In sciopero i lavoratoridella grande distribuzione
Economia

In sciopero i lavoratori
della grande distribuzione

I lavoratori della grande distribuzione organizzata in lotta per chiedere il rinnovo del contratto nazionale. Per due sabati – 7 novembre e 19 dicembre – è infatti in programma lo sciopero nazionale,

I lavoratori della grande distribuzione organizzata in lotta per chiedere il rinnovo del contratto nazionale. Per due sabati – 7 novembre e 19 dicembre – è infatti in programma lo sciopero nazionale, proclamato da Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Filcams Cgil, degli addetti delle aziende aderenti a Federdistribuzione (tra queste Esselunga, Bennet, Unes, Pam, Penny, Carrefour), oltre che delle imprese della distribuzione cooperativa, che si trovano nella stessa situazione di attesa del rinnovo del contratto nazionale.

«Il ricorso allo sciopero – spiega Nicola Defilippis, segretario provinciale Filcams Cgil – si è reso necessario in quanto due anni fa le aziende che hanno dato vita a Federdistribuzione hanno disdettato il contratto “principe” del settore terziario e del commercio. Da allora è stata avviata la trattativa per firmare un nuovo contratto, ma dopo tutto questo tempo non c’è stato alcun risultato perché le aziende vorrebbero aumentare la produttività riducendo il costo del lavoro, ad esempio procrastinando nel tempo gli aumenti salariali. Essendo ovviamente contrari, abbiamo proclamato il primo sciopero che accomuna i dipendenti delle aziende della grande distribuzione organizzata, che ad Asti vedrà un presidio all’esterno del centro commerciale “Il Borgo” di corso Casale».

«Uno sciopero che, tra l’altro – prosegue – si inserisce in un momento particolarmente delicato per i lavoratori, sia per effetto della crisi, che a livello nazionale ha determinato in vari casi riduzioni del personale, sia per effetto della liberalizzazione, a causa della quale i punti vendita in questione rimangono sempre aperti, con pochissimi giorni di chiusura nell’arco dell’anno. Comunque non si capisce perché altre aziende del commercio hanno applicato il contratto nonostante la crisi economica e le aziende della grande distribuzione, invece, si siano “chiamate fuori”».

«In entrambi i settori (Federdistribuzione e distribuzione cooperativa) – aggiunge Cristiano Montagnini, segretario generale Fisascat Cisl Alessandria Asti – le rispettive controparti avanzano richieste finalizzate ad abbassare nettamente salario e diritti dei lavoratori. Nella fattispecie, Federdistribuzione si è rifiutata di prendere in considerazione le richieste sindacali presentate unitariamente a suo tempo, dichiarandosi indisponibile ad erogare aumenti salariali, così come previsto dal recente rinnovo del Contratto nazionale avvenuto con Confcommercio».

Da ricordare, poi, che la Uiltucs si sta muovendo anche in un’altra direzione per far valere i diritti del lavoratori. «Siamo soddisfatti – affermano dal sindacato – della pronuncia del Tribunale di Torino, che ha riconosciuto il diritto a percepire l’aumento salariale previsto dal contratto collettivo rinnovato con Confcommercio, tanto che abbiamo avviato analoghi procedimenti giudiziari in tutta Italia. Per questa via le imprese della grande distribuzione saranno obbligate a corrispondere gli incrementi retributivi che pretendono di non garantire attraverso la normale strada della contrattazione».

Da parte sua, Federdistribuzione ricorda in una nota, tra i vari punti, di aver proposto «un piano di interventi articolato e prima di tutto finalizzato al complessivo mantenimento dei livelli occupazionali. Ciò in un quadro economico ancora complicato, con solo timidi e incerti segnali di uscita da una crisi profonda che ha avuto pesanti impatti sul settore. All’interno di questo piano non vi sono preclusioni nei confronti del riconoscimento dell’aumento salariale richiesto dai sindacati, purché erogato in un arco di tempo adeguato, il triennio 2016 -2018, ed accompagnato da misure di sostenibilità, flessibilità e produttività».

Elisa Ferrando

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