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Economia

Il futuro della Gate?
«Con il fiato sospeso, ma c'è speranza»

Settimana col fiato sospeso, ma illuminata da alcuni flebili spiragli di luce, per i lavoratori della Gate, l'azienda di corso Alessandria che produce motori per il raffrescamento di radiatori

Settimana col fiato sospeso, ma illuminata da alcuni flebili spiragli di luce, per i lavoratori della Gate, l'azienda di corso Alessandria che produce motori per il raffrescamento di radiatori auto, dal 1999 di proprietà della multinazionale "Johnson Electric" di Hong Kong. E' quanto emerge dalle parole di Beppe Morabito, sindacalista della Fiom Cgil che da anni segue le vicende dello stabilimento. «Il 31 agosto – spiega – scadono i contratti di solidarietà, ammortizzatore sociale che è stato utilizzato dall'azienda per quattro anni consecutivi. Quindi nei prossimi giorni dovremo capire come si delineerà il futuro dello stabilimento, che quattro anni fa viveva momenti difficili (a causa della pesante congiuntura economica generale che ha interessato, in particolare, il settore auto, ndr), alla luce di alcune evoluzioni.

Alla fine di luglio, infatti, l'azienda ha ottenuto diversi lavori, senza contare che i contratti di solidarietà, che hanno riguardato quasi tutti i 400 dipendenti, impegnati sia nella produzione sia negli uffici, hanno consentito all'azienda di "respirare" e di affrontare i momenti più bui. Negli anni, poi, diversi dipendenti tra i 106 che erano stati dichiarati in esubero hanno lasciato l'azienda, sia collegandosi alla pensione sia sfruttando gli incentivi messi a disposizione. Io leggo la situazione attuale, quindi, come un risultato dovuto anche all'apporto dei contratti di solidarietà, ammortizzatore sociale tra i più innovativi, che consente benefici alle aziende ma anche ai lavoratori, dato che è lo strumento che grava di meno sulle loro tasche. Una situazione, quindi, che ci consente di intravvedere un futuro meno buio rispetto a quattro anni fa. Vedremo cosa ci dirà l'azienda».

Opinione simile per Silvano Uppo, segretario provinciale Uilm Uil. «L'andamento della produzione registrato nel periodo antecedente alle ferie è buono – afferma – e apre uno spiraglio di speranza per il futuro, dato che, dopo 4 anni, gli esuberi potrebbero anche essere cancellati. Quindi, se questo spiraglio si concretizzerà, l'azienda potrebbe anche abbandonare gli ammortizzatori sociali. In caso di permanenza degli esuberi, invece, l'unico strumento a disposizione sarebbe la cassa integrazione in deroga». Ma il 31 agosto è una data che fissa una scadenza anche per i lavoratori della Askoll di Castell'Alfero, l'azienda che produce motori per lavatrici di proprietà del "Gruppo Askoll" di Vicenza. Per tutti i circa 160 lavoratori rimasti scadrà infatti la cassa integrazione in deroga.

«Per la maggioranza dei dipendenti, ovvero coloro che sono impegnati con varie mansioni nella realizzazione nell'Askoll motor – continua Uppo – è già stato firmato, lo scorso 31 luglio a Roma, l'accordo con l'azienda, avvallato dal Ministero, per proseguire con i contratti di solidarietà fino al 31 agosto 2015. Per gli altri, in cassa integrazione in deroga dopo il periodo di "cassa" per cessazione di attività, dopo che la produzione del "motore universale" era stata trasferita in Slovacchia (scesi a circa 30 perché 40 hanno già lasciato l'azienda), invece la situazione è più precaria. Se lo Stato (e poi "a cascata" le Regioni) concederà una proroga della cassa in deroga, potranno contare ancora su un ammortizzatore sociale, la cui durata dipenderà dalla decisione di Roma. In caso contrario, purtroppo, scatterà la mobilità».

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