Inchiesta
23 Dicembre 2025 08:12:00
I volontari della Croce Rossa dell'Unità di Strada mentre assistono il senzatetto davanti alla stazione ferroviaria
Venerdì 19 dicembre, ore 20. Mentre Asti brilla sotto le luminarie natalizie e fervono i preparativi per la feste più attese dell’anno, un altro mondo si prepara ad affrontare l’oscurità, l’emarginazione e il freddo. È il mondo dei “moderni miserabili”, per dirla alla Victor Hugo, persone che vivono ai margini, spesso diventando invisibili agli occhi di una società distratta o che fa finta di non vederli. Eppure ci sono, frequentando sempre gli stessi luoghi che per loro rappresentano un riparo o un incontro di speranza.
Alcuni di questi emarginati non vogliono andare al dormitorio, altri ci vanno di tanto in tanto, ma tutte le loro storie hanno in comune che, se avessero potuto scegliere, non avrebbero deciso spontaneamente di finire così.
Abbiamo affiancato l’Unità di Strada della Croce Rossa, che porta generi di conforto, stando con i volontari per tre ore, fino alle 23, in un viaggio che mette a nudo il contrasto stridente tra la città addobbata e la solitudine di chi abita il marciapiede. A guidare il gruppo di volontari è Roberto Massa, referente del progetto con quattro anni di esperienza alle spalle. Con lui ci sono Gabriele Gonella, studente di 16 anni, ed Elena Potrivitu, originaria della Romania e volontaria da poco meno di un anno. Roberto chiarisce subito che la loro non è solo una distribuzione di generi di conforto: «Il nostro obiettivo è innanzitutto riconoscere queste persone e quindi dare loro dignità, perché è alla base del rapporto che instauriamo nel nostro lavoro».
I volontari caricano sul mezzo tè caldo, brioche e borse con tonno e biscotti, ma il “carico” più importante è quello dall’ascolto e dall’empatia che dimostrano di avere in ogni singolo caso.

Prima tappa l’area del Movicentro dove incontriamo Giovanni (nome di fantasia, come tutti gli altri che useremo) e una storia cupa. Ex pugile sulla cinquantina, invalido, vive con il peso delle dipendenze e di una famiglia che sembra averlo dimenticato. Ci racconta con rabbia e dolore di quando qualcuno, per puro sfregio, poco prima del nostro arrivo, gli ha gettato dell’acqua addosso mentre dormiva nel suo giaciglio. «La strada deve ammazzare», sussurra tra i brividi, ringraziando ripetutamente i volontari per avergli donato un cappello nuovo che gli copra la testa. Roberto tenta di convincerlo a rivolgersi ai Servizi Sociali tramite l'Infopoint di via Natta, agendo come "ponte" tra la strada e le istituzioni.
Alla stazione incontriamo Paolo, arrivato dal Torinese con la sua bicicletta e poco altro. Non è un senzatetto qualunque; ha lavorato come cameriere e cuoco a Parigi e Londra, conosce l’inglese e, nonostante la vita che sta conducendo, non perde l'ironia: «Noi barboni siamo coccolati», scherza accettando il tè. Il suo sogno per Natale? Raggiungere Savona per un pranzo comunitario, ma per ora il suo “rifugio” è la porta della stazione dove qualcuno gli ha appena regalato una pizza calda.

Ci spostiamo nel centro storico dove i volontari della Croce Rossa sanno di trovare Davide, un uomo di mezza età, che trascorre alcune sere al dormitorio, altre in ricoveri di fortuna, ma certe volte viene ospitato dalla figlia. Nel giro di pochi minuti si avvicinano altri tre uomini, tutti extracomunitari giunti in Italia con la speranza di trovare lavoro, poi diventati a loro volta dei senzatetto tra sofferenze, emarginazione e ingiustizie.
Rayyan è un uomo di 42 anni, originario del Marocco, che vive in Italia dal 2010. A differenza di altri “invisibili” che hanno perso ogni legame con le famiglie, ha una sorella in Francia, una in Germania e un fratello in Belgio. Ha lavorato per due anni nella ristorazione di alto livello e il suo sogno è quello di tornare a farlo. Il suo progetto di vita è chiaro: riscattarsi, avere un lavoro e una casa. «Se vedo qualche problema scappo subito», afferma, spiegando di voler restare lontano dai guai per non dare pensieri alla sua famiglia.
Non tutti quelli che l'Unità incontra dormono all'addiaccio. In un parcheggio troviamo Andrea, 85 anni, seduto nella sua vecchia auto. Ha una casa e una compagna malata, ma vive sulla soglia della povertà. Si incontra con i volontari, ogni settimana, per il piacere di scambiare due parole, condividere alcuni momenti di svago, bere un tè caldo lamentandosi degli acciacchi dell’età. Ci racconta di quando, bambino, aspettava le feste, soprattutto l’Epifania facendo finta di dormire, ma sperando di vedere la Befana mentre gli portava un dono.

Nei pressi di corso Matteotti ci viene incontro Ali, musulmano, che ha un lavoro, vive in un alloggio e ha il permesso di soggiorno. Anche lui accetta la borsa con biscotti e tonno, ma è sereno e ci racconta di dover iniziare il suo turno poco dopo mezzanotte. L'affiancamento prosegue tra i giardini della Resistenza e piazza Alfieri, mentre l'atmosfera natalizia della città sembra quasi una beffa per chi attende l’arrivo dei volontari. Ci aspetta un altro giro nella sala d’attesa della stazione ferroviaria, poi due parole con gli agenti della polfer e, ancora una volta, il team della Croce Rossa può tornare in sede con la speranza, non semplice da realizzare, «di non dover più trovare nessuno che abbia bisogno di aiuto perché significherebbe aver sconfitto la povertà».
Nel nostro giro tra gli ultimi abbiamo visto molte persone che, con i loro problemi, non pretendono miracoli, ma un po’ di umanità, specie a Natale che, per loro, sarà solo un’altra lunga notte al freddo e in piena solitudine.
L’Unità di Strada della Croce Rossa è un servizio svolto principalmente nel periodo invernale (da novembre a inizio aprile), con uscite regolari il martedì e il venerdì sera. Il gruppo è composto da circa 16 volontari, guidati dal referente Roberto Massa. Ogni turno vede impegnati solitamente dai tre ai cinque operatori. A cadenze regolari, l'Unità è accompagnata da medici volontari per fornire assistenza sanitaria di base e monitorare le condizioni di salute di chi vive per strada.

«È un’attività che viene effettuata con estrema precisione, non semplice, dov’è facile essere coinvolti dal punto di vista umano - spiega il presidente della Croce Rossa di Asti Davide Fontebasso - Occorre professionalità e umanità nell’operare con queste persone affinché ci consentano di aiutarle». Tra gli assistiti c’è anche chi, tramite un progetto mirato, è diventato a sua volta volontario. Chi volesse può donare generi di prima necessità rivolgendosi alla CRI di Asti, telefono 0141 417711.
[foto Ago]
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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