Per Asti nella Docg si chiede un Consiglio aperto
Economia

Per Asti nella Docg si chiede un Consiglio aperto

Coldiretti continua a tenere la sua linea dura contro l'inclusione del Comune di Asti nel disciplinare della docg dell'omonimo vino, Cia e Confagricoltura gli riconoscono il diritto di

Coldiretti continua a tenere la sua linea dura contro l'inclusione del Comune di Asti nel disciplinare della docg dell'omonimo vino, Cia e Confagricoltura gli riconoscono il diritto di chiederne l'ingresso, mentre il Sindaco è stato a sentire tutte le parti senza intervenire. Questa in estrema sintesi il resoconto dell'incontro organizzato dai consiglieri comunali Mariangela Cotto e Giovanni Pensabene per portare avanti una proposta di inserimento di Asti nell'elenco dei comuni produttori. Con una serie di appuntamenti prossimi: il primo si terrà domani, mercoledì, a San Marzanotto con i viticoltori del posto e quelli di Portacomaro Stazione, Variglie, Vaglierano interessati ad ottenere la docg. E da stasera, martedì, Cotto e Pensabene raccoglieranno le firme per chiedere un consiglio comunale aperto su questa vicenda per "impegnare" l'amministrazione nella richiesta di inclusione. Un consiglio che potrebbe tenersi ai primi di gennaio.

«Continuiamo a non comprendere tanta ostinazione contro il Comune di Asti -ha commentato Giovanni Pensabene – tenendo conto che qui non si toglie niente a nessuno ma si aggiungono al massimo una trentina di ettari agli attuali 10 mila vocati a Moscato. Considerando che non si tratta di un regalo, visto che i viticoltori che vorranno aderire alla docg dovranno comprarsi i diritti di impianto». Che oggi veleggiano sui 40 mila euro ad ettaro.

Sempre in tema di numeri e di minimo impatto sul mercato che provocherebbe l'ingresso di Asti nella docg, si pensi che, nel caso di autorizzazione per una trentina di ettari, si parla di meno di 300 mila bottiglie. Facendo una stima approssimativa sulle attuali 100 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, l'incidenza di quelle prodotte nel Comune di Asti si attesterebbe sullo 0,3% circa. «A tutti coloro che ritengono di poter fare a meno di Asti nel disciplinare dell'Asti docg, poi -ha sottolineato Pensabene- ricordo che la nuova normativa sulle denominazioni di origine emanata nell'aprile del 2010 su direttive europee, cita, testualmente che "le zone di produzione della denominazione di origine possono comprendere, oltre al territorio indicato con la denominazione medesima, anche territori adiacenti e vicini" dando per scontato, dunque, che la città che dà il nome al vino sia di diritto inserita fra i produttori».

I moscatisti che si sono opposti fieramente all'azienda Castello del Poggio di Zonin ottenendo poche settimane fa una sentenza dal Consiglio di Stato che estromette Asti, adducono, fra le altre obiezioni, che il capoluogo non può diventare produttore perchè non è continguo alla zona di produzione attuale dell'Asti. «Cartina alla mano -replica Pensabene- qualcuno sa spiegare perchè questo invece vale per i Comuni di Santa Vittoria d'Alba (sede Cinzano) e Serralunga d'Alba (sede Fontanafredda) che pur essendo staccati dall'area delle colline del moscato sono comunque presenti nel disciplinare?».

Daniela Peira

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