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Cgil, Cisl e Uil: “Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro”

Oggi in piazza San Secondo il presidio organizzato dai tre sindacati: “La media di tre morti al giorno è il triste primato dell’Italia”

“Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro”. E’ il titolo della campagna nazionale lanciata dai sindacati Cgil, Cisl e Uil per denunciare il fatto che in Italia, ogni anno, si verificano mille morti sul lavoro. Ma, anche, del primo appuntamento organizzato a questo proposito dalle segreterie territoriali delle tre sigle. Ovvero, il presidio che si terrà oggi dalle 18.15 alle 19.15 in piazza San Secondo.
“La media di tre morti al giorno – commentano i sindacati – è il triste primato di un Paese che continua a sottovalutare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Giovani o anziani, donne o uomini, la strage non si ferma. Il profitto prima di tutto. È bastato che, terminata la fase
acuta della pandemia, si ricominciasse a lavorare con continuità, per riprendere la conta dei morti e degli infortuni sul lavoro.
Oggi, unitamente al tema della ripresa e della ripartenza, per l’Italia è prioritario aumentare le misure di prevenzione e protezione affinché chi esce di casa per andare a lavorare abbia la certezza di ritornare nella propria abitazione a fine giornata. La vita delle persone deve essere al primo posto”.
Nel corso del presidio, che si svolgerà nel rispetto della normativa anti Covid, interverranno Marco Ciani, segretario generale Cisl Alessandria Asti; Luca Quagliotti, segretario generale provinciale Cgil; Armando Dagna, segretario generale Uil Asti Cuneo.

Le parole di Stefano Calella (Cisl)

“La campagna nazionale – spiega Stefano Calella, segretario generale aggiunto Cisl Alessandria Asti – si sta declinando a livello territoriale con lo svolgimento di assemblee nei luoghi di lavoro. Qui ad Asti abbiamo deciso di organizzare un presidio per cominciare a sensibilizzare su questo tema, sottolineando la necessità di una presa di posizione da parte del Governo per porre fine alla scia di sangue che si sta verificando. Servono, infatti, prevenzione e investimenti sulla formazione”.

Il commento di Armando Dagna (Uil)

“Come Uil – aggiunge Armando Dagna – abbiamo lanciato uno slogan quest’anno, l’obiettivo delle zero morti sul lavoro. In Italia, infatti, si verifica una strage silenziosa che ogni tanto affiora a causa di alcuni eventi tragici che dominano la cronaca, per poi cadere nuovamente nel dimenticatoio. Il nostro Paese, infatti, nonostante l’impegno che coinvolge gli Enti bilaterali sul tema della sicurezza, continua a non riuscire ad abbattere il numero delle morti sul lavoro, tra incidenti in fabbrica, nei cantieri e lungo le strade. Senza contare gli infortuni e le malattie professionali che avanzano anche negli uffici, come lo stress.
Una tragedia che, oltre a provocare un danno irreparabile per le famiglie dei lavoratori coinvolti, determina un enorme costo sociale: solo l’Inail, tra risarcimenti e indennizzi, spende ogni anno oltre 40 miliardi di euro. Fare sicurezza, di conseguenza, comporterebbe un risparmio per lo Stato. Scendiamo quindi in piazza per porre questo tema al centro dell’attenzione e sottolineare che la ripartenza non va attuata a discapito delle condizioni dei lavoratori”.

Il commento di Luca Quagliotti

Indignato per la situazione anche Luca Quagliotti. “Se non si riducono gli infortuni – afferma – non diminuiranno mai i morti sul lavoro. E per fare questo sono necessari più investimenti in prevenzione e formazione, oltre a maggiori controlli. La responsabilità della sicurezza va certamente affidata ai datori di lavoro, ma bisogna al contempo potenziare i controlli pubblici da parte di Spresal, Ufficio del lavoro e Inail, potenziandone gli organici”.
Riguardo alla prevenzione, “che costa molto meno della cura”, Quagliotti ricorda infine che “l’Inail mette a disposizione un apposito fondo destinato a prevenire gli infortuni nei luoghi di lavoro. Ebbene, quelle risorse sono inutilizzate, tra aziende che non se ne interessano e quelle che non conoscono questa opportunità. Bisogna invertire i paradigmi. Le aziende che non investono in sicurezza, infatti, creano un danno alle realtà in regola da questo punto di vista, dato che hanno spese inferiori, e al Paese, a causa dei costi sociali che ne derivano. Senza contare, ovviamente, la tragedia che investe le famiglie coinvolte quando si verificano incidenti”.

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