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Il ricordo

Morte di Umberto Bossi: il funerale a Pontida è stato un salto indietro di 30 anni

Le impressioni a caldo dell'addio del fondatore della Lega Nord da parte di Luca Matteja, figlio di uno dei primi senatori leghisti e oggi, a sua volta, referente astigiano di "Patto per il Nord"

Morte di Umberto Bossi: il funerale a Pontida è stato un salto indietro di 30 anni

Riceviamo e pubblichiamo

La giornata a Pontida non è stata un funerale. E’ stato come un viaggio nel passato, tornare a trent'anni fa ma ritrovando la strada del futuro. Bossi, il leghismo, i nostri valori dimenticati da chi oggi li dovrebbe rappresentare, ritrovati e vissuti dall’alba al tramonto.

La notizia della morte di Umberto Bossi mi era arrivata giovedì sera pochi minuti dopo che si è spento. E’ stato uno shock, sono rimasto raggelato tutta la sera e decisamente sfasato il giorno seguente. Mi sono passate davanti agli occhi le immagini di una parte della mia vita.

Si sapeva che prima o poi sarebbe successo ma per il nostro mondo Umberto Bossi rimane immortale, va oltre il semplice ruolo di fondatore e capo storico di un partito. Bossi ha incarnato un’idea, un Dna che avevamo già dentro da prima di saperlo e che non ci abbandonerà mai.

Partito all’alba da Asti e giunto di prima mattina, Pontida si è rivelata il set naturale dove rivivere un'ondata di emozioni uniche.

La giornata è stata tutt'altro che un funerale: il nostro storico capo omaggiato nel rito religioso e reso eterno dal suo popolo che ha avvolto l’intera Pontida e Umberto Bossi in un tripudio di bandiere della “vecchia” Lega Nord, della Lega Lombarda, delle nostre regioni e del territorio.

Siamo tornati a trent'anni fa: tra la gente e con la gente i discorsi erano solo due per tutti: rivivere ognuno i propri ricordi personali della militanza e delle battaglie rinsaldando il legame con l’Umberto, con i suoi esempi e insegnamenti;  parlare sconsolati del nostro destino, della diaspora dei tanti che hanno abbandonato pur essendo ancora leghisti e della speranza di ripartire tutti sotto un’unica bandiera: quella della “Vecchia Lega Nord”.

E questi sentimenti si coglievano anche in amici e compagni di battaglia rimasti ancora oggi nel partito di Salvini, apparsi rammaricati per non aver potuto fermare in tempo un cambiamento nefasto e in fondo speranzosi di un orizzonte futuro come quello da noi auspicato.

Il Nord, l’autonomia, il federalismo, il Piemonte e la provincia di Asti sono e rimangono gli unici veri fari che accomunano il nostro credo.
Il finale di giornata, dopo aver salutato per l’ultima volta il feretro di Umberto Bossi che passava tra ali di folla avvolto nella bandiera della Padania, è stato il naturale epilogo sullo storico Pratone: la scritta “Padroni a casa nostra”, un giuramento rinnovato.

Era aprile o maggio del 1990 di 36 anni fa e la gente mi guardava stranita per quello strano adesivo che avevo sulla macchina con la scritta “Piemont”. Poi capì e tradusse in speranza quel messaggio.

E’ marzo del 2026, 36 anni dopo la gente ci capisce e ci guarda con la stessa speranza.

Io con il “Patto per il Nord”, grazie a Paolo Grimoldi e pochi altri pionieri, ho cercato di rimettere un piccolo tassello per rendere solida questa speranza rinnovata. Torniamo da questa giornata auspicando che possa rappresentare una riconciliazione dell’intero mondo leghista: il Nord, la “questione settentrionale” di trent'anni fa è più che mai attuale e necessita di tutte le forze rinvigorite.

Ma sotto la guida di un nuovo condottiero che sappia ereditare e custodire con la stessa sapienza e grinta di Umberto Bossi lo scudo, l’elmetto e la spada dei nostri valori.

Luca Matteja

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