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Ddl contro gli stupri, «dal consenso al dissenso si fa un passo indietro: solo il sì è sì»

Le consigliere comunali di Asti Maria Ferlisi e Vittoria Briccarello esprimono preoccupazione e profondo disappunto per il testo del ddl sugli stupri attualmente in discussione in Parlamento, così come modificato in Commissione Giustizia

Ddl contro gli stupri,  «dal consenso al dissenso si fa un passo indietro: solo il sì è sì»

Ddl contro gli stupri, «dal consenso al dissenso si fa un passo indietro: solo il sì è sì»

È l'ennesimo campanello d'allarme quello lanciato, anche dai consiglieri di minoranza di Asti, sulle modifiche effettuate in Commissione Giustizia al cosiddetto "ddl sugli stupri" attualmente in discussione in Parlamento. A prendere posizione sono tutti i consiglieri di minoranza per bocca delle colleghe Maria Ferlisi (Pd) e Vittoria Briccarello (Uniti si può).

«La proposta avrebbe dovuto affermare con chiarezza un principio semplice e comprensibile da chiunque: solo sì è sì - spiegano le due elette - Ogni rapporto sessuale senza consenso è violenza. Invece il testo introduce un pericoloso cambio di paradigma, spostando il baricentro dal consenso al cosiddetto “dissenso”, cioè sulla necessità che la vittima dimostri di aver espresso un rifiuto chiaro, manifesto e riconoscibile. Questo significa, nei fatti, ribaltare la prospettiva: non più verificare se vi sia stato un consenso libero e consapevole, ma se la persona offesa sia riuscita a opporsi in modo ritenuto sufficiente».

Per Ferlisi e Briccarello si tratta «di un arretramento culturale e giuridico grave» perché «il consenso non è un dettaglio procedurale né una formula astratta: è un processo relazionale basato su volontà reciproca, libertà e assenza di costrizione. È libero, esplicito e sempre revocabile. Sostituirlo con una logica fondata sul dissenso significa tornare a interrogare il comportamento della vittima, anziché quello di chi agisce la violenza».

Analoga preoccupazione viene espressa sulla riduzione di pene per alcuni tipi di violenze sessuali "semplici", «trasmettendo un messaggio sbagliato e pericoloso: come se esistessero stupri di serie A e stupri di serie B - continuano le due consigliere - Il nostro ordinamento già riconosce che la violenza sessuale è qualsiasi atto compiuto contro la volontà della persona. Il problema vero, oggi, non è l’assenza di norme, ma la loro applicazione concreta».

Ricordando che in Italia ci sono migliaia di violenze sommerse, denunce che non arrivano a processe, vittime che si sentono sole, che alla fine decidono di non denunciare il loro aggressore, tutti i consiglieri di minoranza chiedono che una legge contro la violenza sessuale, se modificata, «venga migliorata e non peggiorata». Per questo la richiesta al Parlamento è che venga riconosciuto un principio netto: senza consenso si compie un reato.

Accanto alla dimensione penale, i consiglieri comunali ritengono indispensabile un investimento strutturale sulla formazione obbligatoria e continuativa per forze dell’ordine, magistratura e operatori sanitari; un potenziamento stabile dei centri antiviolenza e delle case rifugio; la creazione di percorsi di protezione efficaci per chi denuncia e l'istituzione dell'educazione affettiva, sessuale e al rispetto all'interno dei percorsi scolastici.

«Il contrasto alla violenza di genere non può essere terreno di equilibri politici o compromessi di maggioranza. È una responsabilità collettiva» concludono Ferlisi e Briccarello evidenziando che su questo tema «sia fondamentale coinvolgere tutte le donne» e, a tal fine, chiederanno il sostegno anche delle consigliere e delle amministratrici attive sul territorio astigiano.

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