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Banca di Asti: Rasero eletto presidente tra le polemiche, standing ovation per l'ex Ad Demartini

Il presidente della Fondazione Negro: Va aperto un nuovo corso. Attacchi alla nomina del sindaco: Dubbi di compatibilità

Banca di Asti: Rasero eletto presidente tra le polemiche, standing ovation per l'ex Ad Demartini

Quello che probabilmente resterà dell’assemblea dei soci della Banca di Asti di ieri pomeriggio è la standing ovation tributata all’Amministratore delegato uscente e non confermato Carlo Demartini. Poi da oggi sarà tutta un’altra storia. Nuovo Cda, nuovo presidente (Maurizio Rasero) nuovo amministratore delegato (Roberto Fiorini, manager Unciredit), eletti dopo un’assemblea di cui non si ha memoria. Con piccoli azionisti che promettono battaglia e un inedito serrato «confronto» tra il presidente della Fondazione Livio Negro, e l’ormai ex Ad Demartini. Un botta e risposta su che cos’è e cosa dovrà essere la Banca che ha fatto passare quasi in secondo piano l’approvazione del Bilancio 2025 che porta in dote agli azionisti un dividendo di 50 centesimi. E sul nuovo Cda pende la verifica che potrebbe fare Banca d’Italia: il presidente uscente Giorgio Galvagno ha rivelato che è arrivata una lettera in cui si annunciano approfondimenti sui profili di compatibilità dei componenti.


L’intervento di Negro

Il presidente della Fondazione ha esordito dicendo che «l’assemblea deve assumere decisioni importanti per il futuro dell'istituto» e che il ruolo della Fondazione «non si esaurisce nella tutela di un investimento, ma richiede visione e la capacità di tenere insieme la solidità prospettica della banca e la missione della Fondazione». Poi ha spiegato che «negli ultimi 10 anni il mestiere della banca è cambiato profondamente e questo cambiamento non è finito: il futuro della finanza passerà sempre più anche da nuove forme di monete di pagamento a partire dall'euro digitale». Quindi la necessità di accompagnare questa transizione con le dovute competenze: «costituire un'organizzazione capace di crescere senza lasciare indietro nessuno ma proprio per questo occorre anche avere chiarezza su un punto: in una fase come questa il ruolo di ciascuno non può essere considerato acquisito per inerzia né vissuto in chiave autoreferenziale»: parole che molti hanno letto come indirizzata all’Ad uscente.


L’intervento di Demartini

L’Amministratore delegato ha preso poi la parola portando all’attenzione dell’assemblea una serie di numeri che testimoniano la crescita dell’istituto negli ultimi 20 anni: «Oggi siamo la quarta Banca in Italia tra quelle medio piccole - ha detto - come redditività, che qualcuno ci contesta, se calcolata nel medio-lungo termine siamo al 6,5%, cioè al di sopra della media e per quanto riguarda le sfide dell’innovazione rassicuriamo tutti: sono il nostro pane quotidiano, stiamo facendo importanti investimenti ben sapendo che la tecnologia non basta: per una banca come la nostra resta fondamentale il fattore umano, altrimenti saremmo omologati alle altre». Oggi la ex Cassa di risparmio di Asti è «un gruppo con filiali in tutta Italia: questo vuol dire averla fatta crescere».
Il presidente della Fondazione CrVercelli, Aldo Casalini è intervenuto per «ringraziare, non solo formalmente» Demartini, e un lungo applauso con standing ovation ha accolto le parole di Paola Cavagna, dipendente della Banca, che ha voluto salutare l’ex Ad.

Ringraziamenti anche da Pierfranco Marrandino, presidente dell'Associazione dei piccoli azionisti, che ha chiesto tra l'altro al nuovo Cda un impegno a miglioare il valore delle azoni, sempre tenendo conto però che la Banca non va ceduta. 


L’attacco al nuovo Cda


Contro il nuovo Cda, presieduto dal sindaco Maurizio Rasero, ha mosso un duro attacco Roberto Marmo, ex presidente della Provincia e parlamentare, che ha rilevato una serie di elementi che metterebbero in discussione la regolarità della nomina di Rasero: «Nel 2017 si era dimesso da vicepresidente della Banca, mentre era sindaco, adesso invece può fare il presidente?». Anche Mauro Ardissone, commerciante del centro, ha avuto parole di perplessità sul cambiamento in atto: «Di solito chi vuole vendere un prodotto lo loda; io ho sentito invece deprezzare il valore della banca da parte di chi diceva di volerla vendere». Infine l’ex presidente della Fondazione Mario Sacco che ha confermato l’intenzione di scrivere a Banca d’Italia perché verifichi la regolarità delle nomine: «Il Bilancio 2025 è stato approvato da tutti, ma poi la Fondazione cambia praticamente tutto il Cda: è normale?».


La Fondazione: Si deve aprire un ciclo di rinnovamento responsabile

In serata la Fondazione ha diffuso una nota a firma del presidente Livio Negro in cui si dice: «Vorrei da subito ribadire, alla luce delle continue ricostruzioni sugli organi di stampa, che il percorso che ha condotto alla presentazione delle liste si è svolto in un clima di confronto istituzionale, di leale interlocuzione e ampia condivisione sul disegno complessivo della futura governance della Banca. Banco BPM e Fondazione Cassa di Risparmio di Biella non sono parti di alcun patto parasociale con la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti; la scelta di presentare liste autonome non rappresenta quindi il venir meno di un vincolo con la Fondazione, né una contrapposizione tra azionisti. Al contrario, si tratta di una soluzione definita nel rispetto delle prerogative di ciascun socio e orientata a garantire alla Banca il miglior assetto di governo possibile, in una fase che richiede competenze, responsabilità e visione strategica.

È in questa prospettiva che va letta l’Assemblea di oggi. Tra i soci è emersa la consapevolezza che la Banca debba aprire un ciclo di rinnovamento responsabile, orientato a rafforzarne il progetto industriale e la capacità competitiva. In un settore in profonda trasformazione, restare fedeli alla propria missione significa saper evolvere: investire nelle competenze e nella tecnologia, migliorare la qualità del servizio per famiglie e imprese e valorizzare, con strumenti nuovi, il legame con il territorio.

Lo sviluppo dell’Istituto e la salvaguardia dell’occupazione non sono obiettivi contrapposti. Al contrario, una Banca più forte e competitiva è nelle condizioni migliori per valorizzare le persone, investire nella formazione e governare la trasformazione senza lasciare indietro nessuno. Essere banca del territorio, oggi, significa tenere insieme vicinanza, solidità, qualità del servizio e capacità di innovare. Significa essere un punto di riferimento per chi investe, produce, assume e innova, rafforzando il ruolo della Banca al servizio della comunità e degli azionisti. A loro dobbiamo non promesse, ma una prospettiva credibile di valore e futuro.

È con questo spirito che guardiamo al nuovo Consiglio di Amministrazione, al quale rivolgiamo il nostro più cordiale augurio di buon lavoro, nella convinzione che saprà accompagnare Banca di Asti in una stagione di sviluppo solido, sostenibile e coerente con le sfide del tempo che viviamo

(foto Agostino Santangelo)

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