didattica in presenza
Economia

«Chiediamo il ritorno a scuola in presenza a settembre»

On line la petizione promossa dai presidenti dei consigli di istituto di tutte le materne, elementari e medie di Asti

La petizione on line

«Siamo uniti nel chiedere di organizzare il ritorno a scuola in presenza a settembre. Dobbiamo ridare alla scuola la centralità che merita e le migliori condizioni per recuperare il tempo perduto».
Ad affermarlo i presidenti dei consigli di istituto e di circolo in rappresentanza di tutte le scuole materne, elementari e medie di Asti: Roberta Barbaro (Istituto comprensivo 1), Giuseppe Cordaro (Istituto comprensivo 2), Piera Arfinengo (Istituto comprensivo 3), Alberto Dapino (I Circolo didattico), Massimo Mazzinghi (V Circolo e scuola media “Brofferio – Martiri della Libertà”).
Dopo essersi confrontati, hanno infatti promosso on line, su Change.org, una petizione – datata 18 giugno e intitolata #astiripartedallascuola – indirizzata al Prefetto Alfonso Terribile, al sindaco Maurizio Rasero, all’assessore comunale all’Istruzione Elisa Pietragalla, al presidente della Provincia Paolo Lanfranco e al direttore dell’Ufficio scolastico territoriale Pierangela Dagna.
Contattati per approfondire l’iniziativa, i promotori hanno affermato di voler attendere la pubblicazione, da parte del Ministero dell’Istruzione, delle linee guida per la ripartenza della scuola da settembre, per poi presentare nel dettaglio richieste e proposte.
Nel frattempo, comunque, la petizione si può firmare nella modalità on line o anche cartacea, attraverso i rappresentanti di classe e i presidenti di istituto (stamattina le firme sul web ammontano a circa 850).

Le richieste avanzate

Ma quali sono le richieste avanzate? «Siamo genitori, rappresentanti di classe e d’Istituto, referenti di alcune associazioni di volontariato, docenti – scrivono – e tutti noi abbiamo a cuore il presente ed il futuro dei ragazzi astigiani».
«Questi ultimi mesi – continuano – sono stati molto difficili per le famiglie e per i docenti. Anche la scuola è stata travolta dall’emergenza Covid e la didattica a distanza è stata l’unica risposta possibile all’emergenza. Tuttavia abbiamo toccato con mano che insegnamento e apprendimento a distanza sono più difficili, meno proficui e meno efficaci rispetto alla scuola in presenza. La scuola è fatta di relazioni, di scambio di idee e di pensieri, di esperienze ed attività anche pratiche. La didattica a distanza non ha fatto che confermare ed allargare le disuguaglianze sociali, economiche e culturali, in evidente contraddizione con la Costituzione italiana».
«Nonostante gli ammirevoli sforzi compiuti dalla grande maggioranza delle persone coinvolte (insegnanti, studenti e genitori) – specificano – siamo tutti consci che bambini e ragazzi, in questi mesi, siano stati fortemente penalizzati da questo sistema didattico, soprattutto gli alunni con disabilità. Siamo quindi uniti nel chiedere di organizzare il ritorno a scuola in presenza a settembre, pensando alla scuola come ad una priorità della nostra società e della nostra città».

Gli obiettivi prioritari

I promotori hanno quindi individuato alcuni punti prioritari e irrinunciabili.
Innanzitutto il fatto che «la didattica a distanza deve essere intesa sempre e solo come un provvedimento estremo ed emergenziale, mai come una strategia per risolvere problemi inerenti alla mancanza di spazio o del personale docente».
Quindi la richiesta agli Enti proprietari degli edifici scolastici «di raccogliere idee progettuali per la realizzazione di strutture in edilizia leggera idonee alla didattica nelle aree esterne alle scuole e di presentarle, nelle prossime settimane, nell’ambito del Pon dedicato, emanato dal Governo, che prevede fondi dedicati e procedure semplificate».
Nella petizione si chiede quindi di individuare, con urgenza, strutture e spazi culturali già presenti sul territorio ed organizzarli per offrire, già da settembre, soluzioni didattiche nuove, sicure ed innovative per tutte le scuole, ripensando anche il sistema di trasporto scolastico attraverso forme di mobilità sicura e sostenibile (come il Pedibus).
Tra le altre richieste, la garanzia della continuità didattica senza riduzioni di orario, compreso il mantenimento del tempo pieno (per la scuola primaria e dell’infanzia) e del servizio mensa (adattato e ripensato per le nuove esigenze). Valutando, tra le soluzioni possibili, anche quella di consentire la possibilità di fornire il pasto da casa (da consumarsi nelle rispettive aule) per evitare assembramenti.

La continuità didattica

Nella petizione si affronta poi la questione della continuità didattica. «Chiediamo alle Istituzioni comunali e provinciali – continuano – di farsi portavoce presso Regione e Governo della necessità di ricominciare a settembre con la nomina di tutti i docenti, in modo da garantire la continuità didattica ed evitare ulteriori destabilizzazioni. E di prevedere, al rientro in classe, un’accoglienza adeguata per bambini ed adolescenti, con speciale attenzione per gli alunni con disabilità, anche attraverso il coinvolgimento di professionisti (psicologi, pedagogisti) preparati a spiegare e facilitare l’elaborazione delle emozioni provate nel periodo di isolamento».

La formazione di tavoli tecnici

I presidenti di istituto propongono quindi la formazione, al più presto, di tavoli tecnici composti da professionalità diverse (dirigenti, docenti, pedagogisti, psicologi, architetti, associazioni di volontariato e rappresentanti dei genitori dei vari circoli didattici astigiani). L’obiettivo è trovare, fin da subito, soluzioni e spazi, valutare eventuali criticità, portando poi le proposte ai vertici politici del territorio (provinciali e regionali) e nazionali.
«Chiediamo alle Istituzioni locali di gestire questa difficile fase facendosi promotori del cambiamento e coinvolgendoci in questo progetto. La scuola e le famiglie hanno la necessità di conoscere subito le strade che si possono percorrere a settembre, lavorando a varie soluzioni tarate su livelli diversi di criticità sanitaria, proprio in considerazione dell’incertezza legata all’andamento epidemico. Per far questo famiglie, scuola ed istituzioni devono trovare il modo per lavorare insieme. Uniamo l’impegno per la salute e per l’istruzione».

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