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Economia

Edilizia, la grave crisi
comincia ad allentarsi

Primi timidi segnali di ripresa per il comparto edile piemontese, che, se limitati ai confini della provincia di Asti, diventano timidissimi. E' la fotografia che emerge dal Rapporto congiunturale sull'industria delle costruzioni in Piemonte diffuso nei giorni scorsi, redatto a settembre dalla Direzione affari economici e centro studi dell'Ance, l'Associazione nazionale costruttori edili. «Finalmente – commenta il presidente dell'Ance Piemonte, Giuseppe Provvisiero…

Primi timidi segnali di ripresa per il comparto edile piemontese, che, se limitati ai confini della provincia di Asti, diventano timidissimi. E' la fotografia che emerge dal Rapporto congiunturale sull'industria delle costruzioni in Piemonte diffuso nei giorni scorsi, redatto a settembre dalla Direzione affari economici e centro studi dell'Ance, l'Associazione nazionale costruttori edili. «Finalmente – commenta il presidente dell'Ance Piemonte, Giuseppe Provvisiero – anche nel nostro settore rileviamo, rispetto al 2014, timidi segnali positivi che riguardano il mercato immobiliare residenziale, i mutui erogati alle famiglie per l'acquisto della casa e l'aumento di bandi di gara per i lavori pubblici. Infatti il 2014 si è chiuso ancora con un calo dei livelli produttivi, ma per la prima volta dopo anni di congiuntura negativa le aspettative per il 2015 indicano un allentamento della crisi». Certo, i problemi rimangono. «Qualcosa si sta muovendo – aggiunge Filippo Monge, presidente del centro studi dell'Ance – ma si rilevano ancora difficoltà. Il comparto stradale è ancora fermo mentre l'edilizia civile ha registrato una lieve inversione di tendenza grazie ai bandi di edilizia scolastica che, però, spesso sono bloccati a causa delle mancate indicazioni sulla disponibilità delle risorse da parte del Ministero agli Enti locali. A tutto ciò – conclude – si aggiungono il problema dei ritardati pagamenti, i provvedimenti in tema infrastrutturale non sufficienti, come il Decreto Sblocca Italia che mette a disposizione il 75% delle risorse solo a partire dal 2017, e le scelte di bilancio della Pubblica Amministrazione, che continuano a favorire la spesa corrente a scapito di quella in conto capitale».

La situazione astigiana
Fin qui la situazione a livello regionale. Ma quale l'andamento in provincia di Asti? «Effettivamente – spiega Luciano Mascarino, a capo del Gruppo costruttori edili dell'Unione industriale – abbiamo notato ultimamente timidissimi segnali di ripresa, tanto che sembra inizi un lungo cammino di ripresa. In sostanza, abbiamo notato un'inversione di tendenza a livello di edilizia residenziale: mentre prima era tutto fermo, e la gente non manifestava alcun interesse verso il mercato immobiliare residenziale, oggi quell'interesse c'è. Ma che questo porti alla concretizzazione della vendita il passo è lungo».
Mascarino è quindi molto cauto. «Innanzitutto – continua – penso che, a livello residenziale, l'interesse sia manifestato soprattutto da parte di chi ha intenzione di fare affari, dato che i prezzi delle case nel 2015 in provincia di Asti sono più bassi del 15% (rispetto al 2010) e del 25% (rispetto al 2006). E poi che, purtroppo, l'Astigiano mostra dati meno positivi rispetto ad altre province piemontesi (quali Torino, Cuneo, Novara) fermandosi a "fondo classifica"».

I dati
Vediamo, allora, alcuni dati indicati nel Report. Per quanto riguarda, per esempio, il flusso di nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni da parte delle famiglie in provincia di Asti, nel primo trimestre 2015 si nota un aumento del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2014 (+ 43,7% l'aumento medio in Piemonte); il flusso di nuovi mutui per investimenti in edilizia residenziale da parte delle imprese vede nell'Astigiano un calo del 69,2% (- 50,7% la media regionale); il flusso di nuovi mutui per investimenti in edilizia non residenziale, sempre in provincia di Asti, segna un + 266,9% (la media regionale si attesta su + 167,6%). «Per quanto riguarda l'occupazione, poi – continua Mascarino – nell'Astigiano non possiamo assolutamente parlare di aumenti. Certo, qualcosa di muove anche a livello di bandi di gara pubblici, ma ormai ci sono troppe imprese che concorrono ad accaparrarsi un unico lavoro, e molti di noi sono costretti a partecipare a gare d'appalto anche lontano, con costi di trasferta decisamente elevati. In questa situazione, quindi, non è possibile pensare a nuove assunzioni, anche considerando l'esagerato cuneo fiscale che impone all'azienda un costo del lavoratore 2,5 volte superiore rispetto allo stipendio che il dipendente si trova in busta paga».
«Comunque – conclude Mascarino – vogliamo essere ottimisti e far sapere, come stiamo facendo anche tramite iniziative pubblicitarie, che le imprese edili ci sono e sono pronte a lavorare».

Elisa Ferrando

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