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Mobrici: “Prima il mercato locale, poi il rilancio dei nostri vini all’estero”

Il presidente del consorzio Barbera d'Asti illustra le difficoltà e le necessità urgenti delle aziende vitivinicole

Il presidente Mobrici parla dei problemi del mondo del vino

Sono numerose e differenti le problematiche che interessano il comparto del vino in questo periodo di ripresa delle attività economiche dopo il picco dell’emergenza sanitaria.
Lo sa bene Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e di Piemonte Land of Perfection, che riunisce tutti i 14 consorzi di tutela piemontesi riconosciuti dal Ministero.
«Al nostro interno – spiega – abbiamo diverse tipologie di aziende. Tutte hanno subito contraccolpi a causa dell’emergenza sanitaria, ma alcune sono più in difficoltà di altre. Tra queste le aziende agricole e vitivinicole, che hanno subito perdite di ricavo pari al 70 – 80%; e le cantine sociali, che si sono viste chiudere per tanto tempo i punti vendita. Ma i problemi hanno raggiunto anche le aziende più strutturate che possono contare su sbocchi internazionali, a causa del fatto che l’emergenza sanitaria è di portata mondiale, e ha bloccato l’ambito turistico e dell’Horeca (hotel, ristoranti, catering). Insomma, la situazione è sicuramente preoccupante».
Mobrici evidenzia quindi quali sono i principali problemi in questa cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza sanitaria. «Innanzitutto la scarsità di personale e di manodopera: la regolarizzazione dei lavoratori già presenti, stabilita dal recente decreto, non è sufficiente, in quanto sono bloccati i flussi dall’estero. Non bisogna dimenticare, infatti, che le aziende vendemmiano tutte contemporaneamente, per cui ci deve essere tanto personale per raccogliere l’uva nei tempi giusti previsti dalla natura».
«Altro problema la scarsità di liquidità delle aziende, che improvvisamente si sono viste privare del flusso costante di denaro a causa della chiusura di bar, ristoranti e locali».

La strategia da seguire

Mobrici ricorda quindi la necessità di sostegno ad un settore che non riguarda solo la produzione di vino, ma abbraccia tutto l’indotto, cioè l’enoturismo. Ancor più in un territorio come il nostro che si può fregiare del riconoscimento di patrimonio Unesco.
«E’ fondamentale – ribadisce – preservare le colline e le viti attraverso il consumo del vino. In questi ultimi anni noi produttori abbiamo pensato in grande, a livello globale. Ora è necessario concentrarsi a livello locale. Ovvero, data la situazione di emergenza, il primo mercato che deve aprirsi è quello locale. I concittadini devono ricordarsi che, se hanno bisogno di vino, possono rivolgersi alle aziende e alle cantine sociali del territorio, se necessario anche attraverso la vendita diretta a domicilio. Solo se i consumi torneranno nei binari giusti, infatti, si potranno evitare eccessi di giacenze e, quindi, il crollo dei prezzi. Inoltre si eviterà il rischio che molti vigneti siano abbandonati, buttando al vento anni di impegno e lavoro per la realizzazione di un patrimonio vitivinicolo che non verrebbe più recuperato».

Le richieste avanzate alla Regione Piemonte

Mobrici sottolinea anche la necessità di agire in fretta. «Le vigne stanno fiorendo, per cui si cominciano a contare i giorni in vista della vendemmia. Abbiamo bisogno di strumenti per fare fronte a questa emergenza, che abbiamo sintetizzato in una serie di richieste avanzate alle Istituzioni a livello di Piemonte Land of Perfection, presentandoci in modo compatto come rappresentanti di un comparto regionale che vale 13,5 miliardi di euro. Insomma, alla dimostrazione di attenzione che abbiamo ricevuto dal presidente della Regione Alberto Cirio, del vice presidente Fabio Carosso e dell’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa devono seguire misure concrete prima che sia troppo tardi».
Diverse le richieste avanzate nelle scorse settimane. Tra queste la riduzione delle eccedenze attraverso la distillazione, facendo però in modo che il vino distillato sia correttamente remunerato; un contributo per la riduzione della resa e per l’acquisto (oppure per l’affitto o la sistemazione) di vasi di contenimento. Infine, una grande azione di promozione internazionale del vino. «Finita l’emergenza sanitaria – conclude – avremo bisogno di una grande azione di promozione internazionale dei nostri prodotti. I mercati, infatti, andranno di nuovo consolidati, alla luce del fatto che i competitor stranieri sfrutteranno sicuramente la situazione per scalzarci delle posizioni che abbiamo assunto negli ultimi anni».

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