Referendum
24 Gennaio 2026 14:13:38
Da sinistra Luca Quagliotti, Alberto Pasta, Guido Cardello e Mario Renosio [foto Ago]
In un incontro ospitato nel Circolo Acli al Foyer delle Famiglie di Asti, associazioni, forze politiche, la società civile e altri soggetti si sono uniti per denunciare i rischi di una «deriva autoritaria» e «per difendere l’indipendenza della magistratura» in vista del prossimo referendum sulla giustizia. Di fronte a una platea attenta e partecipe, è stato ufficialmente presentato il Comitato provinciale per il No al referendum, un organismo unitario nato con l’obiettivo di fare "controinformazione" rispetto a una narrazione mediatica giudicata fuorviante e mobilitare la cittadinanza in vista del voto, spiegando che la riforma promossa dal Governo Meloni e sostenuta dalle forze politiche del centrodestra, «non risolverebbe i problemi cronici dei tribunali, ma minerebbe l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato».
Ad aprire i lavori è stato lo storico Mario Renosio, presidente provinciale dell'Anpi e già direttore dell'Israt di Asti, il quale ha spiegato che il comitato è un fronte ampio, nato per contrastare una riforma che ha «la finalità di andare a ledere l’indipendenza della magistratura e in qualche modo sottoporla a dei vincoli di controllo da parte dell'esecutivo. A noi non interessa chi di volta in volta potrebbe essere agevolato dalla riforma, - spiega Renosio - ma mantenere l’indipendenza assoluta dei tre poteri, con pesi e contrappesi, che ci garantisce da qualsiasi deriva autoritaria. Deriva che sembra essere l'obiettivo ultimo di questa compagine di governo».

L’avvocato Guido Cardello, vicepresidente dell'Anpi astigiana, è stato nominato coordinatore del Comitato per il No. Il professionista ha usato toni netti per definire la riforma «che non è una riforma e non cambia assolutamente niente dal punto di vista della giustizia, se non peggiorare i rapporti che i nostri padri costituenti avevano stabilito con la tripartizione dei poteri». «Se passasse questa modifica - aggiunge Cardello - ci sarà sicuramente la prevalenza del potere politico, quindi in particolare dell’esecutivo sul potere giudiziario». L'avvocato si è portato avanti rispetto a un'eventuale vittoria del Sì parlando dei futuri decreti attuativi. «I decreti potranno stravolgere il testo della riforma e correggerlo in aula, senza bisogno della maggioranza dei due terzi o di un altro referendum: loro potranno fare quello che vogliono perché hanno la maggioranza. Si formerà, così, una nuova dittatura nei fatti».
Ma se l'eventuale questione di costituzionalità della riforma sarà poi vagliata, in futuro, da un altrettanto eventuale ricorso alla Corte Costituzionale da parte di un giudice, l'avvocato Cardello ha già espresso la sua preoccupazione anche per la futura creazione di un’Alta Corte per il giudizio disciplinare dei magistrati, definita una «follia pura» poiché le decisioni sarebbero impugnabili presso lo stesso organo che ha espresso il primo giudizio: «Anche soltanto dal punto di vista giuridico è una follia, ma questa Alta Corte rappresenterebbe un giudice speciale e la nostra Costituzione li vieta».
Sulla separazione delle carriere, Cardello ha invece ribadito che «c’è già, non c’è bisogno di modificare la Costituzione, non c’è bisogno di spendere cento milioni l’anno in più per creare un altro Csm composto in parte da magistrati e in parte da esperti, scelti tra cento persone, decisi dalla maggioranza del Parlamento e poi sorteggiati a caso. Un sorteggio che, rimarchiamolo, non andrebbe a cancellare le "correnti". Questa riforma, indecente, rovinerà la nostra Costituzione che è la più bella del mondo».

Alberto Pasta, parlando a nome dell'associazione "Guglielmo Pasta" e come avvocato, ha portato la sua esperienza quarantennale per smentire l'idea di un giudice sottomesso all'accusa: «È giusto che gli avvocati dicano la loro e io dico che in quasi 40 anni di professione da penalista non ho mai avuto sotto gli occhi una sudditanza del giudice nei confronti del pubblico ministero. Eppure è quello che la propaganda del Sì intende enfatizzare dicendo che il pm e il giudice "sono come il gatto e la volpe", usando questi termini di bassa lega».
Secondo Pasta, la riforma ignora le vere criticità della giustizia «come la penuria di magistrati rispetto alle piante organiche, la mancanza di cancellieri e di personale amministrativo e l'arretratezza, se non la follia, della situazione informatica a causa della piattaforma entrata in vigore per legge che si blocca spesso, obbligando le parti a depositare gli atti ancora in via analogica: tutti problemi che la riforma non risolve». Pasta ha poi parlato della futura norma che permetterebbe al Ministro della Giustizia di turno di indicare annualmente i reati da perseguire: «È un chiaro attacco alla magistratura e se l’esecutivo dovesse decidere quali reati perseguire non indicherebbe quelli contro la pubblica amministrazione».

Il segretario provinciale della Cgil, Luca Quagliotti, ha ricollegato il disegno di legge a vecchi piani di indebolimento della democrazia: «Se andate a vedere, uno dei punti del manifesto della P2 era la separazione della carriera nella magistratura» ha detto prendendo la parola. Quagliotti ha quindi evidenziato che «quando una riforma non serve al popolo per accelerare i processi e favorire la giustizia, dovremmo chiederci a cosa serva. Serve a sottoporre la magistratura in tutto e per tutto all'esecutivo. E questo è il preludio a una deriva autoritaria per un governo che non abbia lacci e lacciuoli nelle decisioni che prende».
Il sindacalista ha inoltre ribadito la sua opinione sul fatto «che il governo stia cercando di sottrarsi a qualsiasi giudizio, che sia quello da parte della magistratura o da parte dell’opinione pubblica. Dovremmo fare investimenti molto importanti per la giustizia e tutto questo non c'entra nulla e non dà risposte ai cittadini».
Il Comitato del No, che rimane aperto a nuove adesioni di singoli cittadini e organizzazioni, vede già una partecipazione massiccia e trasversale. Tra le associazioni e organizzazioni sociali hanno aderito le Acli provinciali, Anpi, Camera del Lavoro (Cgil), Arci, Casa del Popolo, Legambiente, SEquS, Astilab, Associazione Culturale "Avvocato Guglielmo Pasta", Comitato Avvocati per il No, Comitato Asti Est, Agedo, Cittadinanza Piemonte APS di Asti. Tra le forze politiche si contano la Federazione provinciale del Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), Europa Verde, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista, l'Associazione politica "a Sinistra" che fa riferimento alla Casa del Popolo.
L'incontro del Comiato si è concluso con l'impegno a organizzare incontri capillari sul territorio per informare i cittadini «su un tema tecnico ma vitale per la democrazia», ricordando che per questo referendum non è previsto il quorum e ogni voto sarà dunque determinante.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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