Gener Neuv, dopo 50 annii Fassi spengono i fornelli
Economia

Gener Neuv, dopo 50 anni
i Fassi spengono i fornelli

Il 3 gennaio 1971 il ristorante Gener neuv apriva per la prima volta i suoi battenti, che l’altro ieri, quasi alla vigilia di Natale, Piero Fassi e la sua famiglia hanno deciso di chiudere, dopo 43

Il 3 gennaio 1971 il ristorante Gener neuv apriva per la prima volta i suoi battenti, che l’altro ieri, quasi alla vigilia di Natale, Piero Fassi e la sua famiglia hanno deciso di chiudere, dopo 43 anni trascorsi davvero nel modo migliore, accompagnati da un costante apprezzamento di pubblico e di critica.

«Siamo arrivati qui su consiglio di Germano Valente – racconta Piero Fassi – il quale mi propose di affittare questo locale, dove prima c’era una pizzeria che aveva chiuso per disperazione: l’unica cosa che trovammo fu una bella pila di tovaglie bianche ma, appena le aprimmo, ci accorgemmo che erano tutte bucate. Avevo pensato di aprire un ristorante sia perché mia moglie Pina è sempre stata un’ottima cuoca, sia perché la famiglia era cresciuta ed il mio lavoro da pittore di insegne non bastava a mantenerla. Presa la decisione, investii tutti i miei risparmi ed aprimmo senza debiti, ma per sette – otto mesi lavorai qui e continuai a dipingere, tanto per restare sul sicuro. Con il passare del tempo è cresciuta anche la clientela, e noi siamo cresciuti con lei, perché ci ha spinto a migliorare sempre: sono arrivate critiche e consigli e noi li abbiamo sempre ascoltati. Anzi, la soddisfazione ed i complimenti della clientela mi hanno stimolato a investire nel locale per creare un ambiente sempre più piacevole, cosicchè le tovaglie sono diventate di lino, le posate d’argento, i bicchieri di cristallo».

Gli arredi sono certamente importanti, ma al ristorante conta quel c’è nel piatto. «Il merito della cucina è di mia moglie, che ha saputo perfezionarsi giorno dopo giorno. Dal 1983 ad oggi abbiamo mantenuto ininterrottamente la stella della guida Michelin, un traguardo che pochi in Italia possono vantare: solo la passione e la voglia di lavorare ci hanno portati sino a qui». Com’è la vostra giornata? «Arriviamo alle 6.30, ci dividiamo il giornale e lo leggiamo senza commenti e alle 7.30 siamo pronti per il lavoro: il problema è che io ho 75 anni, mia moglie 72, Maura 57 e Maria Luisa 52 e non è più pensabile mantenere a lungo questo ritmo. In cucina c’è sempre stata grande armonia e si sente solo ridere lavorando, ma la fatica resta e le ore di lavoro sono tante». Ci sono già proposte per una nuova gestione? «Per ora non c’è niente di definito, ma chi dovesse venire qui troverebbe un locale storico e fiorente: inoltre, per sei o sette mesi, potremmo affiancarlo con la nostra esperienza».

Nostalgie? «Sarà tutta una nostalgia – conclude Piero Fassi – soprattutto perché non avremo più i complimenti dei clienti, che ti fanno sentire importante: penso però di aver lasciato dei bei ricordi in chi ci ha conosciuto. Il ristorante è una nostra creatura e siamo vissuti per far bella figura: negli anni, il Gener neuv è diventato importante anche per la città ed oggi è conosciuto ovunque. Ci siamo riusciti senza allontanarci da Tanaro: io non conosco le lingue, parlo poco l’italiano e molto il piemontese e mi si allarga il cuore quando qualcuno apre la porta e mi dice “cerea!”». La storia del Gener neuv si chiude qui, almeno nella gestione della famiglia Fassi: è una bella storia d’amore per il lavoro, per la cucina, per il gusto di migliorare sempre, con l’intelligenza di accogliere i suggerimenti, senza presunzioni da primi della classe. E’, anche e soprattutto, la bella storia di una famiglia astigiana che insieme ha saputo costruire e superare le difficoltà, senza badare alle ore di lavoro, senza paura di sacrificarsi. Quando pensa al dopo Piero Fassi ha gli occhi lucidi, ma è per amore e per rispetto della fatica e dei sacrifici della moglie e delle figlie che domenica sera le luci del Gener neuv sono rimaste spente.

Renato Romagnoli

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