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Convegno alla Fondazione Goria

Poco personale, tanta burocrazia, fondi insufficienti: i piccoli comuni hanno un futuro?

Già identificare un “piccolo comune” non è così semplice perché ci sono svariate interpretazioni e leggi discordanti, ma tra tagli ed emergenze la gestione diventa sempre più difficile

Convegno quale futuro per i piccoli Comuni

I relatori del convegno ospitato alla Fondazione Goria [foto Ago]

La carenza di personale è ormai un dato di fatto con cui i sindaci dei piccoli comuni fanno i conti tutti i giorni, un problema che si ripercuote a cascata sulla gestione della macchina amministrativa. Ma sono tante le difficoltà che i primi cittadini lamentano e che rendono sempre più difficile governare un piccolo territorio. Di questi problemi si è discusso in un convegno ospitato all’hub culturale MemoriaFutura della Fondazione Goria in collaborazione con la Fondazione Bruno Ferraris.

Tanti sindaci di piccoli o piccolissimi comuni hanno ascoltato i relatori presentare un quadro di luci (poche) e ombre (tante) rispetto al futuro. Ospiti il sindaco e presidente della Provincia Maurizio Rasero, Massimo Barbero, dirigente finanziario della Città metropolitana di Torino, il consigliere regionale del Pd, Fabio Isnardi, il sindaco di Moncalvo e vicepresidente Anci Piemonte, Diego Musumeci, il vicesindaco di Torino, Jacopo Suppo, la sindaca di Settimo Torinese, Elena Piastra e il presidente nazionale Uncem, Marco Bussone.

Già identificare un “piccolo comune” non è così semplice perché, come emerso dall’interessante relazione del dottor Barbero, ci sono svariate interpretazioni e leggi discordanti: fino a 5.000 abitanti (L. 158/2017), 3.000 (L. 56/2024), ma in certi casi anche 2.000 (leggi sul Dup in forma semplificata) se non 1.000 abitanti (L. 296/2006 sulla spesa del personale). Dagli ultimi dati (ottobre 2025) in Italia ci sono 7.896 di cui 5.521 con meno di 5.000 abitanti (il 70% del totale), mentre 2.012 comuni hanno addirittura meno di 1.000 abitanti (il 25,5%). In Piemonte esistono 1.180 comuni, di cui ben 1.045 (88,6%) al di sotto dei 5.000 abitanti.

La perdita dei servizi ai cittadini

Francesca Ferraris, sindaca di Viarigi (815 abitanti a ottobre 2025), mette al primo posto delle criticità la perdita dei servizi ai cittadini che il comune non riesce a sostituire in quanto non di sua competenza: «Non si tratta solo di funzioni amministrative, ma di necessità vitali per la comunità come l'assistenza, la cura del territorio e il commercio di prossimità». Però l’emergenza che preoccupa la sindaca è anche il taglio lineare fatto dal Governo nei fondi per la manutenzione del territorio: «Sono stati eliminati i trasferimenti annuali di circa 80.000 euro destinati alla manutenzione e alla prevenzione - aggiunge - Adesso, con l’avanzo di amministrazione, riusciamo a fare solo un intervento di questo tipo, ma la Presidente Meloni se ne va con l’elicottero a vedere la frana a Niscemi in Sicilia».

Diversamente da altri colleghi sindaci, Ferraris è però contraria alla fusione tra piccoli comuni. «È un modo per ribaltare i costi sui cittadini. In un territorio con un'età media elevata e carenza di trasporti, costringere un cittadino a spostarsi in comuni diversi per accedere all'anagrafe o alla sanità rappresenta un grave disagio».

Francesca Ferraris, sindaca di Viarigi

La sindaca di Viarigi Francesca Ferraris

La mancanza di personale e l’idea di unirsi

Il sindaco di Ferrere (1.515 abitanti), Silvio Tealdi, rimarca la mancanza di personale tra le prime criticità del suo comune che, comunque, resta il capitolo di spesa più gravoso da sostenere: «Oltre ai quattro dipendenti degli uffici, abbiamo un solo cantoniere che fa anche l’autista dello scuolabus. Tentiamo di fare ciò che serve dando in appalto alcune incombenze, cercando di risolvere dove serve. Quindi, quando c’è un’emergenza, al personale si aggiungono il sindaco, il vice e i consiglieri». Manca poi la progettazione per stare dietro ai vari bandi che vengono pubblicati dagli Enti superiori. Tealdi è invece convinto che una soluzione per risolvere alcuni problemi sarebbe la fusione di comuni molto piccoli: «È la soluzione migliore - aggiunge - So che alcuni sindaci potrebbero risentirsi, ma i comuni con meno di 1.000 abitanti non hanno senso anche perché, in realtà, vengono a chiedere ai nostri dipendenti dell’ufficio tecnico e della ragioneria di fare alcune ore da loro».

Ma dove trovare soldi in più per le esigenze di spesa? «Abbiamo preso un contributo col Gse di €650.000 per aggiustare le scuole, un efficientamento energetico, e adesso lo faremo per il Comune. Sto investendo anche sugli impianti sportivi: padel, tennis, calcetto, beach volley perché così i giovani tornano. Ma non uso gli autovelox che non attiviamo da due anni, perché il Comune di San Damiano ne ha già otto».

Silvio Tealdi, sindaco di Ferrere

Il sindaco di Ferrere, Silvio Tealdi

Le Unioni collinari? Solo burocrazia in più

Diego Musumeci, sindaco di Moncalvo (2.773 abitanti), mette la carenza di personale al primo posto delle sue preoccupazioni, ma non dimentica l’altro incubo: «Abbiamo un'eccessiva burocratizzazione che ci fa fare tantissime pratiche, rallenta da morire il lavoro degli uffici anche se il personale fa quello che riesce essendo sottodimensionato di almeno due impiegati». A Moncalvo come si spendono i soldi del bilancio ? «Almeno il 40% dei soldi va nella manutenzione delle strade, nel verde pubblico, negli edifici del patrimonio comunale. Per cercare finanziamenti occorre partecipare ai bandi, ma per avere i progetti pronti serve personale qualificato e quello interno che poi li segua. Quindi è un cane che si morde la coda».

Diego Musumeci, sindaco di Moncalvo

Diego Musumeci, sindaco di Moncalvo

Tolta la fusione tra comuni, passo “estremo” e sovente impopolare a causa dei campanilismi territoriali, le Unioni Collinari aiutano a dare un mano nella gestione dei servizi? Secondo Musumeci neanche per sogno. «Servono quasi a niente, sono semplicemente dei doppioni perché duplicano tutta la burocrazia dal momento che un’Unione ha le stesse incombenze di un comune. Peccato che non le tolga al primo e il personale sia sempre lo stesso che deve fare il doppio della carte. Quindi sì alle fusioni dei comuni, ma ragionate su dati, storicità e non sulla fuffa. Sotto i 3.000 abitanti, al massimo 2.000, non dovrebbero esistere comuni - conclude Musumeci - Ma attenzione: sto parlando di gestione amministrativa, non cancelliamo né il campanile né l’identità storica e culturale. Se Moncalvo, che ha meno di 3.000 abitanti, riuscisse a fondersi con un altro comune, tornado sopra i 3.000 abitanti, ci guadagneremmo tutti».

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