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Intervista

In Kenya tra povertà, gioia e Dio: don Paolo Lungo racconta la sua esperienza missionaria

Il parroco di N. S. di Lourdes impegnato a Nairobi fino al 4 febbraio

In Kenya tra povertà, gioia e Dio: don Paolo Lungo racconta la sua esperienza missionaria

Esperienza missionaria in Africa per il parroco di Nostra Signora di Lourdes, don Paolo Lungo.
Il sacerdote è infatti partito lunedì scorso alla volta di Nairobi, in Kenya, dove rimarrà per tre settimane, fino al 4 febbraio.

Don Lungo, dove risiede e di cosa si occupa in questo periodo?
Sono ospite della parrocchia SS Innocenti martiri - retta da don Paolo Burdino, sacerdote della diocesi di Torino - che si trova nella zona Tassia della capitale Nairobi, in cui risiedono circa centomila abitanti. E’ un periodo in cui “guardo gli altri lavorare”. Nel complesso parrocchiale è funzionante una scuola (elementare e media), al cui servizio è impegnata una comunità di suore carmelitane indiane. Le giornate qui scorrono tra momenti di preghiera, celebrazioni, attività varie e messe celebrate nelle case delle piccole comunità parrocchiali.

L'esperienza missionaria

E’ la sua prima esperienza missionaria?
No. Nell’estate del 2002 ho trascorso alcuni mesi a Durazzo, in Albania, in una missione di Domenicani maltesi in cui celebravo la messa in parrocchia e nei villaggi. Un’esperienza significativa che mi ha consentito di conoscere la realtà di quel Paese.

Nell'estate 2024, invece, ho trascorso due settimane qui in Kenya, grazie al viaggio missionario guidato dal nostro vescovo Marco Prastaro.

Come mai questa decisione? Le piacerebbe vivere un’esperienza da sacerdote fidei donum (missionario diocesano, ndr)?
Ho approfittato di un periodo tranquillo in parrocchia per prendermi del tempo da vivere in Kenya.
Devo ammettere che ritornare qui per un periodo più lungo non mi dispiacerebbe affatto, anche se sarei altrettanto contento di rimanere parroco a Nostra Signora di Lourdes e nelle altre comunità che mi sono affidate (Casabianca, Palucco e Montegrosso Cinaglio) fino alla fine dei miei giorni, come è stato per don Luigi Bosticco (il sacerdote che ha guidato N. S. di Lourdes dalla sua fondazione fino al 2001, quando è mancato, ndr).
Su questo, comunque, decideranno le medie e Alte Sfere….

Le considerazioni sul viaggio del 2024

Come ha ricordato, lei era già stato in Kenya con il vescovo Prastaro e un gruppo di astigiani nell’estate 2024 . Cosa l’aveva colpito di più di quell’esperienza?
Un trinomio: povertà-gioia-Dio, che pare funzionare bene nel rendere le persone contente. Specialmente i bambini.


Quali sono le caratteristiche principali della Chiesa cattolica in Kenya? Quali le (grandi) differenze con la nostra?
Credo che la grande differenza sia la predisposizione naturale degli africani alla trascendenza e al soprannaturale. Se dici che Dio esiste, che abbiamo un’anima e che la vita non finisce con la morte, ti guardano come chi ha detto la cosa più ovvia.
Del resto è così anche in Asia e, in parte, in America.
Ad avere una visione materialistica della vita siamo rimasti noi che viviamo nell’Europa occidentale. Una minoranza sempre più piccola. Credo, quindi, che le differenze derivino molto da questo.
Della Chiesa africana, inoltre, apprezzo molto la gioia e la compostezza delle persone durante le messe, interminabili, partecipate e perfettamente osservanti delle norme liturgiche.

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