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«Poste, carenza di personale e uffici con orario ridotto»

L’analisi della Cgil alla vigilia della nuova rilevazione sullo stress da lavoro correlato che vedrà coinvolti dipendenti in tutta Italia

Tra maggio e giugno il sindacato Cgil si occuperà della rilevazione, presso i dipendenti di Poste Italiane, dello stress da lavoro correlato e altre malattie professionali. Lo farà sottoponendo al personale, in tutta Italia, un questionario elaborato da due strutture interne: Fondazione Di Vittorio e Inca.
A presentare l’iniziativa, nei giorni scorsi in conferenza stampa, Giorgia Perrone, segretaria provinciale Slc Cgil; Alessandro Berruti, direttore del patronato Inca di Asti e Patrizia Bortolin, Rsu Slc Cgil Poste italiane. «La precedente rilevazione, avviata nel 2019 – ha spiegato Giorgia Perrone – ha visto la somministrazione di 1.098 questionari in Italia al personale del settore commerciale assunto a tempo indeterminato (direttori di uffici postali e consulenti di sala e filiale). E’ emerso che l’82,4% degli intervistati ha subito pressioni commerciali, il 47,2% violenze verbali e l’1% violenze fisiche. E’ stato l’inizio di un’indagine, interrotta dall’emergenza sanitaria, che ora riprendiamo, ampliandola».

I questionari

I nuovi questionari saranno infatti sottoposti al personale del recapito, del mercato privato (uffici postali), sia a tempo indeterminato che determinato, sia a tempo pieno che ridotto. Le domande riguarderanno diversi aspetti, dalla mansione lavorativa agli ambienti di lavoro, dai sintomi riconducibili a malattie professionali alle condizioni di sicurezza.
«L’obiettivo – ha spiegato Perrone – rimane quello di rilevare lo stress da lavoro e far emergere malattie professionale ad esso legate. E, se la presenza fosse significativa, avviare un percorso di tutela dei singoli lavoratori interessati e dei dipendenti in generale tramite apposita trattativa con Poste italiane per migliorare le condizioni di lavoro».
«Far emergere malattie professionali – ha concluso Alessandro Berruti – non è semplice. Un’indagine di questo tipo può aiutare a far emergere un lavoro di cattiva qualità che provoca malattie professionali. E’ nell’interesse di tutti avere lavoratori in buona salute».

La situazione nell’Astigiano

E’ stata poi ricordata la situazione nell’Astigiano, dove sono presenti 120 uffici postali e 3 centri di recapito. «Rileviamo da anni carenza di personale», ha sottolineato Perrone. «“A spanne” possiamo dire che attualmente siamo sotto di 40 persone sul mercato privati e ci sono 28 zone scoperte nel recapito».
«Con la pandemia – ha aggiunto Bortolin – alcuni uffici sono stati chiusi a giorni alterni e purtroppo lo rimangono tuttora. L’ufficio di Tonco si è visto ridurre l’apertura da 4 a 3 giorni, Callianetto da 3 a 2, e altri 17 uffici da 6 a 3 giorni (Montiglio, Piovà Massaia, San Paolo Solbrito, Cellarengo, Ferrere, Cantarana, Camerano Casasco, Grana, Montemagno, Castagnole Monferrato, Montaldo Scarampi, Costigliole ferrovia – Boglietto, Calosso, Vesime, Cassinasco, Castel Boglione e Quarto). L’anomalia è che sul sito aziendale è indicata per tutti questi uffici un’apertura più ampia, generando confusione».
Bortolin ha poi analizzato la situazione dei centri di recapito: «Ci sono zone scoperte, nel senso che a ricoprire il ruolo di responsabile è personale a tempo determinato invece che indeterminato. Da anni, infatti, assistiamo da parte dell’azienda ad un tentativo di risparmio che si ripercuote sull’utenza, con ritardi nella distribuzione e ripercussioni sui lavoratori che devono garantire il servizio nonostante la carenza di personale».

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