Mostra
04 Marzo 2026 18:57:55
“Com’eri vestita?” è una mostra itinerante promossa da Amnesty International Asti e SOS Donna con il patrocinio dell’Asl AT ed è proprio nella hall dell’Ospedale Cardinal Massaia che l’esposizione è stata inaugurata martedì scorso alla presenza di numerose autorità civili e militari.
L’iniziativa, nata nel 2013 negli Stati Uniti da un progetto educativo, è stata adattata alla nostra nazione dall’associazione Libere Sinergie e diffusa con il contributo di Amnesty International e delle locali associazioni antiviolenza.
Ma, “com’eri vestita?”, è anche la domanda che troppo spesso viene rivolta alle donne vittime di violenza, quasi come se un abito potesse giustificare un’aggressione e allora, con l’esposizione di capi di abbigliamento identici a quelli che donne e ragazze indossavano al momento dell’abuso, si intende dimostrare in modo lampante che l’abito non ha responsabilità nella violenza subita; si possono vedere infatti casti tailleur pantalone, tute sportive, maglioni con jeans o abiti semplici.

«Le cose stavano così, sopra indossavo una maglietta a girocollo bianca, di cotone a manica corta… – ha esordito la cardiologa Francesca Cocco, leggendo la bellissima poesia di Mary Simmerling vittima di stupro – …ricordo anche cosa lui stesse indossando anche se è vero, nessuno me lo ha mai chiesto».
Parole che hanno colpito e fatto riflettere: «E' una mostra che vuole smantellare alcuni stereotipi – ha detto Domenico Massano di Amnesty – che vuole far vedere come la violenza non sia giustificabile».
«E’ in questi luoghi di cura che spesso diventano evidenti soprusi che si trascinano da anni – ha commentato Giovanni Gorgoni, direttore generale Asl AT – o perché la vittima li confessa o perché il nostro personale li riconosce». Gorgoni ha poi sottolineato «I pregiudizi che esistono sull’abbigliamento ma anche sull’orario o sui luoghi. Ricordo una sentenza a vantaggio di un aggressore perché la vittima che indossava jeans stretti non poteva non essere consenziente, questa mostra – ha ancora detto – è da guardare e da leggere in silenzio».
Accanto ad ogni indumento c’è un breve racconto, «sono storie raccolte nei centri antiviolenza italiani, – ha spiegato Simona Franzino, responsabile Gruppo Amnesty International Asti – da alcuni dati Istat, inoltre, si evidenzia che il 40% delle persone intervistate pensava che una donna avrebbe potuto sottrarsi alla violenza mentre il 25% riteneva che l’abbigliamento avesse influito sul gesto e il 15%, infine, che se la donna era sotto l’effetto di alcol o di sostanze era da ritenersi corresponsabile».
Presente anche l’ispettore Sara Satragni della Questura di Asti: «Da anni con la campagna "Questo non è amore” – ha detto – ci siamo impegnati a diffondere nelle scuole messaggi chiari per evitare pregiudizi che sarebbero ulteriore violenza su chi ha subito».
Infine, Laura Nosenzo, giornalista e ideatrice del progetto SOS Donna, ha spiegato come si voglia, con “Com’eri vestita?”, accendere senza retorica l’attenzione sui temi della violenza sessuale. «Questa mostra, inaugurata a febbraio a Villafranca, - ha affermato - ha già registrato risultati significativi tra alcune giovani ragazzine presenti che si sono appropriate delle parole e delle missioni che noi, ogni giorno, cerchiamo di attuare».
La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino al 22 marzo.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
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