La crisi si tinge di rosaImprenditrici in calo
Economia

La crisi si tinge di rosa
Imprenditrici in calo

La crisi non risparmia le imprese “in rosa”. In base ai dati della Camera di Commercio di Asti, infatti, le aziende guidate da imprenditrici donne, allo scorso 30 settembre, erano 6.186, segnando

La crisi non risparmia le imprese “in rosa”. In base ai dati della Camera di Commercio di Asti, infatti, le aziende guidate da imprenditrici donne, allo scorso 30 settembre, erano 6.186, segnando un – 2,49% rispetto alla stessa data del 2012. Una diminuzione di 158 imprese che, in termini percentuali, rende Asti la provincia con la performance peggiore in Piemonte. Partendo dal basso seguono infatti Vercelli (- 2,34%), Alessandria (- 1,93%), Biella (- 1,64%), Cuneo (- 1,59%), Verbania (- 1,15%), Torino (- 0,48%). In controtendenza Novara che segna un + 1,58%. Se si analizza la situazione riferita solo ai primi nove mesi dell’anno, poi, si nota che ad Asti sono nate 319 nuove imprese, a fronte di 415 cessazioni, quindi con un saldo negativo pari a 96 aziende (era stato di 67 unità nello stesso periodo del 2012).

Un calo, si diceva, che interessa quasi tutta la regione, come evidenziato anche da un recente studio di Confartigianato Piemonte, e che viene confermato da Anna Maria Carrer, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio nonché del Gruppo Donne Impresa di Confartigianato Asti, in qualità di titolare dell’azienda “Annapiù” di Quarto inferiore (settore maglieria), fondata nel 1979 e che oggi conta 15 dipendenti. «La situazione – commenta – è veramente preoccupante. Registriamo un calo di imprese guidate da donne da alcuni anni a questa parte, perché la situazione è veramente difficile, soprattutto per chi opera nell’ambito dell’artigianato. I problemi fondamentali sono due: la mancanza di commesse e le tasse troppo alte. Problemi quotidiani e insormontabili, che le imprenditrici, e gli imprenditori in generale, non possono affrontare senza interventi da parte del Governo, che non si è ancora mosso nonostante le associazioni di categoria abbiano ormai da tempo lanciato segnali di allarme».

Anna Maria Carrer propone anche qualche esempio di “vita vissuta”. «La mia azienda, per fare un esempio, soffre la stagnazione del mercato interno e la difficoltà ad esportare, nonostante io abbia cominciato a vendere all’estero già nel 1984. Le ragioni sono numerose e intrecciate, legate principalmente alla nascita di un mercato globalizzato, dove peraltro si ragiona solo più in base al prezzo, e al fatto che l’euro è un moneta forte, per cui in molti casi scoraggia le importazioni dal nostro Paese. Basti pensare il calo che abbiamo registrato noi in azienda nelle esportazioni con il Giappone proprio per questo motivo».

A livello di attività artigianali, dalla parrucchiera all’estetista, lo scenario non cambia. «La difficoltà è generale – continua – ma sottolineo la pesante crisi che investe il settore dei servizi alla persona, dalle parrucchiere a coloro che hanno aperto lavanderie e stirerie. Donne strozzate dalle tasse – tanto che ho già visto colleghe vendere l’argento di famiglia o la fede nuziale per tirare avanti – e che, in alcuni casi (parrucchiere ed estetiste), subiscono la concorrenza sleale di chi lavora in nero, una piaga in forte crescita. Come Confartigianato portiamo avanti tanti progetti, avanziamo a livello nazionale proposte che provengono dalla base, ma le Istituzioni non ci ascoltano mai, peggiorando la situazione. E poi, magari, arrivano gli incentivi per assumere i giovani: peccato che ora sia troppo tardi, in quanto le aziende non hanno lavoro per assumere. Ora bisogna abbassare le tasse e favorire la riapertura dei canali del credito da parte delle banche a prezzi sostenibili».

Elisa Ferrando

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo