Iniziano i saldi, ma niente euforia:ogni astigiano spenderà circa 200 euro
Economia

Iniziano i saldi, ma niente euforia:
ogni astigiano spenderà circa 200 euro

Da sabato fino al 2 marzo prende il via la stagione dello shopping scontato. Le associazioni di categoria però prevedono che gli astigiani spenderanno circa la metà rispetto allo scorso anno: colpa della crisi di liquidità che attanaglia i portafogli e dei rincari di Rc auto, autostrade, tasse

Pronti, via. Sabato comincia la stagione dei saldi in tutto il Piemonte, e quindi anche nella nostra provincia, che durerà fino al 2 marzo. In totale otto settimane di vendite scontate in numerosi settori merceologici, attese soprattutto nell’ambito dei settori abbigliamento e calzature. Attesa su cui, tuttavia, incombe lo spettro della crisi economica. «Le aspettative sulla stagione dei saldi che si sta per aprire non sono delle migliori», commenta Claudio Bruno, direttore provinciale di Ascom Confcommercio. «Ciò che ci preoccupa è la scarsa liquidità della gente, unitamente ai rincari che le famiglie subiranno quest’anno e che preoccupano molto gli Italiani. Parliamo degli aumenti previsti per l’Rc auto, per i pedaggi autostradali, per il carico fiscale in generale, tra cui l’avvento della nuova tassa, la Tares, che sostituirà la Tarsu e che riguardarà non solo i rifiuti ma anche l’illuminazione e la manutenzione pubblica. Condizioni che spingeranno le persone a fare acquisti mirati. La previsione, quindi, è buona solo per il primo fine settimana, in quanto riteniamo che poi si assisterà ad un lento scemare dell’attrattiva dei saldi, con alcuni commercianti che cercheranno di abbassare ancora i prezzi».

In base agli studi nazionali dell’associazione di categoria, infatti, «la previsione della spesa pro capite sarà attorno ai 200 euro, circa la metà dell’anno scorso», ricorda Bruno.
Nessun boom, quindi, che segue un andamento non roseo delle vendite nel periodo pre natalizio. «In base ai nostri sondaggi interni – continua Bruno – abbiamo notato che hanno tenuto settori quali l’agroalimentare e l’abbigliamento bimbi, mentre si è registrata una flessione dell’abbigliamento adulti, della pelletterie e delle calzature tra il 15 e il 20%. In diminuzione anche la ristorazione (tra il 5 e l’8%) di cui temiamo un andamento decisamente peggiore tra gennaio e febbraio».

A questo punto, però, lamentarsi non serve: bisogna agire. «Dalle prossime settimane – conclude Bruno – sia a livello nazionale sia locale, come associazione saremo in prima linea per chiedere più attenzione alle piccole e medie imprese, in quanto è necessario ricreare un clima di fiducia, e aiutare le piccole e medie imprese intervenendo sul rilancio della produttività, sulle linee di accesso al credito, sui finanziamenti europei, sulla riforma del lavoro che, a quanto pare, non darà al nostro settore grandi vantaggi dal punto di vista occupazionale». Tutte richieste di attenzione al settore che si uniranno anche ad un problema più locale. «Nonostante l’ottimo lavoro svolto da Prefettura e Forze dell’Ordine – ricorda il direttore Ascom – siamo molto preoccupati dal ripetersi di furti e spaccate ai danni dei negozi cittadini. Un problema, quello della sicurezza, che ci sta a cuore e di cui ci piacerebbe discutere: per questo abbiamo intenzione di chiedere prossimamente un incontro al Prefetto Pierluigi Faloni».

Concorde sulle previsioni dal “segno meno” il presidente provinciale di Confesercenti, Mauro Ardissone. «Normalmente – afferma – i saldi riflettono proporzionalmente le vendite nel precedente periodo natalizio. Vendite che, per quanto riguarda il settore della moda in generale (che tradizionalmente “domina” i saldi), è andato male. Quindi ci aspettiamo un buon andamento solo nel primo weekend, soprattutto per chi ha rinunciato ai regali di Natale per aspettare gli sconti, e in occasione degli ultimi giorni, quando i consumatori attendono le “occasioni d’oro”, ovvero i ribassi del 70 – 80%, che mi lasciano sempre perplesso, in quanto riduzioni di questo tipo non consentono al negoziante nemmeno di coprire i costi».

Elisa Ferrando

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