Il caso
23 Marzo 2026 11:17:00
In corso Torino, il principale asse d’ingresso a ovest della città, il decoro urbano sembra essere scivolato in secondo piano. Camminando lungo la strada ad alto traffico, ci si imbatte in qualcosa che non dovrebbe esserci: decine di cubetti di porfido disseminati ovunque, abbandonati tra le siepi, lungo i marciapiedi e nei pressi dei parcheggi.
Mentre alcuni di questi cubetti giacciono isolati tra i rifiuti, altri sono stati meticolosamente accatastati in pile di cui non si conosce l'origine, ma la cui provenienza è evidente osservando il manto stradale. La causa principale sembra essere il continuo passaggio dei mezzi sulle corsie in porfido, che ha scalzato le pietre, proiettandole verso i bordi della carreggiata.
Questa situazione, tuttavia, non rappresenta solo un problema estetico. I residenti esprimono forti timori per la sicurezza pubblica, segnalando come questi accumuli di pietre possano trasformarsi in potenziali armi improprie nelle mani di malintenzionati o persone in stato di alterazione, pronte a colpire vetrine o auto in sosta. «Questi cubetti sono lì da tempo e sembra che nessuno se ne occupi — raccontano abitanti — sarebbe opportuno che il Comune li facesse rimuovere definitivamente o li rimettesse al loro posto».
Il problema del porfido in corso Torino non è nuovo. Già all'inizio del 2024, una petizione sottoscritta da numerosi residenti era stata consegnata in Comune per denunciare lo stato disastroso della carreggiata. Tra buche, avvallamenti e superfici sconnesse, la marcia dei veicoli non solo genera un rumore assordante, ma spinge spesso biciclette e scooter a transitare sui marciapiedi per evitare i sobbalzi, mettendo a rischio l'incolumità dei pedoni.
Come se non bastassero i cubetti di porfido abbandonati a terra, anche lo stato di incuria delle siepi, ricettacolo di rifiuti di ogni genere, non aiuta a rendere migliore il decoro generale di corso Torino. Per questo anche sulle siepi si chiede al Comune di provvedere a una pulizia radicale e mirata.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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