sempre più colpite da disoccupazione e diminuzione del reddito.

«In base all'indagine condotta dal nostro centro studi nazionale – commenta Claudio Bruno, direttore provinciale di Ascom Confcommercio – il valore dei saldi invernali sarà di 5,4 miliardi di euro, pari al 18,8% del volume di affari dell'intero settore, ma comunque inferiore a quello dello scorso anno. Per quanto riguarda, nello specifico, la nostra provincia, è stato calcolato che la media di spesa pro capite per famiglia prevista sarà inferiore del 12% rispetto a quella nazionale». Tradotto in numeri, significa che in media ogni famiglia astigiana sarà disposta a fare acquisti per 299 euro, con una spesa a persona di 130 euro. Dati che, nella sostanza, dovrebbero confermare per quest'anno gli stessi livelli di fatturato dell'anno scorso.

«Il 2013 è stato un anno molto difficile – continua Bruno – in quanto i consumi sono diminuiti del 2,4% rispetto all'anno precedente e i redditi sono tornati ai livelli del 1986, con una pressione fiscale che resterà ferma al 44% fino al 2016. Tutti dati che, purtroppo, concorrono a creare un clima di sfiducia che contribuisce a determinare il calo dei consumi. L'unica soluzione è aumentare il prima possibile il potere d'acquisto delle famiglie, altrimenti si rischierà la chiusura di un numero sempre più elevato di piccoli negozi ed esercizi di vicinato».

«Dopo un periodo così duro ed austero ? aggiunge Dino Penna, presidente provinciale Federmoda – prima o poi (speriamo prima possibile, perché certi settori merceologici sono in agonia) dovremo assistere ad una inversione di tendenza della spesa. Spero che, nonostante le preoccupazioni e lo sconforto, gli Astigiani non rinuncino al rito dei saldi».
Un rito che, comunque, alcuni commercianti hanno già avviato nei giorni scorsi, o addirittura prima di Natale, sottoforma di promozioni particolari.

«A dire il vero non si potrebbero proporre prezzi ribassati di alcun tipo nei trenta giorni antecendenti ai saldi – commenta Mauro Ardissone, presidente provinciale di Confesercenti – ma, alla fine di un "anno nero" come il 2013, diversi negozianti hanno tentato in tutti i modi di aumentare il fatturato. Per la stessa ragione prevedo che in occasione dei saldi invernali molti colleghi proporranno da subito sconti elevati, pari anche al 50%, ragion per cui l'interesse verso gli sconti scemerà dopo le battute iniziali, in particolare dopo il primo fine settimana, dato che i consumatori avranno già trovato ciò che interessava loro al prezzo che si aspettavano, senza dover attendere il prosieguo della stagione. Sconti che, quando arrivano a percentuali elevate come il 70%, mi lasciano sempre perplesso, perché non consentono al negoziante nemmeno di coprire i costi».

Elisa Ferrando

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