Spumante batte Champagne, più brindisi astigiani
Economia

Spumante batte Champagne, più brindisi astigiani

Spumante batte champagne: le bollicine nostrane riconquistano gli italiani, solo uno su venti ha acquistato una bottiglia francese. Ottimo gradimento anche per Alta Langa e per i rossi, ma si registra un -1,8% nelle vendite complessive

Lo spumante batte lo champagne, anche se con un segno meno. Saranno 162 milioni, secondo le stime della Cia le bottiglie che gli italiani metteranno in tavola per i brindisi beneaugurali di fine anno. Tra vini “fermi”, bianchi e rossi, e spumanti un esercito che, comunque, perde un 1,8 in percentuale rispetto all’anno precedente. Colpa della crisi, anche se l’unica voce a tenere in un periodo di risparmi forzati è proprio l’agroalimentare. Seppur l’italiano vada a scovare, tra le tante etichette, il miglior rapporto qualità-prezzo. Sempre secondo la Confederazione Italiana Agricoltori la parte del leone la faranno gli spumanti, meglio se dolci (il 59%), con un giro d’affari che si attesta sui 700 milioni di euro: i vini da tutto pasto, più o meno blasonati, fanno registrare 350 milioni circa di fatturato.

Anche per Coldiretti più spumante e meno champagne, con il 24 per cento in meno di bollicine d’Oltralpe a favore di quelle tricolori.
Secondo le intenzioni di acquisto il Made in Italy va forte: 93 milioni di tappi di spumante usciti dalle cantine dello Stivale sono già saltati sulle tavole di Natale o si preparano a farlo su quelle di Capodanno. Solo un italiano su venti ha acquistato una bottiglia dei “cugini” francesi. Mentre i cavatappi affondano in 70 milioni di vini rossi e bianchi che accompagnano i piatti della tradizione. Eh sì, perché se il vino è la cartina al tornasole di un’Italia sempre più (apparentemente) campanilista, non va meglio per gli altri prodotti tipici delle festività.  In picchiata del 12% caviale e succedanei del 12% (elaborazione Coldiretti), così come cala la frutta esotica con ananas, manghi, avocado e datteri.

Sugli scudi i prodotti a torto considerati “poveri”: lenticchie, arance e mandarini, con il 44 per cento degli italiani che preferisce acquistare prodotti locali.
In questa speciale classifica l’Asti resta sempre il più apprezzato, anche se in discesa rispetto al 2011, mentre acquista posizioni il Moscato d’Asti Docg, declinato nella versione “Canelli”: in totale se ne venderanno circa 95 milioni di pezzi. Di nicchia, ma con un mercato sempre vivace, i brut metodo classico con l’Alta Langa che conquista nuove vette.

Nel dettaglio, secondo la Cia, gli italiani hanno speso mediamente per una bottiglia di spumante tra i 5 e i 10 euro, mentre per il vino da pasto l’oscillazione va da 3 a 7 euro. Sempre più famigliare il brindisi di Capodanno: alzeranno il calice tra le mura domestiche il 68% degli italiani, mentre solo il 32 per cento sceglierà i “veglioni”.
Il Made in Canelli, infine, torna in tivù: da due settimane gli spot di Casa Gancia stanno sfiancando le promesse digitali di telefonini&smartphone. Come dire, un Natale più vicino a noi. Ci voleva un russo a ricordare che Canelli è la Capitale dello Spumante Italiano.

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