La crisi che ha caratterizzato il sistema imprenditoriale negli ultimi anni non è ancora stata del tutto superata, soprattutto da parte di quelle imprese poco strutturate e di piccole dimensioni che hanno maggiormente patito le difficoltà congiunturali. Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte, commenta il bilancio demografico delle imprese piemontesi relativo al 2015
«I dati del 2015 sono più confortanti rispetto a quelli dellanno precedente, ma il tessuto imprenditoriale piemontese continua a mostrarsi in sofferenza in quasi tutte le province e nei settori produttivi più caratteristici della nostra regione». Così Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte, commenta il bilancio demografico delle imprese piemontesi relativo al 2015. Lanno scorso sono infatti nate 26.155 aziende, a fronte di 26.663 cessazioni, con un un tasso di crescita negativo (pari a -0,11%), che scende se si guarda al panorama astigiano (- 0,24%).
Un tasso, quello regionale, che evidenzia un miglioramento rispetto alle flessioni registrate nel 2014 (- 0,44%) e nel 2013 (- 0,54%). Ma che, purtroppo, risulta in controtendenza rispetto a quanto registrato a livello nazionale (+ 0,75%).
Il dato regionale scaturisce dagli andamenti negativi concretizzati da tutti i tessuti imprenditoriali provinciali, ad eccezione di Novara (+ 0,37%) e Torino (+ 0,02%). Cuneo evidenzia una dinamica sostanzialmente in linea con la media regionale (- 0,18%) mentre contrazioni più significative caratterizzano gli altri territori: Asti (- 0,24%), Alessandria (- 0,4%), Verbano Cusio Ossola (- 0,46%) e poi, a scendere, Vercelli (- 0,5%) e Biella (- 0,81%). Si evince quindi che la crisi che ha caratterizzato il sistema imprenditoriale negli ultimi anni non è ancora stata del tutto superata, soprattutto da parte di quelle imprese poco strutturate e di piccole dimensioni che hanno maggiormente patito le difficoltà congiunturali. Il tessuto imprenditoriale piemontese, infatti, continua ad essere costituito soprattutto da aziende di piccole e medie dimensioni, pur ospitando anche realtà più grandi. In totale nel 2015 sono state registrate 442.862 aziende, confermando il Piemonte in settima posizione tra le regioni italiane, con oltre il 7% del totale delle imprese nazionali.
Le differenze per settore
Dallanalisi del tessuto imprenditoriale piemontese per classe di natura giuridica, si osserva come le società di capitale (+ 2,75%) e le altre forme (+ 1,51%) continuino ad evidenziare dinamiche positive, mentre risultano negativi gli andamenti delle imprese individuali (- 0,41%) e delle società di persone (- 1,42%).
Analizzando poi la situazione per settori di attività economica, si osserva come, anche nel 2015, il turismo manifesti la performance migliore (+ 2,10%), seguito dal comparto degli altri servizi (+ 1,30%). Risulta leggermente negativo lo stock del commercio (- 0,28%), mentre appaiono maggiormente penalizzati gli altri settori, pur evidenziando unerosione della base imprenditoriale inferiore a quella mostrata nel 2014: agricoltura (- 1,48%), costruzioni (- 1,59%) e industria in senso stretto (- 0,45%).
Il commento di Dardanello
«I dati del 2015 – sottolinea Dardanello – sono più confortanti rispetto a quelli dellanno precedente, ma il tessuto imprenditoriale piemontese continua a mostrarsi in sofferenza in quasi tutte le province e nei settori produttivi più caratteristici della nostra regione. Una nota positiva arriva, ancora una volta, dal turismo, comparto che sempre di più dobbiamo essere in grando di sostenere e valorizzare. Certo, lemergenza neve di questo inverno non aiuta, e proprio nei giorni scorsi il sistema camerale, in sinergia con gli operatori del settore e le Istituzioni, ha convocato un tavolo di confronto, ottenendo dalla Regione limpegno a sbloccare quasi 4 milioni di euro di contributi. Questo è solo uno dei tanti esempi dellimpegno delle Camere di Commercio a sostegno imprese del territorio. Sostegno che, speriamo, non venga azzerato dalla riforma in atto, in un momento così delicato per la imprese della nostra regione».
Il futuri degli Enti camerali
Il riferimento è al decreto attuativo della Riforma della Pubblica Amministrazione, inerente appunto, il riordino degli Enti camerali, che, da mesi, è nellagenda del Consiglio dei Ministri e che è in procinto di essere approvato. La preoccupazione degli addetti ai lavori è legata alle indiscrezioni sullultima bozza in circolazione, che prevederebbe di spolpare gli Enti delleprincipali funzioni, lasciando loro sostanzialmente solo il compito di gestire il Registro delle imprese. Una ipotesi non condivisa dagli addetti ai lavori, tanto che il personale delle Camere di Commercio italiane, unitamente a quello delle Unioni regionali, ha proclamato nei giorni scorsi lo stato di agitazione.
Elisa Ferrando