Artom convegno cyberbullismo
Economia

Il cyberbullo agisce anonimo 24 ore su 24

Numerosi gli spunti emersi al convegno promosso dall’istituto Artom cui ha partecipato anche Elena Ferrara, promotrice della legge di contrasto al fenomeno

Convegno sul cyberbullismo

È stato un incontro interessante ed esaustivo, intitolato “La scuola al centro della prevenzione contro il cyberbullismo”, quello che si è svolto giovedì scorso all’istituto tecnico Artom.
Ad intervenire, oltre al dirigente scolastico Franco Calcagno, Stella Perrone, dirigente scolastico dell’istituto Alfieri; Vittoria Rissone, vicario della Questura di Asti; Elena Ferrara, consulente dell’Ufficio scolastico regionale, già senatrice, promotrice e prima firmataria della Legge 71 del 2017 ed ex insegnante di Carolina Picchio, la ragazzina quattordicenne di Novara, vittima di cyberbullismo suicidatasi nel 2013 e ispiratrice della legge.
E ancora Pierantonio Breda, comandante provinciale dei Carabinieri; Roberto Iandiorio, comandante del NORM della Compagnia Carabinieri di Asti; Claudio Turetta, vice sovraintendente della Sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni.
Dopo l’intervento di apertura di Calcagno, Stella Perrone ha presentato, tra le altre attività di prevenzione, le iniziative promosse in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo «per cui la parola chiave – ha detto – è insieme».

I rischi in rete

«Prevenire – ha osservato Vittoria Rissone – conoscere ed essere consapevoli è fondamentale per evitare determinate situazioni». «Parlare con i ragazzi e confrontarsi – ha aggiunto Pierantonio Breda – fa parte del nostro lavoro, vuol dire fare prevenzione per un fenomeno, il cyberbullismo, fortemente sottovalutato da tutti».
Un fenomeno allarmante che dilaga tra i giovani e giovanissimi «il cui scopo – ha detto Roberto Iandiorio – è quello di isolare e mettere in ridicolo un minore o un gruppo di minori, azioni che possono costituire violazione al Codice Civile, Penale e al Codice della Privacy».
Il cyberbullo ha un’età tra i 10 e i 18 anni, appartiene a un ceto sociale medio alto, è studente diligente con un’alta competenza informatica. Può essere il compagno di scuola, di palestra, il vicino di casa e, il più delle volte, resta nell’anonimato. «Per il bullo virtuale – ha detto Iandiorio – è più facile attaccare le sue vittime protetto dalla rete e la sua persecuzione, rispetto al bullismo, può durare 24 ore su 24. Per questo è importante porre attenzione ai sintomi dei ragazzi, un significativo calo del rendimento scolastico, ansia, depressione, comportamenti insoliti potrebbero infatti nascondere una vittima di cyberbullismo».
Colpevoli quanto il bullo virtuale anche coloro che, sapendo, non intervengono. «Fondamentale per arginare il fenomeno – ha sottolineato Claudio Turetta – è la prevenzione e il contributo dei genitori». «Carolina oggi avrebbe 21 anni – ha esordito Elena Ferrara nel suo intervento – ma, se nel 2013, non eravamo ancora avvezzi a simili episodi e abbiamo sbagliato perché siamo arrivati tardi, negli anni abbiamo cercato di recuperare per costruire la prossima generazione di genitori digitali responsabili e consapevoli».

L’intervento di Elena Ferrara

Insegnante di Carolina Picchio per tre anni, Elena Ferrara ha confidato di non aver mai sospettato nulla. «Non ho saputo darle gli strumenti per reagire», ha detto, sottolineando inoltre quanto sia difficile ripararsi dal cyberbullismo. «Per questo, oggi, tutti dobbiamo collaborare perché tali episodi non succedano più – ha continuato – episodi che purtroppo, senza arrivare ai casi più eclatanti, succedono quotidianamente e che non vanno sottovalutati».
Un fenomeno globale, diverso dal bullismo, che tocca un ragazzo su tre e per cui, uno su cinque, ammette di aver perso giorni di scuola. Un disagio che porta all’isolamento e, per il quale, spesso non si identifica il colpevole. Questo uno dei motivi della legge, che considera vittima sia il bullo che il perseguitato e che tra i vari punti prevede che anche la scuola possa segnalare in Procura i casi di bullismo, diventato reato a tutti gli effetti e per cui sono previsti risarcimenti e reclusioni con imputazioni diverse in base all’età, minore di 14 anni o tra i 14 e i 18 anni. «L’uso di internet inizia in età sempre più precoce – sottolinea l’ex senatrice – e il 71% degli under 14 naviga in rete senza il consenso di un adulto sebbene, prima dei 13 anni, ciò non sia consentito».
Quello che può salvare, insomma, è la comunicazione, la collaborazione tra scuola e famiglia, il controllo, che da parte di un genitore non è reato. E ancora passare una giornata in famiglia senza smartphone. E anche la legge sopra citata, nata dopo tre anni di lavori, le cui finalità sono la protezione dei giovani e i servizi per il loro sostegno e partecipazione.

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