Lo stesso succede anche nell’astigiano dove, al posto del Novello, cresce l’interesse per i vini giovani, altresì, ideali per apertivi e vinificati per essere senza problemi di durata. “La produzione dei vini giovani, nell’astigiano, detiene una piccola prevalenza rispetto ai grandi da invecchiamento (55% contro 45% circa) - osserva Pier Paolo Anziano (foto), responsabile provinciale settore vitivinicolo Coldiretti Asti . – Parlando di bianchi, poi, con la vendemmia anticipata di una decina di giorni (a metà agosto per i Pinot Neri e a fine agosto per Cortese e Arneis tra gli altri), ad anticipare sono anche le certificazioni e, per conseguenza, la disponibilità sul mercato.
Già iniziata da giorni, infatti, la commercializzazione dei primi Moscati d’Asti e dei primi bianchi astigiani. Complessivamente, per i noti problemi climatici e meteorologici di quest’anno, è stata registrata una riduzione di uva/ettaro di circa il 10-15% ma, rispetto allo scorso anno, parlando di bianchi, i profumi e le sostanze aromatiche sono molto più accentuate e caratterizzanti. Quella che si preannunciava una stagione difficile, alla fine, darà molte soddisfazioni in cantina”.
“Relativamente ai consumi – osserva infine Anziano, - la pandemia ha rafforzato l’e-commerce e, mentre i vini giovani risulterebbero tra i maggiormente favoriti nei ristoranti/osterie, quelli più strutturati e invecchiati stanno trovando rinnovato interesse nelle cene a casa tra amici”. Complessivamente, i vini astigiani si mantengono tra i più venduti e interessanti dell’offerta piemontese e italiana, con aziende che, mediamente, se la giocano su una decina di denominazioni. “Un onore che è anche onere rispetto ad una vocazione molto antica e di eccellenza che i nostri viticoltori ben sanno difendere, promuovere e valorizzare in tutto il mondo – apprezzano il presidente Coldiretti Asti Marco Reggio e il direttore Diego Furia.