Ambiente
26 Gennaio 2026 11:52:42
Il consigliere comunale Mario Malandrone prende posizione sul progetto di costruire un impianto agrivoltaico tra Canova e Palucco [foto repertorio]
Dietro la statale 10, in una striscia di terra tra località Canova e il Palucco, alle porte di Asti, sta montando un caso che presto potrebbe finire tra i banchi del Consiglio comunale. Il consigliere di Ambiente Asti, Mario Malandrone, ha sollevato una voce critica e piena di interrogativi su un progetto di un impianto agrivoltaico che vorrebbe trasformare, così spiega, due ettari di prato in un sito energetico. Nonostante lo stesso Malandrone sia un convinto sostenitore delle energie pulite, avverte che «la transizione ecologica non può essere cieca, né affidata alla somma di singole iniziative private» su cui gli enti locali non hanno potere di pianificazione. Il rischio, secondo il consigliere, è che un processo fondamentale per il futuro venga subito dai territori anziché essere governato.
Il cuore della contestazione risiede nella natura stessa del luogo prescelto: un «enorme polmone verde» che costeggia il Borbore, fungendo da corridoio ecologico tra la città e le colline. Questa zona non è solo un bel panorama, ma una vera «infrastruttura naturale» capace di assorbire e respirare, proteggendo l'equilibrio idrogeologico. L'idea di inserire pali e moduli fotovoltaici frammisti a noccioleti e arnie viene vista da Malandrone come un'operazione forzata, quasi un maquillage verde per rendere accettabile l'impianto. «Le arnie non cancellano i pali - commenta Malandrone - e l'agricoltura innovativa evocata sembra solo funzionale a giustificare l'infrastruttura energetica, specialmente in un terreno che non ospita aziende agricole da cinquant’anni».
Oltre all'impatto ambientale, pesano le preoccupazioni per il tessuto sociale e il benessere dei residenti. In quest'area vivono famiglie e anziani ospiti di una casa di riposo, persone per cui il paesaggio aperto rappresenta un elemento di salute e dignità quotidiana. Malandrone ricorda con nostalgia che per molti astigiani quella valle è il luogo dei giochi d’infanzia, dove «il Borbore era il nostro Mississippi», un territorio intonso che ora rischia di essere trasformato per logiche puramente economiche. C’è poi il timore concreto di una svalutazione immobiliare: alterare questo equilibrio significherebbe colpire i risparmi di chi ha scelto di vivere lì proprio per la qualità ambientale rara del paesaggio agricolo.
Il nodo politico e tecnico appare altrettanto critico. I Comuni, spesso esautorati da leggi nazionali sovraordinate, si ritrovano a non poter pianificare davvero, limitandosi a verifiche formali. Malandrone punta il dito anche contro la parcellizzazione del territorio: spesso a cedere i terreni sono proprietari non residenti, attirati da rendite energetiche più alte rispetto ai modesti affitti agricoli, ignorando il danno arrecato a chi quei campi li vive ogni giorno.
La soluzione proposta da Ambiente Asti è un richiamo alla tutela del suolo. «Dire no qui non significa dire no alle rinnovabili - conclude - Significa chiedere una transizione ecologica più intelligente, che parta da tetti, capannoni, aree industriali e superfici già impermeabilizzate, senza continuare a sacrificare campi che svolgono già una funzione ambientale, agricola e sociale. Il progresso non è occupare ogni spazio disponibile. Il progresso è scegliere, pianificare, tutelare. Per questo credo nelle rinnovabili, ma non qui».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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