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Enomeccanica, fiore all’occhiello in mostra
Economia

Enomeccanica, fiore all’occhiello in mostra

Settore in crescita e punto di riferimento importante per l’economia astigiana, l’enomeccanica è stata celebrata nel corso di “Canelli Città del Vino” con una fiera a lei dedicata

Settore in crescita e punto di riferimento importante per l’economia astigiana, l’enomeccanica è stata celebrata nel corso di “Canelli Città del Vino” con una fiera a lei dedicata. Sotto gli stand di piazza Zoppa, infatti, si sono concentrati i rappresentanti di 25 aziende metalmeccaniche del settore in degna rappresentanza del Distretto industriale che riunisce Canelli e Santo Stefano. Un momento di orgoglio tutto piemontese nei confronti di prodotti che rientrano nella filiera del vino, tra riempitrici, tappatrici ed etichettatrici, e che oggi vengono esportati in tutto il mondo come uno dei tanti vanti del “made in Italy”. A tagliare il nastro della manifestazione il sindaco Marco Gabusi il quale ha espresso il desiderio di replicare l’appuntamento fieristico anche in futuro, «così da mostrare l’eccellenza delle nostre produzioni».

I dati forniti dalla Camera di Commercio parlano da soli. Il Distretto, in cui le aziende si ripartiscono tra il settore del “beverage” e quello enomeccanico, a fine 2016 contava 1.389 imprese rappresentando il 42% dell’attività del distretto. I dipendenti impiegati sono 3.800 con un valore di produzione che nel 2015 ha raggiunto i 483milioni di euro mentre il valore aggiunto è stato di 116 milioni di euro. L’export fa la parte del leone, con un aumento del 60% sul primo trimestre 2016. L’anno scorso le aziende che hanno esportato macchine per l’enologia hanno incassato 316 milioni di euro con partner in Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Spagna. Un settore in crescita, capace di innovazione. Scorrendo gli stand della fiera si sono quindi incontrati i nomi e i marchi di quei gruppi che in valle forniscono reddito a migliaia di famiglie. Come l’ ”Arol” di Canelli, una storia quarantennale, 600 dipendenti, e clienti in tutto il mondo, tra cui i gruppi Coca-Cola e San Benedetto.

Come spiegano Serena Bisaccia e Massimiliano Cerrina «le macchine tappatrici prodotte non servono solo l’industria del vino, ma del “beverage” in generale mentre vi sono quelle che realizzano sistemi di chiusura per altri settori, come quello dei deodoranti». Altra azienda presente è stata la Cime Careddu di Calamandrana con i suoi 15 addetti. Alla guida dal 1986 la famiglia Careddu, oggi con un donna, Roberta, insieme al cognato Beppe. Qui, ci spiegano, «si producono 45-55 macchine l’anno che vengono esportate in America, Russia, Australia e Nuova Zelanda». Esempio di successo e integrazione è poi Hicham Barida, di origine magrebina e fondatore con il fratello Adil della “Barida” azienda con 21 dipendenti specializzata nella produzione di macchine per la lavorazione del “Metodo Classico”. Tecnologia e qualità anche alla “Cames”di Santo Stefano, 30 dipendenti, e 100 macchine prodotte all’anno per il lavaggio delle bottiglie di spumante, in grado di pulire 50 mila bottiglie, già tappate, all’ora.

Lucia Pignari

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