Tribunale
05 Marzo 2026 17:00:34
Era presente in aula, scortata dalla Polizia Penitenziaria che l'ha portata al tribunale di Asti dal carcere di Torino dove è detenuta dalla precedente udienza. Accanto al nuovo difensore, l'avvocato Danilo Cerrato.
E ha sentito in presa diretta la sentenza a suo carico: 4 anni di reclusione e risarcimento danni in separata sede civile con una provvisionale immediatamente esecutiva di poco meno di 80 mila euro.
Poco prima il pm Laura Deodato, alla parola per repliche che gli era stata data dal giudice Francesca Rosso, ha rimarcato la profonda convinzione della gravità del comportamento di Rudina Hekuri, la badante che in pochi mesi di incarico non solo ha drenato i risparmi di madre e figlio per circa 170 mila euro, ma non si è occupata di loro lasciando che le loro condizioni di vita, di salute e di igiene precipitassero.
Per lei il pm aveva chiesto una condanna a 6 anni di reclusione.
Tanti gli episodi che le erano contestati fra i quali, a titolo di esempio, quell'abitudine di non cucinare per madre e figlio e di provvedere al loro nutrimento attraverso le ordinazioni di cibo da asporto in svariati locali di Asti che venivano consegnati al domicilio ad Agliano in taxi. E al taxista spettava anche il compito di consegnarli in casa, scartare le vaschette e porgerle alla donna anziana e malata e al figlio disabile perché potessero consumarli. Stessa cosa per le medicine da prendere. Senza parlare delle condizioni igieniche della casa (le vaschette con i resti di cibo comprato non venivano gettate via attirando insetti di ogni genere) e della cura delle due persone che non venivano lavate nè cambiate.
Un caso limite, quello di madre e figlio di Agliano che però ha anche mostrato come la situazione sia stata salvata grazie ad una "rete" di allerta e sostegno totalmente pubblica.
I campanelli di allarme, infatti, sono suonati quando l'anziana donna colpita da una malattia degenerativa era finita in ospedale. Le infermiere si erano subito accorte, dallo stato in cui è arrivata a loro, che non era per nulla seguita nè accudita e avevano sporto segnalazione al consorzio socio assistenziale Cisa Asti Sud. Le assistenti sociali, non senza difficoltà, erano riuscite a raccogliere informazioni sulla vita di madre e figlio e mano a mano che si sono svelati particolari di questa situazione di abbandono, hanno avvertito la Procura che si è mossa per accertare le responsabilità della badante e allontanarla da quel nucleo familiare per interrompere anche il continuo stillicidio di richieste di denaro e di pagamenti totalmente ingiustificati.
Una "catena della protezione" che ha consentito di intervenire a 7 mesi dalla presa del servizio della Hekuri la quale, comunque, aveva già fatto "spendere" a madre e figlio quella cifra spropositata.
La Procura ha fatto la sua parte indagandola e raccogliendo indizi a suo carico oltre che chiedendo il provvedimento che le impediva di avvicinarsi nuovamente alle due persone offese. Il Cisa, dal canto suo, ha preso in carico la famiglia provvedendo ad una completa bonifica (perché di questo c'era bisogno) dell'abitazione, inviando l'anziana madre in una struttura adeguata alle sue condizioni e attivando un'assistenza continua al figlio disabile.
Al processo, la madre era costituita parte civile con l'avvocato Fabrizio Mignano che, alla lettura della sentenza ha commentato: «Riconosciute le richieste del pm. La gravità della sentenza riflette la gravità del fatto contestato».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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