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Ad Asti c'è una pasticceria che metterà 60 candeline sulla torta

E' Ferretti, di via Petrarca. "Quando fu aperta, era l'ultima casa della via e poi c'erano i campi" . Oggi è un punto di incontro, di chiacchiere e sorrisi, davanti a dolcezze e cose buone

Ad Asti c'è una pasticceria che metterà 60 candeline sulla torta

Non è da tutti avere alle spalle 60 anni filati di attività, soprattutto di questi tempi: invece è proprio questo il compleanno che la caffetteria Ferretti di via Petrarca si appresta a festeggiare.

Sessant’anni che parlano di dolcezze sfornate nello storico negozio fondato nel ’65 da Bruno Ferretti e dalla moglie Anna: «Mio padre, negli anni ’50 lavorava già nel campo della pasticceria– racconta il figlio Claudio, attuale titolare – prima da Ricci, dove conobbe mia madre, poi da Giordanino. Nel 1960 si sposarono ed emigrarono in Australia, a Sydney» dove Bruno continuò a fare il pasticcere. La nascita di Claudio e la nostalgia di casa, dopo quattro anni, riportarono la famiglia Ferretti ad Asti. Una città in piena espansione, in quel periodo, e così acquistarono il negozio nell’ultima casa prima di prati e strade sterrate, dove inaugurarono la «Panetteria Pasticceria Ferretti» perché Bruno era anche panettiere avendo acquisito le nozioni da suo padre, titolare all’epoca di una panetteria in corso Savona.

Una passione che parla di sacrificio: «si lavorava sette giorni su sette, dalle 2,30 del mattino alle 22 - sottolinea Claudio - Mio padre consegnava anche il pane a domicilio e si faceva conoscere».

Il quartiere intanto si allargava, si costruivano altri palazzi. Tra gli anni ’80 e ‘90 Claudio entrò nell’azienda di famiglia come coadiuvante, a fare anche lui il pane e le bignole «fino al 1998, quando con mia moglie Roberta, decisi di trasformare il locale in caffetteria, mantenendo solo la pasticceria; fu un po' una sfida - rimarca Claudio Ferretti - rinnovammo il locale e da lì, grazie anche al “nome” che si era fatto mio papà, ci fu una svolta».


La clientela cambiò e Ferretti diventò punto di ritrovo per molte generazioni, un luogo d’eccellenza anzi, visto che dal 2006 Gambero Rosso Bar lo ha inserito tra i migliori bar d’Italia. «Il lavoro non manca sono però cambiate le abitudini»: non più il tradizionale cabaret di paste della domenica ma, piuttosto, pochi dolci consumati nell’arco di tutta la settimana «oppure seduti al tavolino, perché la colazione con croissant o focacce appena sfornate sono irrinunciabili».

Ottanta torte a settimana e circa duecento brioches al giorno, sanciscono il successo di un lavoro creativo, dietro a cui c’è studio e dedizione. «Il nostro cavallo di battaglia è la Sacher, molto richiesta, ma anche le meringhe, le classiche paste o la Diplomatica con la crema chantilly».

Ad aiutare in laboratorio, da 18 anni, c’è Davide Carbonero mentre in caffetteria, oltre a Roberta, ci sono tre commesse che accolgono i clienti in un ambiente curato che invita a socializzare, a tornare, in un equilibrio perfetto di sorrisi, chiacchiere e cose buone.

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