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Sicurezza stradale, un ordine del giorno chiede di istituire il limite dei 30 km/h nel centro di Asti

Promosso da Uniti si può sulla scia di quanto già avviene a Bologna dove, nel primo anno di sperimentazione, non c'è stato alcun pedone ucciso da auto e si sono ridotti del 49% i decessi a seguito di incidenti

Ipotetica zona 30 in via Fontana

Ad Asti il gruppo Uniti si può chiede al sindaco di istituire in centro il limite dei 30 km/h [foto generata con l'I.A.]

Pochi giorni fa il Tar dell'Emilia Romagna ha bocciato il progetto "Zone 30" adottato dal Comune di Bologna accogliendo il ricorso dei tassisti locali non tanto per l'opportunità dell'iniziativa, ma sulle modalità intraprese nell'istituire un divieto generale e non, come dovrebbe essere, specifico strada per strada. Bocciatura che, in ogni caso, non cambia la linea del sindaco di Bologna pronto a difendere il progetto anche alla luce dei risultati ottenuti in termini di sicurezza per pedoni e automobilisti. Così, mentre Bologna si appresta a prevedere nuove ordinanze specifiche per garantire il limite di velocità a 30 30 km/h, anche ad Asti si inizia a discutere nel merito.

Il gruppo consiliare Uniti si può, rappresentato dai consiglieri Mauro Bosia e Vittoria Briccarello, ha presentato un ordine del giorno per impegnare l’amministrazione comunale Rasero a valutare l’adozione del modello “Città 30” nel centro storico. La proposta parte dall'analisi del centro cittadino come spazio primario per le relazioni, il commercio e l’attraversamento pedonale, sottolineando come questa densità di funzioni richieda standard di sicurezza più elevati rispetto a quelli attuali. Secondo i proponenti, la cronaca locale ha riportato diversi incidenti stradali avvenuti proprio nel cuore della città, in luoghi che dovrebbero essere i più protetti, dimostrando che le attuali politiche di gestione del traffico non sono state pienamente efficaci.

L'ordine del giorno mette in evidenza come le misure adottate finora, basate prevalentemente su Zone a Traffico Limitato e restrizioni orarie, abbiano spesso causato congestione nelle vie limitrofe o spostato i flussi di auto all'interno dello stesso centro urbano, senza una reale diminuzione del rischio per i cittadini. Al contrario, l'esperienza di Bologna viene citata come un esempio virtuoso: nel primo anno di applicazione del limite dei 30 km/h, la città emiliana ha registrato zero pedoni uccisi, un traguardo che non veniva raggiunto dal 1991, oltre a una riduzione del 49% dei decessi totali per collisioni stradali.

Oltre alla sicurezza stradale, la proposta di Bosia e Briccarello punta a un miglioramento complessivo della qualità della vita urbana, evidenziando che una città "rallentata" soffre di meno rumore e meno stress, offrendo spazi più sicuri per pedoni e ciclisti e riducendo i conflitti tra veicoli e persone. L'obiettivo dichiarato non è quello di chiudere o bloccare il centro storico, ma di renderlo più vivibile attraverso la riflessione e il rallentamento della velocità.

Attraverso questo atto, si vuole impegnare ufficialmente il sindaco e la giunta a intraprendere un percorso che includa l'analisi sistematica dei dati sugli incidenti degli ultimi anni e l'avvio di un confronto pubblico con residenti, commercianti e associazioni di categoria. La finalità ultima è quella di superare una logica puramente restrittiva della mobilità per approdare a una visione che metta al centro la sicurezza delle persone e la qualità del vissuto quotidiano nel cuore di Asti.

Una proposta che, come storia insegna, farà discutere parecchio dato non solo i numerosi detrattori delle Ztl, ma anche di ogni restrizione sul traffico urbano considerato uno dei più critici del Piemonte.

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