Vendemmia decimata da gelo e siccità
Economia

Vendemmia decimata da gelo e siccità

In anteprima i dati e le analisi presentate dai vignaioli piemontesi al castello di Roppolo. Nonostante l'ottima qualità, la raccolta di quest'anno è la più scarsa dal Dopoguerra ad oggi con una perdita annuale di vigneti stimata in 1500 ettari. Nell’Astigiano, dove si è segnata la miglior performance quantitativa del Piemonte, si registra comunque un calo di quasi il 5% rispetto allo scorso anno che in termini di quintali significa 65 mila in meno…

Dopo gli anni di eccedenze in cantina e di ricorsi alla distillazione per smaltire il troppo vino prodotto, quest’anno il segno è decisamente contrario.
Quella del 2012, infatti, è la più scarsa e povera d’uva dal Dopoguerra. Nell’Astigiano, dove si è segnata la miglior performance quantitativa del Piemonte, si registra comunque un calo di quasi il 5% rispetto allo scorso anno che in termini di quintali significa 65 mila in meno. Ma, sulla qualità, non si discute con la maggior parte delle doc e docg a 4 e 5 stelle, premiando lo sforzo dei vignaioli a mantenere basse le rese per ettaro per perseguire le eccellenze nei vini in bottiglia. Ma da sola, l’eccellenza non basta.

Questa, in sintesi, l’anteprima della vendemmia 2012 presentata al Castello di Roppolo nei giorni scorsi dai vignaioli piemontesi e dai rappresentanti dei Consorzi.
Un’anteprima che non ha potuto far altro che contare i danni alla produzione di uve dovuti prima al gelo prolungato di febbraio (con i -16,6 gradi registrati nelle vigne a Nizza, i -16,2 di San Damiano i -15 di Calosso e Costigliole) e poi il caldo e la siccità di una interminabile estate. I bianchi hanno sofferto maggiormente il caldo e la mancanza di pioggia ma hanno mantenuto intatti i profumi e il quadro aromatico. I rossi, pur con una resa minore, registrano una grande annata in termini di quantità.

Nella sua relazione Giulio Porzio, viticoltore e presidente di Vignaioli Piemontesi, ha sollevato alcuni punti molto importanti. Il primo è il coraggio delle scelte per sapere se la viticoltura deve rimanere un comparto di forza del Piemonte, considerando che in un solo anno sono stati estirpati oltre 1500 ettari di vigneti. Questo in un momento in cui si stima che, a livello mondiale,  l’offerta di vino non riuscirà a soddisfare la domanda, perchè verranno a mancare circa 18 milioni di ettolitri di vino, come ha ricordato l’assessore all’agricoltura Claudio Sacchetto.

Un altro salto di qualità deve essere fatto sulla promozione, perchè oggi è troppo frammentata e dovrebbe invece essere più univoca per strategie su larga scala soprattutto all’estero.
«In questi anni il produttore d’uva si è sempre fermato alla vigna e, quando va bene, alla cantina – ha detto Porzio – oggi deve invece preoccuparsi sempre più del consumatore finale e della vendita diretta e per fare questo deve mettersi in gioco personalmente e deve metterci la sua faccia». Una vendita che trova sempre maggiore spazio all’estero visto che l’export rappresenta il 60% dello sbocco del vino prodotto in Piemonte guidato dai 66 milioni di bottiglie di Asti, seguiti dai 20 milioni di Moscato, dagli 8 milioni di Barolo, dai 10 milioni di Barbera.

L’anteprima è stata anche l’occasione per assegnare lo storico premio “Tra memoria e futuro” che quest’anno si è sdoppiato. A Laurana Lajolo è stato consegnato il premio alla memoria del padre, Davide, nel centenario della nascita, come omaggio ad un giornalista, scrittore, uomo politico figlio della terra piemontese e narratore dell’epica del mondo contadino. La seconda ssegnazione ad Ilaria Bertini, figlia di un enologo, che, a soli 23 anni, ha già scritto e pubblicato tre romanzi, ciascuno dedicato ed ispirato ad un grande vino piemontese.

Daniela Peira

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