Indagine del giornale
17 Dicembre 2025 08:30:25
In crescita ad Asti i minori che subiscono violenze in famiglia
Sono numeri che fanno impressione quelli forniti dall’Unità operativa minori dei Servizi Sociali di Asti: 406 bambini o ragazzi, tutti sotto i 18 anni, distribuiti in 251 nuclei familiari, sono seguiti dagli assistenti sociali; ben 80 nuclei sono stati presi in carico nel corso del 2025 e oggi gli uffici ricevono una media di 7 segnalazioni alla settimana sia attraverso canali diretti, sia per conto dell’autorità giudiziaria. Dei 406 minori presi in carico, ben 153 hanno subito una “violenza assistita”, vale a dire che sono stati testimoni diretti di abusi in famiglia di natura fisica, verbale o psicologica, oppure hanno subito la violenza venendo ripetutamente picchiati dai genitori, maltrattati dal punto di vista fisico o psicologico, quando non abusati sessualmente.
Un quadro preoccupante se si considera che da settembre a metà dicembre si è registrato un picco di violenze ai danni di minori con 14 nuovi casi, alcuni avvenuti in famiglie già conosciute agli uffici, altri in nuclei che non hanno mai avuto a che fare con i Servizi Sociali. L’allarme sul fenomeno degli abusi e delle violenze sui minori, nel territorio del capoluogo astigiano, è stato evidenziato dall’assessora Eleonora Zollo in sede di discussione del bilancio. A confermare il trend preoccupante sono il dirigente dei Servizi Sociali Roberto Giolito e la responsabile dell’Unità operativa minori Cristina Gai.

Il disagio minorile, le violenze ai danni dei più piccoli (che in alcuni casi riguardano anche bimbi tra 0 e 3 anni) non è confinato alle periferie o alla povertà del nucleo familiare, ma è un fenomeno trasversale che riguarda allo stesso modo italiani e stranieri, toccando tutti i ceti sociali. «La radice del problema - fanno sapere gli assistenti sociali - risiede, sovente, in una "fragilità degli adulti” che faticano a far coincidere i bisogni prioritari del minore con le pressioni e le "performance" richieste dalla società moderna, vale a dire vite super agitate dove si trascurano, se non si ignorano del tutto, le necessità dei minori».
Infatti, tra i vari compiti dei Servizi Sociali, c’è anche quello di intercettare il malessere dei genitori, che spesso non si sentono adeguati o preparati al ruolo, e accompagnarli in un percorso di consapevolezza e crescita mettendo sempre al centro il benessere psicofisico dei figli. «L'obiettivo principale dei Servizi Sociali non è quello di togliere i bambini alle famiglie, come spesso si sente dire in giro - rimarcano dagli uffici di Palazzo Mandela - ma mantenere il minore all'interno del proprio nucleo familiare perché è un diritto fondamentale crescere con i genitori. Solo nei casi dove la convivenza è impossibile, per evidenti e comprovati pericoli ai danni del minore, si decide per un affidamento, temporaneo, ad altri soggetti che possono essere i nonni, gli zii, un adulto già inserito nella rete familiare (tipo l’allenatore sportivo) e solo nei casi più gravi si opta per l'allontanamento, privilegiando una famiglia affidataria o la casa-famiglia» (56 minori oggi sono ospitati in comunità). Questo significa che, in presenza di difficoltà, il genitore o la coppia vengono sostenuti in un percorso di ricostruzione del rapporto con il minore. In caso di emergenze, come lo sono episodi di maltrattamenti gravi, violenze sessuali o altri pericoli a cui è esposto il bambino, l’intervento dei Servizi Sociali (spesso su richiesta della Procura, ma anche in maniera autonoma) è a “tempo zero”.
Le segnalazioni arrivano agli assistenti sociali dall’autorità giudiziaria, dagli ospedali, dalle forze dell'ordine e in modo cruciale dalle scuole. «Gli insegnanti, in quanto incaricati di pubblico servizio, sono tenuti a segnalare ipotesi di maltrattamento che potrebbero essere rivelate da segni evidenti sul corpo del minore, o da un cambio repentino nel suo carattere - continuano gli specialisti - Bisogna, però, sempre tenere a mente che gli assistenti sociali non hanno compiti di indagine (che spettano alle forze dell’ordine ndr), ma lavorano per il sostegno al nucleo familiare e per il recupero delle competenze genitoriali». In caso di presunti maltrattamenti, i genitori vengono convocati, si effettuano visite domiciliari e si costruisce un “progetto di recupero” più o meno lungo a seconda del caso trattato. Ma, aggiungono gli assistenti sociali, «non si fa una caccia alle streghe, né si prendono provvedimenti drastici su vicende riferite senza che ci siano prove tangibili dei fatti contestati». Ad oggi il budget investito nel settore minori ammonta a circa 3 milioni di euro.

La segnalazione ai Servizi Sociali di un caso sospetto può essere fatta in vari modi. Al di là delle denunce prese in carico dalla Procura, le scuole hanno un ruolo fondamentale sul monitoraggio di questi fenomeni. I Servizi Sociali sono attivamente impegnati nella prevenzione lavorando direttamente all'interno degli istituti. Questo avviene tramite la presenza a scuola di professionisti, assistenti sociali, educatori e, dove già attivo, attraverso uno sportello volto a intercettare le famiglie e aiutarle a riconoscere le loro difficoltà. Esiste un info-point telefonico, al numero 0141.399490, al quale chiunque può chiedere consulenza o presentare una segnalazione, anche anonima.
I Servizi Sociali hanno inoltre il numero WhatsApp 335.8455653 dove mandare messaggi in caso di dubbi o richieste di informazioni. Capita che a chiamare sia un parente del bambino vittima di violenze, oppure un conoscente, ma anche lo stesso minore che vive il disagio nella sua quotidianità. L'équipe minori è composta da 7 assistenti sociali, ciascuno con un carico di 70-80 casi. Tra i loro compiti c’è la gestione dei casi di separazioni conflittuali che coinvolgono 198 famiglie di Asti. In questi contesti, dove i genitori litigano su ogni aspetto dell’accudimento del minore, gli assistenti intervengono per un lavoro di "coordinazione genitoriale", ma in casi estremi sono proprio loro a decidere al posto dei genitori su questioni legate alla scuola, sanità, sport e altre necessità del minore.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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