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Politica

Comuni montani: l’Astigiano rischia il ridimensionamento

Con i nuovi criteri nazionali solo tre Comuni classificati come montani, approvato un ordine del giorno per chiedere una revisione delle regole

Roccaverano Chiesa di Santa Maria Annunziata

Preoccupazione e richiesta di intervento istituzionale: il Consiglio provinciale di Asti ha approvato un ordine del giorno dedicato alle conseguenze del riordino dei criteri di classificazione dei Comuni montani previsto dalla legge n. 131 del 12 settembre 2025.

Le simulazioni basate sui nuovi parametri altimetrici e morfologici delineano uno scenario critico per l’Astigiano. L’Unione montana Langa Astigiana – Valle Bormida, oggi composta da undici Comuni riconosciuti come montani, rischierebbe di vederne confermati soltanto tre: Roccaverano, Olmo Gentile e Serole. Un ridimensionamento che avrebbe ricadute dirette sull’accesso a contributi, agevolazioni e strumenti normativi fondamentali per la tenuta dei servizi e dell’economia locale.

Un territorio già fragile, caratterizzato da distanze elevate dal capoluogo, collegamenti complessi e una progressiva perdita di popolazione, potrebbe così trovarsi ulteriormente penalizzato. «L’applicazione rigida dei nuovi criteri non tiene conto della realtà di aree che storicamente sono montane per conformazione, isolamento e condizioni socio-economiche», evidenzia il consigliere provinciale delegato alla montagna e alle aree interne, Luigi Gallareto. Secondo il consigliere, le ipotesi di modifica allo studio non risolverebbero il problema, lasciando fuori gran parte dei Comuni e l’intera Valle Bormida, definita «un’area omogenea e realmente montana all’interno del territorio astigiano».

Per il Consiglio provinciale la posta in gioco non è simbolica, ma concreta. Mantenere la classificazione montana significa garantire continuità a misure essenziali: dall’organizzazione scolastica al sostegno alle attività agricole, fino alle possibilità di impiego stagionale indispensabili per l’economia rurale. «Senza questi strumenti – sottolinea Gallareto – si rischia di compromettere la sopravvivenza stessa di molte comunità».

La Provincia di Asti, come ribadito dal presidente Maurizio Rasero, si farà promotrice di un confronto nelle sedi competenti, coinvolgendo Regione Piemonte, Governo, Conferenza Stato-Regioni, ANCI e UNCEM, con l’obiettivo di rivedere i parametri oggi previsti. «Con questa delibera – conclude Rasero – ribadiamo il ruolo della Provincia come ente di area vasta chiamato a tutelare i territori più fragili, affinché nessuna comunità venga esclusa dalle politiche di sostegno destinate alle zone montane».

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