Presidio Ispettorato del lavoro
Economia
Protesta

«Ispettorato del lavoro, laureati in Giurisprudenza non possono effettuare controlli tecnici»

Nei giorni scorsi il presidio di dipendenti e sindacalisti di Cisl Fp, Fp Cgil e UilPA, in vista dello sciopero nazionale del 18 marzo

«Laureati in Giurisprudenza non possono occuparsi di questioni tecniche relative alla sicurezza sul lavoro nelle aziende di qualsiasi settore».
Ad affermarlo i sindacalisti componenti della delegazione che venerdì scorso è stata ricevuta in Prefettura nell’ambito del presidio convocato per protestare contro la carenza di personale all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Il presidio è stato convocato da Cisl Fp, Fp Cgil e UilPA. A comporre la delegazione Alessandro Delfino, Salvatore Bullara e Carmelina Vecchione (Cisl) insieme a Roberto Gabriele (Cgil).
La manifestazione, che ha visto la presenza di sindacalisti (per la Cisl anche le categorie del settore privato in segno di solidarietà) e lavoratori, si è inserita nell’ambito dello stato di agitazione che coinvolge il personale da alcune settimane a livello nazionale, proclamato, oltre che da Cgil, Cisl, e Uil, anche da Confintesa, Confsal Unasa, USB.
Diverse le questioni sottolineate.
«Fin dal 2015, anno di nascita dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro – ha spiegato Delfino – il personale è sempre stato poco considerato, senza alcun investimento in termini di professionalizzazione e formazione».

Il nuovo incarico

Delineata la premessa, Delfino ha sottolineato la questione che preoccupa maggiormente i dipendenti. «Le modifiche al Testo unico sulla sicurezza apportate alla fine del 2021 – ha ricordato – hanno assegnato all’Ispettorato nuove e importanti competenze in materia di vigilanza e sicurezza sui luoghi di lavoro. E’ stato infatti chiamato ad effettuare controlli tecnici non solo nell’ambito dell’edilizia, come accaduto finora, ma in tutti i luoghi di lavoro. Di conseguenza, mentre finora i dipendenti si occupavano di effettuare verifiche a livello di contratti di assunzione e di mansioni svolte, in linea con le loro competenze, ora devono analizzare anche aspetti tecnici, per conoscere i quali bisognerebbe avere una preparazione scientifica».
«La risposta al problema da parte dei vertici dell’Ispettorato – ha aggiunto Salvatore Bullara – è stata che i dipendenti devono limitarsi a ritirare la documentazione relativa alla sicurezza nelle aziende, che poi sarà vagliata dall’Ispettore tecnico. Fermo restando che già la raccolta del materiale è una fase importante del controllo, il problema è che gli ispettori tecnici sono solo il 10% del personale. Basti pensare che presso l’Ispettorato di Alessandria-Asti, che conta due sedi in entrambe le città, gli ispettori tecnici sono due, ma uno di questi andrà in pensione a breve».

Il concorso

Bullara ha fatto quindi riferimento al concorso aperto per l’assunzione di nuovi dipendenti a livello nazionale. «Speravamo – ha dichiarato – che la situazione sarebbe stata sanata grazie a questa selezione. Invece no, perché è aperta a laureati in qualsiasi disciplina».
I sindacalisti hanno quindi sottolineato che anche il percorso di formazione attivato in riferimento al nuovo incarico per i dipendenti non ha dato i frutti sperati. «Sono state sei lezioni on line – ha concluso – in cui, peraltro, sono stati trattati prevalentemente aspetti giuridici e non tecnici».

La rivendicazione dell’indennità di amministrazione

I sindacalisti hanno infine affrontato anche una questione legata alla remunerazione. «Il personale – hanno evidenziato – ha sempre svolto il proprio lavoro con dedizione e professionalità. Peccato che nei giorni scorsi sia stato ufficializzato l’elenco delle Amministrazioni per le quali, come previsto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, si procederà ad armonizzare l’indennità di amministrazione, che è una componente della retribuzione. Ad essere escluso proprio l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (insieme all’Anpal). E questo perché, dalla sua nascita, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro si trova in una sorta di “limbo”: è un’agenzia, ma al personale si applicano le norme dei dipendenti dei Ministeri».
In segno di protesta, in vista dello sciopero nazionale del 18 marzo, il personale ha deciso di ritirare la disponibilità a svolgere lavoro straordinario e ad usare beni e strumenti propri per le attività istituzionali dell’ufficio.

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